EX TRIBUNALE – I “Cinque Stelle” chiedono maggiori garanzie

Manuel Draghetti e l’attivista Cinque Stelle Mario Verardi (architetto) – sabato scorso in municipio – sono intervenuti sull’ex tribunale. “Stiamo approfondendo da tempo la vicenda che coinvolge una delle tante ferite aperte di Crema, tra quelle create e mai sanate dall’amministrazione. Abbiamo effettuato diversi accessi agli atti e il 22 gennaio scorso depositammo un’interrogazione per fare luce su alcuni aspetti di un processo non affatto semplice e su cui occorre avere massima attenzione, per non fare la fine di altre situazioni”. 

Lo scetticismo dei pentastellati riguarda innazitutto il canone annuo di concessione (70.000 euro): “È stato determinato con un criterio arbitrario dell’amministrazione ed è troppo basso: quasi un regalo!”, ha affermato Draghetti.

Per i Cinque Stelle poi “l’adeguamento alla vigente normativa antisismica e l’adeguamento energetico sono fondamentali per una struttura come quella dell’ex tribunale”, ma non sarebbero “argomenti rientranti nello studio di fattibilità tecnica, bensì verrebbero prodotti solo prima del rilascio del titolo abilitativo. Uno studio di fattibilità tecnica non consiste in un semplice elenco di opere da eseguire, ma richiede la valutazione sulla fattibilità di quanto progettato e prospettato”. 

Per i seguaci di Grillo non vi sono neppure le dovute garanzie fidejussorie: “La garanzia, non obbligatoria, ma concessa dal vincitore nell’ordine del 5%, posta a fronte del pagamento del canone  concessorio, è già di per sé ridicola, ove si consideri il danno che potrebbe derivare al Comune dal suo mancato pagamento”. 

Draghetti e Verardi – chiedendo più serietà a chi è al governo – hanno insistito pure sull’assenza di garanzie “sul livello qualitativo delle opere” e “sul rispetto della tempistica di realizzazione, né per l’eventuale interruzione od abbandono dei lavori”. Ritengono grave, inoltre, che non vi sia “alcuna prescrizione, né alcuna ipotesi di restituzione o indennizzo nel caso in cui il concessionario non rinnovasse la concessione allo scadere dei quarant’anni previsti”. 

Come aveva fatto in Consiglio – dove era stato richiamato con forza dall’assessore Cinzia Fontana – Draghetti ha solevato dubbi sui contatti e i sopralluoghi effettuati da parte degli interessati al bando, a suo dire con tempi troppo stretti. “Evidentemente le prassi che valgono per i comuni mortali per l’accesso agli atti e agli immobili non valgono per i concorrenti ai bandi comunali. La mancata trasparenza dell’amministrazione, che non significa necessariamente aver agito al di fuori della legalità, fa sì che non si può avere neppure conto di quanti si siano interessati al bando”, ha detto. Questa la considerazione finale: “Non sarebbe stato meglio un concorso di idee, coinvolgendo tutti i professionisti, molto qualificati, della città di Crema per recuperare l’immobile?”. 

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