Domenica 26 ottobre. Don Angelo Frassi commenta il Vangelo: “Apriamo il nostro cuore con grande fiducia e con grande disponibilità”

Dal Vangelo secondo Luca 18, 9-14

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
“Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: ‘O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo’.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: ‘O Dio, abbi pietà di me peccatore’.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato”.

Il commento al Vangelo: apriamo il cuore e affidiamoci al suo amore

Il cammino che Gesù condivide oggi con noi è un cammino che educa il nostro cuore di discepoli a vivere una relazione bella e carica d’amore con Lui e tra di noi.
Infatti, educando il nostro cuore all’esperienza della preghiera, ci invita anche oggi a essere attenti a coltivare una buona relazione con Lui, una relazione che nasce dalla profonda comunione d’amore e di vita che ci unisce a Lui e che ci unisce tra di noi. È questo che sembra dirci oggi Gesù con la sua Parola, è questo il cuore vero della preghiera, perché la preghiera è fonte di comunione e di vero amore fraterno.
Davanti a Dio, nel nostro rapporto personale con Lui, è necessario il coraggio di aprirci a Lui con la verità e la profondità della nostra vita: con i suoi bisogni, le sue delusioni, i suoi slanci e le sue inevitabili cadute. Non ci sono credenziali, non dobbiamo ostentare parole inutili: ci è chiesto di aprire il cuore e di affidarci al Suo infinito amore.

Il pubblicano e il fariseo

Due atteggiamenti concreti di vita; due modi di pregare.
Il fariseo innalza la sua preghiera esaltando il suo rispetto delle regole e dei precetti, con la presunzione di essere giusto, di non essere come tutti gli altri uomini peccatori. Una preghiera, la sua, che lo porta a condannare, non ad accogliere e aiutare: “Non sono come gli altri uomini, e neppure come questo pubblicano”.
Il pubblicano invece riconosce il suo bisogno d’amore, riconosce e sente il desiderio del perdono e di quell’aiuto che lo rimette in gioco, lo aiuta a riprendere con impegno il suo cammino di vita. Dichiara la sua fragilità, non ha paura a mostrarsi a Dio con la realtà concreta del suo cammino di vita: ho bisogno di Te, del Tuo perdono, dammi una mano per ricominciare il mio cammino.
Quanto è vera, cioè carica di vita e bisognosa d’amore, questa preghiera che non chiude, ma apre il cuore e la vita ad accogliere il grande e sempre nuovo dono: l’amore misericordioso dei Dio che ci è Padre.
Apriamo allora il nostro cuore con grande fiducia e con grande disponibilità: lasciamoci raggiungere, trasformare dal grande dono, dalla grande e sempre nuova esperienza dell’azione misericordiosa di Dio.

La “pietà” misericordiosa di Dio

Nell’umiltà accogliente del cuore infatti anche noi possiamo vivere e gustare l’azione misericordiosa di Dio: sentire in noi la forza di quell’amore vero e profondo (l’amore misericordioso) che solo aiuta a riprendere con forza, con gioia e con serenità i nostri cammini. Vi confesso che è davvero grande questa azione misericordiosa di Dio quando raggiunge il cuore pentito e accogliente!
Sì, perché attraverso la sua azione misericordiosa (accolta e vissuta attraverso anche la celebrazione del sacramento della confessione) il Signore ridona serenità, pace e soprattutto rimette in gioco tutto noi stessi e ci aiuta a riprendere con forza e con disponibilità i nostri cammini concreti di vita.
La “pietà” misericordiosa di Dio (“Abbi pietà di me peccatore”, dice il pubblicano della parabola) diventa quindi un dono carico di quella positività che fa nuovamente uscire dalla profondità del cuore il desiderio e l’impegno di vivere in pienezza tutto ciò che è buono, giusto e vero. Animati e sostenuti da questa forza dentro al cuore ricco dell’azione misericordiosa di Dio, allora anche la nostra preghiera diventa esperienza di comunione fraterna e non di esclusione dei fratelli (non sono come gli altri uomini…). Gesù stesso si è fatto per noi dono di misericordia offrendosi al Padre per la nostra salvezza e affidando a noi questo compito-impegno di essere misericordiosi e accoglienti, in uno stile di vera e profonda comunione fraterna.

Accoglienza e perdono

Accogliere allora con questa semplicità e umiltà di cuore, ci coinvolge e ci impegna a condividere questo straordinario dono d’amore dentro alle azioni concrete, ai gesti, alle parole e agli sguardi dei nostri cammini quotidiani, certi che ogni gesto buono di accoglienza e di perdono condiviso fa crescere e irrobustisce il grande dono della fraternità. “Questi tornò a casa sua giustificato” ci dice Gesù.
Facciamo tesoro di questa parola e davvero accogliamo con grande umiltà e semplicità di cuore il dono della sua azione d’amore misericordioso: con il cuore finalmente libero e perdonato potremo così vivere e rafforzare i vincoli di unità e di comunione fraterna, dandoci una mano e imparando a camminare insieme.

don Angelo Frassi