Il Comune, partner dal 2013 della Rete RE.A.DY (Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni, che opera per il superamento delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere), aderisce all’iniziativa nazionale approvata per l’incontro annuale tenutosi a Pesaro il 24 e 25 dell’ottobre scorso e comunica che: Nella Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, noi enti della Rete RE.A.DY, ricordiamo l’art. 2 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia prevede che: Gli Stati adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione…”. Per effettuare questo impegno, chiediamo al legislatore di intervenire per consentire a bambini e bambine nati da un progetto familiare di coppie omosessuali, di vedere riconosciute le loro famiglie al pari delle altre.
Intollerabile incertezza
“Vogliamo continuare a tenere alta l’attenzione sulla disparità di trattamento che subiscono bambini e bambine di famiglie omogenitoriali, che nel nostro Paese non hanno gli stessi diritti di quelli nati e cresciuti da coppie eterosessuali”, spiegano dal palazzo comunale. La vita familiare delle persone LGBT+ nel nostro Paese risulta non ancora tutelata, generando disparità e discriminando bambini e bambine, che non vedono riconosciuto il loro diritto ad avere due genitori. “Come ribadito il 12 maggio 2023, nella manifestazione ‘Le Città per i Diritti’ a Torino, non è procrastinabile un intervento legislativo, richiesto anche dalla Corte costituzionale, per consentire ai Comuni di assicurare a figli e figlie di coppie omogenitoriali piena tutela con il riconoscimento anagrafico della doppia genitorialità. Sui sindaci e sulle sindache si concentrano le richieste di intervento, per agire come ufficiali di Stato civile nelle iscrizioni anagrafiche e le intimazioni delle autorità di governo a non farlo. Una situazione di intollerabile incertezza, che genera ingiusta e tensione sociale e umana”.
Ridurre i tempi d’attesa
L’assessora alle Pari opportunità del Comune, Emanuela Nichetti ricorda che “l’Italia è uno dei pochi Paesi Europei a non avere una legge che tuteli adeguatamente i figli e le figlie di coppie omogenitoriali. Le famiglie omogenitoriali però esistono: è un dato di realtà”. Aggiungendo che “nel nostro ordinamento viene riconosciuta la responsabilità del genitore biologico e non del genitore elettivo. Per poter garantire i diritti a figli e figlie di coppie omogenitoriali l’unica soluzione è l’adozione in casi particolari. Questa possibilità richiede una procedura giudiziaria, con costi significativi e tempi di attesa molto lunghi: portare a termine l’adozione, infatti, può richiedere mesi o anni. In questo periodo il bambino ha giuridicamente un solo genitore e quello intenzionale non può prendere decisioni per il minore in molti ambiti della vita quotidiana”.
Atto di civiltà
“La soluzione migliore – conclude Nichetti – sarebbe un riconoscimento immediato alla nascita. Solo così si potrebbe porre rimedio alla mancanza di tutele e diritti per i figli delle famiglie omogenitoriali e mettere fine ad una situazione discriminatoria. Anche la Corte costituzionale ha richiamato il Parlamento a colmare questo vuoto legislativo. Non bisogna dimenticare che i bambini sono persone, titolari di diritti inviolabili, tra cui il diritto alla relazione con entrambi i genitori. È necessario ed è atto di civiltà, che il legislatore metta al centro il loro preminente interesse.”












































