I PELLEGRINI CREMASCHI DAL PAPA

È la giornata clou del pellegrinaggio diocesano, il giorno dell'incontro con papa Francesco, nell'udienza giubilare del sabato. Si parte per scendere in piazza San Pietro alle sette di mattina. I pellegrini del Bonus Pastor a piedi, gli altri, alloggiati più lontano, con i pullman. In tutti una gioiosa tensione e gran voglia di vedere il Francesco da vicino.
In piazza San Pietro già ci sono le file agli ingressi. Ma non costa gran fatica entrare con i biglietti verdi procurati in Vaticano. I cremaschi trovano posto in uno dei primi settori: a fianco quelli della diocesi di Lodi: i primi con cappellini gialli, gli altri arancione. Bande e cori rallegrano l'attesa, strappando applausi ai presenti.
Il Papa esce dalla porta delle campane dieci minuti prima delle ore 10 e – come sua consuetudine – passa con la papamobile in tutti i settori. È qui, è là….. lo capiamo dalle urla gioia che scoppiano in ogni angolo della piazza.
Poi sale sul sagrato, si siede al centro e apre l'incontro con il segno della croce. Viene letto – in diverse lingue – un brano della prima lettera di Pietro. Poi inizia il breve commento.
“Cari fratelli e sorelle – esordisce Francesco – buongiorno!” E scoppia l'applauso di tutta la piazza: sono presenti decine di migliaia di fedeli e numerosissime associazioni provenienti da tutto il mondo. Il cerimoniere ne ha fatto l'elenco prima dell'arrivo del Santo Padre che continua: “Il brano che abbiamo ascoltato ci parla della misericordia di Dio che si attua nella Redenzione, cioè nella salvezza che ci è stata donata con il sangue del suo Figlio Gesù (cfr 1 Pt 1,18-21). La parola “redenzione” è poco usata, eppure è fondamentale perché indica la più radicale liberazione che Dio poteva compiere per noi, per tutta l'umanità e per l'intera creazione. Sembra che l'uomo di oggi non ami più pensare di essere liberato e salvato da un intervento di Dio; l'uomo di oggi si illude infatti della propria libertà come forza per ottenere tutto. Si vanta anche di questo. Ma in realtà non è così. Quante illusioni vengono vendute sotto il pretesto della libertà e quante nuove schiavitù si creano ai nostri giorni in nome di una falsa libertà! Tanti, tanti schiavi: “Io faccio questo perché voglio farlo, io prendo la droga perché mi piace, sono libero, io faccio quell'altro”. Sono schiavi! Diventano schiavi in nome della libertà. Tutti noi abbiamo visto persone del genere che alla fine finiscono per terra. Abbiamo bisogno che Dio ci liberi da ogni forma di indifferenza, di egoismo e di autosufficienza.”
Sono affermazioni forti che lasciano il segno. E di fronte alle illusioni degli uomini, “le parole dell'apostolo Pietro – aggiunge papa Francesco – esprimono molto bene il senso del nuovo stato di vita a cui siamo chiamati. Facendosi uno di noi, il Signore Gesù non solo assume la nostra condizione umana, ma ci innalza alla possibilità di essere figli di Dio. Con la sua morte e risurrezione Gesù Cristo, Agnello senza macchia, ha vinto la morte e il peccato per liberarci dal loro dominio. Lui è l'Agnello che è stato sacrificato per noi, perché noi potessimo ricevere una nuova vita fatta di perdono, di amore e di gioia.”
E sottolinea: “Belle queste tre parole: perdono, amore e gioia. Tutto ciò che Lui ha assunto è stato anche redento, liberato e salvato. Certo, è vero che la vita ci mette alla prova e a volte soffriamo per questo. Tuttavia, in questi momenti siamo invitati a puntare lo sguardo su Gesù crocifisso che soffre per noi e con noi, come prova certa che Dio non ci abbandona. Non dimentichiamo mai, comunque, che nelle angustie e nelle persecuzioni, come nei dolori quotidiani siamo sempre liberati dalla mano misericordiosa di Dio che ci solleva a sé e ci conduce a una vita nuova.”
Le parole del Papa sono molto consolanti: “L'amore di Dio – sottolinea con forza e dolcezza – è sconfinato: possiamo scoprire segni sempre nuovi che indicano la sua attenzione nei nostri confronti e soprattutto la sua volontà di raggiungerci e di precederci. Tutta la nostra vita, pur segnata dalla fragilità del peccato, è posta sotto lo sguardo di Dio che ci ama. Quante pagine della Sacra Scrittura ci parlano della presenza, della vicinanza e della tenerezza di Dio per ogni uomo, specialmente per i piccoli, i poveri e i tribolati! Dio ha una grande tenerezza, un grande amore per i piccoli, per i più deboli, per gli scartati della società. Più noi siamo nel bisogno, più il suo sguardo su di noi si riempie di misericordia. Egli prova una compassione pietosa nei nostri riguardi perché conosce le nostre debolezze. Conosce i nostri peccati e ci perdona; perdona sempre! È tanto buono, è tanto buono il nostro Padre.
Perciò, cari fratelli e sorelle – conclude il Papa – apriamoci a Lui, accogliamo la sua grazia! Perché, come dice il Salmo, «con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione»”. E fa ripetere due volte a tutta l'assemblea quest'ultima frase.
Gli addetti ripetono un riassunto della breve catechesi in diverse lingue.
E il papà saluta i vari gruppi con una brevissima esortazione a ciascuno. Ringrazia i fedeli della Repubblica Ceca, in pellegrinaggio nazionale, per il dono della statua in pietra di sant'Agnese di Boemia. Saluta gli italiani, in particolare il Servizio Nazionale della Protezione Civile che doveva essere presente all'udienza e che invece ha annullato la partecipazione per poter continuare a dedicarsi alle popolazioni del terremoto. Franceso li ringrazia caldamente.
Saluta infine le diocesi di Crema, Lodi e altre ancora. Auspica che il passaggio della porta santa susciti in ciascuno il desiderio di essere sempre più ricchi di misericordia. Saluta ancora, in modo speciale i ragazzi dell'AC. con grandi applausi, e l'Associazione Incontro Matrimoniale: “Vi ringrazio per tutto il bene che voi fate per aiutare le famiglie! Avanti!”
Si conclude con la recita del Pater Noster in latino, la lingua della Chiesa universale, e con la benedizione apostolica.
Poi Francesco riceve il saluto di una cinquantina di vescovi, uno ad uno, compreso il nostro mons. Cantoni, e scende nella piazza ad abbracciare gli ammalati. Quando risale per stringere le mani ai numerosi ospiti, noi gli doniamo una “treccia d'oro” di due metri e il nuovo volume della cattedrale: “Il restauro della cattedrale – gli dice il vicario don Maurizio – è segno del rinnovamento della Chiesa di Crema.” Francesco apprezza e aggiunge: “Pregate per me”.
Si ritorna in albergo per il pranzo e alle 15 tutti a Castel Sant'Angelo per iniziare il percorso verso la Porta Santa della basilica di San Pietro. Un percorso in preghiera, reso difficoltoso da un forte temporale che ci blocca sotto il colonnato, costruito apposta – recita una epigrafe latina – per proteggere dal sole e dalla pioggia”.
Una corsa infine per attraversare la porta: la croce del Giubileo davanti a tutti, al suo fianco il vescovo Oscar. Si entra, ma c'è un po' di scompiglio e ressa per la fuga dal temporale. Il tutto si conclude con la preghiera davanti alla tomba di San Pietro.
Alle 18.30 la Messa che conclude la giornata nella basilica di Santo Spirito in Sassia, chiesa della Misericordia voluta da san Giovanni Paolo II. Il vescovo la presiede e invita a pregare per i 100 giovani cremaschi che hanno partecipato alla GMG di Cracovia, perché che diventino testimoni della Misericordia.
E poi parla di Dio Trinità come Misericordia. “Siamo stati abituati a pensare a un Dio giudice e giustiziere! Com'è lontana questa idea dal vero Dio. La prima conversione è credere che Dio non è come la nostra mente pensa. Dio è colui che Gesù ci ha rivelato: è Misericordia, parola che svela il mistero della SS. Trinità.”
“Dio è Amore – continua – cioè comunicazione di se stesso. Il Dio trinitario è amore, la misericordia è la prima proprietà di Dio, come dice san Tommaso. Significa che ha un cuore grande per i miseri che siamo noi. Egli si lascia commuovere per noi. La Misericordia e la capacità di trasformare ogni male in una occasione di bene, come ha detto san Giovanni Paolo II.”
E mons. Cantoni conclude : “Quando siamo in una situazione dove dovremmo vergognarci di noi stessi, Egli si fa vicino perché comprendiamo il miracolo del suo amore. Se siamo immagine di Dio anche noi dobbiamo diventare misericordiosi: dove c'è egoismo portiamo l'amore, fino a donare la vita, come ha fatto Gesù.”
La Messa, nella bellissima basilica, termina alle 19.30. Il tempo di ritornare in albergo, cenare e salire sui pullman per una visita di Roma by night… con il cuore colmo di emozioni per un giornata indimenticabile.