IL PAPA INCONTRA IL PATRIARCA ASSIRO

“Ringrazio Dio per i saldi legami fraterni che già sussistono tra di noi”, rafforzati da “questa visita, tanto gradita e preziosa”. Così Papa Francesco si è rivolto questa mattina al Catholicos Mar Gewargis III, Patriarca della Chiesa Assira dell'Oriente, incontrato in Vaticano. Ricordando i “molti significativi passi” già compiuti, il Pontefice ha citato la firma, nel 1994 a Roma, della Dichiarazione cristologica comune tra il predecessore dell'attuale patriarca, il Catholicos-Patriarca Mar Dinkha IV, incontrato da Francesco due anni fa, e San Giovanni Paolo II, che “permette di confessare la stessa fede nel mistero dell'Incarnazione”.
Un “traguardo storico” che “ha aperto la via al nostro pellegrinaggio verso la piena comunione, un cammino che desidero ardentemente proseguire”. In tale percorso, ha assicurato il Pontefice, “confermo l'impegno della Chiesa Cattolica perché il nostro dialogo, già tanto fecondo, possa avanzare. Nell'avvenire esso potrà contribuire a ricomporre la piena armonia, a beneficio delle nostre comunità, che spesso già vivono a stretto contatto”.
Di qui l'auspicio che la Commissione congiunta per il dialogo teologico tra le due Chiese possa contribuire “a spianare la strada verso quel giorno tanto atteso, nel quale potremo celebrare il Sacrificio del Signore allo stesso altare, quale segno reale della comunione ecclesiale pienamente ristabilita”. Nel frattempo “abbiamo l'opportunità di muovere passi spediti, crescendo nella conoscenza reciproca e testimoniando insieme il Vangelo. La nostra vicinanza sia lievito di unità. Siamo chiamati a operare insieme nella carità dovunque possibile, così che l'amore indichi la via della comunione” fondata nel Battesimo. Di qui l'invito a procedere insieme fiduciosamente, “alimentando – nella preghiera e specialmente presso l'altare del Signore – la carità che 'unisce in modo perfetto'”, ricompone “le fratture e sana le lacerazioni”. “Ci farà bene – la conclusione di Francesco – anche rinnovare la memoria comune della nostra attività evangelizzatrice” che “trova le proprie radici nella comunione della Chiesa primitiva”.
Di seguito papa Francesco ha espresso profonda costernazione “per quanto continua ad accadere in Medio Oriente, specialmente in Iraq e in Siria”, dove “si riversa su centinaia di migliaia di bambini innocenti, di donne e di uomini la violenza terribile di sanguinosi conflitti, che nessuna motivazione può giustificare o permettere”.
“Lì – ha dettoFrancesco – i nostri fratelli e sorelle cristiani, nonché diverse minoranze religiose ed etniche sono purtroppo abituati a soffrire quotidianamente grandi prove”. “In mezzo a tanto dolore, di cui imploro la fine – le parole del Pontefice -, ogni giorno vediamo cristiani che percorrono la via della croce seguendo con mitezza le orme di Gesù, unendosi a Lui, che con la sua croce ci ha riconciliati”. Per Francesco, “questi fratelli e sorelle sono modelli che ci esortano in ogni circostanza a rimanere col Signore, ad abbracciare la sua croce, a confidare nel suo amore” e a “non stancarci di vivere il suo messaggio di amore, di riconciliazione e di perdono”. Questo, la sottolineatura del Papa, “impariamo dai martiri e da quanti oggi ancora, anche a costo della vita, restano fedeli al Signore e con Lui vincono il male con il bene”.
Di qui la gratitudine “a questi nostri fratelli, che ci sospingono a seguire la via di Gesù per sconfiggere l'inimicizia. Come il sangue di Cristo, sparso per amore, ha riconciliato e unito, facendo germogliare la Chiesa, così il sangue dei martiri è il seme dell'unità dei Cristiani. Esso ci chiama a spenderci con carità fraterna per la comunione”.