ITINERARI DELLO SPIRITO/7 – Pellegrinaggio in bici, ai quattro Santuari del nostro territorio

Misericordia
L’itinerario dello spirito che proponiamo oggi è un suggestivo percorso in bicicletta tra le bellezze artistiche e naturali di casa nostra.
È il pellegrinaggio dei quattro santuari: Madonna della Pallavicina (Izano), Santa Maria in Bressanoro (Castelleone), Madonna della Misericordia (Castelleone), Madonna del Marzale (Madignano). Avremo la possibilità di arricchire lo spirito nella preghiera alla Mamma di tutti noi, ma anche di gustare bellezze artistiche sorprendenti e non a tutti note, infine di immergerci in una splendida natura, soprattutto nel tratto Pallavicina-Bressanoro e in quello Misericordia-Marzale. Sarà anche un percorso salutare, grazie ai circa 25 chilometri che faremo in bicicletta. 

Madonna della Pallavicina

Imbocchiamo dunque, da piazza Rimembranze a Crema, la ciclabile che ci porta in sicurezza fino a Izano. La prima tappa è il bellissimo santuario della Madonna della Pallavicina.
È stato recentemente restaurato e si presenta in tutta la sua grazia rinascimentale. Perché si chiama così? Perché prende il nome dalla roggia Pallavicina che gli scorre davanti. In realtà sono due le rogge che lo lambiscono, la seconda è la Babbiona ed è questa che è più prossima all’edificio sacro.
Qui la Madonna è apparsa a una ragazza tra il 13 e il 14 maggio di un anno compreso fra il 1250 e il 1360. Al proposito non abbiamo pronunciamenti dell’autorità ecclesiastica: fa testo soltanto un’antica tradizione orale ininterrotta. Di questa tradizione e della devozione mariana che si è sviluppata in questo luogo benedetto sul corso delle due storiche rogge, abbiamo numerose testimonianze, prima fra tutte l’esistenza di un’antica cappella e del successivo santuario; ma dell’apparizione vera e propria praticamente nulla.
Il primo documento, pervenuto sino a noi, che attesta l’antichità della tradizione mariana alla Pallavicina, è un ex-voto del 1444, una Madonna con Bambino, conservata ancora oggi in santuario (sulla spalla sinistra dell’arco trionfale) e anteriore di oltre un secolo al santuario stesso.
L’edificio sacro rinascimentale venne costruito fra il 1542 e il 1570; Aurelio Buso (grande pittore cremasco attivo dal 1528 al 1582) e la sua bottega hanno dipinto uno splendido ciclo d’affreschi nel presbiterio in stile rinascimentale dove la perfezione delle linee richiama la bellezza di Dio. Nell’abside: La Madonna dell’Eucarestia affiancata dai santi Pietro, Paolo, Biagio, Rocco, Gervasio e Protasio; nelle pareti laterali del presbiterio: L’Adorazione dei Magi (a sinistra) e La Disputa di Gesù fra i dottori; nei lunettoni soprastanti, rispettivamente La Presentazione e La Visitazione. Nel bellissimo catino, alla base dei sette spicchi con grottesche, congiunti al sommo dalla colomba dello Spirito Santo: Il Padre eterno, al centro, affiancato dai dottori Gregorio, Gerolamo, Agostino, Ambrogio e dai patroni Pantaleone e Vittoriano.
Nel sec. XVII furono costruite le tre cappelle a nord, in vivace stile barocco: l’altare della Madonna dove venne collocata l’immagine della Vergine della Pallavicina con Bambino Gesù di anonimo del tardo Cinquecento, restaurata di recente da Rosario Folcini, con stucchi e tele di Pombioli (1579-post 1636); quella di San Carlo con stucchi di Giovanni Battista Artari (1664-1730), affreschi di Giovanni Brunelli (1644-1722) e tela del Pombioli; quella di Sant’Antonio con affreschi di anonimo. Del secolo XX sono invece le due cappelle di Sant’Agnese e San Giuseppe nel lato sud.
Il santuario conserva un ricordo importante per noi cremaschi: a Izano è nato Marco Cè, divenuto poi sacerdote, rettore del seminario, vescovo e patriarca di Venezia. Qui davanti alla Madonna della Pallavicina ha maturato la sua vocazione. Per questo il vescovo mons. Cantoni ha fatto del santuario izanese il centro di preghiera per le vocazioni sacerdotali e religiose.
Lasciato il santuario della Pallavicina, iniziamo l’itinerario campestre che da Izano porta al santuario della Madonna in Bressanoro.

S. Maria in Bressanoro

Il bel santuario è immerso nel verde e gode di un’invidiabile silenzio. È preceduto da un piazzale erboso che si sposa perfettamente con il cotto dell’edificio. Il merito della costruzione va a Bianca Maria Visconti, figlia di Filippo Maria (1412-1447), moglie di Francesco Sforza, e a un frate francescano, il beato Amadeo. Si narra che per ottenere la guarigione di una figlia, la duchessa avesse fatto voto di recarsi in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Guadalupe in Spagna. Ma il suo padre spirituale la sconsigliò. Santa Maria in BressanoroEra appunto il beato Amadeo, francescano dell’Osservanza, arrivato da poco a Milano con fama di santità. Il frate riuscì a convincere la duchessa a sostituire il voto del pellegrinaggio con la costruzione di una nuova chiesa nella corte di Bressanoro (il che avvenne dal 1460-65 al 1470 circa) affiancata da un monastero, dove gli “amadeiti” vissero nella povertà e nella preghiera.
Il santuario è la prima costruzione sacra rinascimentale del Cremonese, a croce greca con tiburio ottagonale: la perfetta razionalità dell’impianto fa ritenere che l’autore sia il Filarete (Antonio Averlino 1400-1469) in quegli anni architetto di Francesco Sforza, il primo che portò in Lombardia il nuovo gusto del Rinascimento, facendo della chiesa di Bressanoro una novità assoluta e d’avanguardia.
La duchessa Bianca Maria arricchì la nuova chiesa di splendidi cotti e di meravigliosi affreschi, ingaggiando le scuole più rinomate del tempo. I primi sono attribuiti a Rinaldo de Stauris e sottolineano gli elementi architettonici, sia interni che esterni. Gli affreschi (da mozzafiato) sono opera di anonimi della fine del XV secolo. Raccontano Episodi della vita di Gesù, disposti in otto riquadri (ciascuno con una scritta sottostante) su ognuna delle quattro facciate del tiburio (da notare la grande Crocifissione sopra il presbiterio dove sono individuabili i ritratti di Bianca Maria e delle figlie). Nella cappella destra dedicata alla Madonna, affreschi della Vita di Maria, attribuiti al Malosso (1555-1619), un Ecce Homo e una statua in terracotta della Madonna della rondine, opera di valore inestimabile, databile appunto alla seconda metà del Quattrocento, di autore lombardo anonimo. Nella cappella sinistra Scene della vita degli apostoli di anonimo.

La Misericordia

Lasciamo Bressanoro e imbocchiamo la strada asfaltata che tra i campi arriva alla frazione Guzzafame e Cortellona, superiamo la ferrovia e – mantenendoci sempre su strade di campagna – arriviamo alla Misericordia. La sua origine risale alle quattro apparizioni della Madonna a una contadina del luogo nel 1511. Due anni dopo venne innalzato l’edificio sacro di ispirazione bramantesca su progetto del cremasco Agostino Fondulo.
Adagiato in un vasto piazzale verde, circondato da pioppi, l’esterno del santuario presenta una bellissima ornamentazione in cotto di carattere bramantesco (a disegni geometrici). Nel 1910, con una scriteriata decisione, il santuario venne allungato rifacendo la facciata. All’interno la decorazione pittorica si concentra nella splendida cupola, nel capocroce e sugli altari. Nel tiburio, chiuso da una cupoletta a spicchi, tredici nicchie con Cristo e gli Apostoli.

Il Marzale

Lasciata la Misericordia, ecco l’ultima tappa del nostro pellegrinaggio: il santuario del Marzale. Per raggiungerlo bisogna attraversare la statale Castelleonese (prestare molta, molta attenzione!!) e imboccare la provinciale 52 verso Ripalta Arpina. Attraversato il paese si continua il percorso medievale lungo il terrazzo naturale del Serio, con scorci molto suggestivi. Come fortemente suggestivo è il sito del santuario, in uno spazio verde. Scavi archeologici hanno confermato la presenza di una necropoli tardoromana del III-IV secolo d.C. e di una longobarda altomedioevale. Il santuario venne fondato da Vinizone nell’XI secolo e qui si firmò la pace tra milanesi, lodigiani e cremaschi nel 1202.
L’edificio sacro si presenta con un tetto a spiovente e un portico che lo circonda per due lati, nonché un alto campanile, torre di guardia ai tempi della signoria Benzoni (sec. XV). All’interno, a capanna, vari affreschi del XIV-XVI secolo (Madonne del Latte). La presenza di maggior pregio era quella del Compianto ligneo della seconda metà del Quattrocento, oggi in cattedrale. È stato sostituito da una modesta copia.
Sotto il portico, un restauro ha recuperato sulle pareti della chiesa parte di una Via Crucis di Tommaso Pombioli del 1757.
Dal piazzale si può scendere lungo una “scala santa”, affiancata da una santella, fino al livello del fiume, dove in un’ampia radura si trova la cappella che ricorda il luogo dove la Madonna sarebbe apparsa a una fanciulla nel 1350. Un ambiente veramente da favola.