SINODO/10: La chiesa deve ascoltare e accompagnare i giovani. Ieri la messa per chiudere il Sinodo

papa Francesco
“Vorrei dire ai giovani, a nome di tutti noi adulti: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie”. Così papa Francesco ha iniziato l’omelia della Messa di chiusura del Sinodo sui giovani, con un sincero “mea culpa”, a nome della Chiesa, per tutte quelle volte che non è stata capace di ascoltare i giovani. Al termine dell’omelia, nella basilica di San Pietro, arriva il secondo “mea culpa” del Pontefice: “Quante volte abbiamo portato noi stessi, le nostre ‘ricette’, le nostre ‘etichette’ nella Chiesa! Quante volte, anziché fare nostre le parole del Signore, abbiamo spacciato per parola sua le nostre idee! Quante volte la gente sente più il peso delle nostre istituzioni che la presenza amica di Gesù!”.

LA CHIESA DEVE ESSERE MADRE E ACCOMPAGNARE I GIOVANI

“Le nostre debolezze non vi scoraggino, le fragilità e i peccati non siano ostacolo alla vostra fiducia”, il terzo “mea culpa”, in forma implicita, contenuto nella lettera indirizzata dai padri sinodali ai giovani, letta prima della benedizione finale: “La Chiesa vi è madre, non vi abbandona, è pronta ad accompagnarvi su strade nuove, spazzando via le nebbie dell’indifferenza, della superficialità, dello scoraggiamento”.
Il Pontefice ha rivolto alle nuove generazioni un appello poichè la Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno del entusiasmo dei giovani. “Ascoltare, farsi prossimi, testimoniare”, i tre imperativi consegnati dal Papa ai padri sinodali, ai giovani e alle migliaia di persone presenti nella basilica di San Pietro. Perché “la fede passa per la vita. È una questione di incontro, non di teoria”.

LA VITA E L’ASCOLTO SONO IMPORTANTI PER DIO E LA CHIESA

“Come Chiesa di Gesù desideriamo metterci in vostro ascolto con amore, certi di due cose”, assicura il Papa: “Che la vostra vita è preziosa per Dio, perché Dio è giovane e ama i giovani; e che la vostra vita è preziosa anche per noi, anzi necessaria per andare avanti”. “Quant’è importante per noi ascoltare la vita!”, esclama Francesco. L’apostolato dell’orecchio è il primo passo da compiere per accompagnare alla fede: i discepoli, invece, preferivano i loro tempi a quelli del Maestro, le loro parole all’ascolto degli altri: seguivano Gesù, ma avevano in mente i loro progetti. “È un rischio – ha affermato il Papa – da cui guardarsi sempre”.

DOBBIAMO ESSERE NELLA PROSSIMITÀ

“Farsi prossimi, perché la fede passa per la vita”. Il Papa descrive così il secondo passo. Come fa Gesù, che “si immedesima in Bartimeo, non prescinde dalle sue attese; che io faccia: fare, non solo parlare; per te: non secondo idee prefissate per chiunque, ma per te, nella tua situazione. Ecco come fa Dio, coinvolgendosi in prima persona con un amore di predilezione per ciascuno”. Il monito: “Quando la fede si concentra puramente sulle formulazioni dottrinali, rischia di parlare solo alla testa, senza toccare il cuore. E quando si concentra solo sul fare, rischia di diventare moralismo e di ridursi al sociale. La fede invece è vita: è vivere l’amore di Dio che ci ha cambiato l’esistenza. Non possiamo essere dottrinalisti o attivisti; siamo chiamati a portare avanti l’opera di Dio al modo di Dio, nella prossimità: stretti a Lui, in comunione tra noi, vicini ai fratelli”.

TESTIMONIARE COME DISCEPOLI

Nella parte finale dell’omelia della Messa di chiusura del Sinodo, il Papa si sofferma sul “terzo passo” necessario per accompagnare alla fede: testimoniare. “Non è cristiano aspettare che i fratelli in ricerca bussino alle nostre porte; dovremo andare da loro, non portando noi stessi, ma Gesù. Egli ci manda, come quei discepoli, a incoraggiare e rialzare nel suo nome”. La fede è questione di incontro, non di teoria. Nell’incontro Gesù passa, nell’incontro palpita il cuore della Chiesa. Allora “non le nostre prediche, ma la testimonianza della nostra vita sarà efficace”.

LA BENEDIZIONE

“E a tutti voi che avete partecipato a questo ‘camminare insieme’, dico grazie per la vostra testimonianza. Il Signore benedica i nostri passi, perché possiamo ascoltare i giovani, farci prossimi e testimoniare loro la gioia della nostra vita: Gesù”.