Alzheimer. Firmato il protocollo per la cura dei fragili ed educare la comunità

Oltre a potenziare l’aspetto sanitario, la volontà è educare la comunità a essere più sensibile e tutelante verso i fragili. Parte da questi intenti il protocollo Alzheimer sottoscritto da Comune, Fondazione Benefattori Cremaschi, Asst Crema, Ats Val Padana e Aima Crema.  La presentazione dell’accordo è avvenuta poco in Sala Ricevimenti del Comune. Al tavolo dei relatori il sindaco Fabio Bergamaschi con l’assessora al Welfare Anastasie Musumary, il vescovo Daniele Gianotti, il direttore generale dell’Ats Val Padana Ida Ramponi, la presidente Fbc Bianca Baruelli, il direttore generale dell’Ospedale Maggiore Alessandro Cominelli e Arturo Bettinelli, presidente dell’associazione Aima.

Cooperazione istituzionale

“Siamo qui per un’altra pagina di cooperazione istituzionale che la città mette in campo per le fragilità, un’evoluzione del progetto Crema città amica dell’Alzheimer. Il tema delle demenze e dell’invecchiamento della popolazione è un problema sanitario e sociale”, ha premesso il primo cittadino. Rammentando che il protocollo va a rinvigorire “una collaborazione finalizzata a fornire servizi e creare sempre più consapevolezza culturale, per fare passi sempre più convinti e decisivi nella logica dell’inclusione”.

21 sensori finanziati da Fondazione Comunitaria

Baruelli, ricordati gli esordi del 2019 con le attività di Crema città amica dell’Alzhemer, è entrata nel vivo della questione. “Ci siamo mossi con Fondazione Comunitaria (rappresentata in sala da Ettore Ferrari, membro del CdA, ndr) che sostiene con 20.000 euro un progetto nel nostro reparto di cure intermedie per i malati di questa patologia in via Kennedy”. Di fatto, a dare una mano nella cura e nell’organizzazione del reparto arriveranno nuove tecnologie e l’intelligenzaa artificiale. La presidente Fbc ha chiarito che “i 21 posti letto saranno dotati di altrettanti sensori per la cura dei fragili. Le apparecchiature monitoreranno i pazienti nel letto per poter poi cucire ad hoc una terapia per ciascuno”.

La comunità cristiana è attenta

Da parte sua monsignor Gianotti, specificando come la diocesi non abbia strutture assistenzaili o mediche di proprietà, ha insistito sul fatto che “ci sono persone che entrano in contatto con anziani e malati, a partire dai preti. Oltre a loro sono attivi tanti volontari della comunità parrocchiale. L’attenzione da parte della comunità cristiana c’è e vorremmo farla crescere per il benessere delle persone anziane. L’impegno che la diocesi fa proprio è di tipo formativo e di sensibilizzazione”. Ampio servizio con tutte le dichiarazioni dei protagonisti e altri dettagli sabato sul giornale in edicola.