Domenica mattina. Intorno alle 12.30, un cremasco ultranovantenne che risiede in un paese del territorio chiede aiuto per sapere se esista un pullman che lo possa portare a casa dopo un viaggio in un’altra regione. È appena sceso dal treno e ha raggiunto l’hub dei bus – deserto – poco distante (nella foto, durante la vicenda). La vista non è più quella d’un tempo e ben volentieri lo aiutiamo. Anche perché gli orari e le linee di Autoguidovie appesi sotto le pensiline sono scritti talmente in piccolo che sembrano creati per invogliare a lasciar perdere. A ogni modo, troviamo il bus: partirà poco dopo le 13. Il signore è felice, noi pure. Presto tornerà a casa per riposare dopo il lungo viaggio. L’arrivo del pullman è confermato da un altro cittadino che prenderà lo stesso mezzo. “È l’unico della domenica, ma almeno c’è”, esclama.
La società corre? Sì, ma non lasci indietro nessuno
Va detto che, prima di leggere tutti i fogli A4 (!) degli orari del trasporto pubblico che transitano dall’hub della stazione, abbiamo inviato un sms al numero apposito: 24 ore su 24, ogni giorno, scrivendo il numero della pensilina si dovrebbero ricevere gli orari sullo smartphone. Inutile dire che il servizio non ha funzionato. E che il numero riportato, sempre in miniatura, non sarebbe stato visibile dall’anziano signore. In una società che corre veloce, che promuove corsi di alfabetizzazione digitale – spesso per lavarsi la coscienza – qualcuno inevitabilmente resta indietro. Qualcuno che, con coraggio, viaggia ancora sui mezzi pubblici, nonostante l’età e quello che si sente. “Non ho nessuno qui, per forza devo spostarmi sulla corriera”, racconta. Allora, forse, è meglio andargli incontro. Come? Ingrandendo il carattere delle locandine informative e, magari, facendo funzionare i servizi, digitali o meno.












































