Padre Cremonesi, il ricordo a 100 anni dall’ultima Messa in terra cremasca

Era un sabato il 3 ottobre 1925 e, di mattina, al santuario della Madonna delle Grazie, in Crema, padre Alfredo Cremonesi celebrò la sua ultima Messa in terra cremasca, prima della partenza per la missione in Birmania, l’odierno Myanmar. Due giorni dopo, il 5 ottobre, ricevette il crocifisso dall’arcivescovo di Milano, cardinale Eugenio Tosi, e il 16 si imbarcò a Napoli con altri sei compagni. Padre Alfredo arrivò in Birmania nel mese di novembre e vi rimase ininterrottamente per 28 anni, consumando la sua vita nella missione, fino al momento del martirio, il 7 febbraio 1953.

La celebrazione nel centenario

Nel centenario di quell’ultima Messa a Crema, la sera di giovedì 2 ottobre il vescovo monsignor Daniele Gianotti – affiancato da alcuni preti cremaschi – ha presieduto l’Eucaristia al santuario delle Grazie: con lui ha concelebrato padre Francesco Rapacioli, missionario per anni in Bangladesh e ora, da pochi mesi, superiore generale del Pime, il Pontificio Istituto Missioni Estere del quale fa parte anche il beato Cremonesi.
Aprendo la celebrazione, collocata tra l’altro all’inizio dell’ottobre missionario, il Vescovo ha ripensato con riconoscenza alla testimonianza di padre Alfredo: “In lui – ha aggiunto – ringraziamo Dio per tutti coloro che dalla nostra Chiesa, rispondendo alla chiamata di Cristo, sono partiti per annunciare il Vangelo”. E ha invitato a non dimenticare di pregare per la pace in Myanmar e in tutte quelle terre del mondo segnate da guerre.

Dal diario di padre Cremonesi

È stato quindi letto il brano scritto da padre Alfredo sul suo diario proprio in riferimento all’ultima Messa cremasca. Ricordando le emozioni vissute quella mattina – tra le lacrime e la sua preghiera nel santuario delle Grazie – il missionario ha annotato come la Messa “era votiva della Madonna”, la mamma celeste. E qui le parole affidate al diario diventano toccanti: “Ogni parola – scriveva il futuro beato – mi ricordava la mamma. La mamma non si sostituisce! Troverò laggiù tanti padri, troverò dei fratelli. Ma una mamma no. Non è possibile. La mamma è una, come una è la Verità, come è uno l’amore di Dio trasfuso nella mamma”.
Alla Madonna delle Grazie padre Alfredo chiese di fargli da mamma, ma le affidò anche sua madre che stava vivendo il dolore dell’addio al figlio partente per la Birmania. “Ricorda, o Maria. Gesù doveva salire il calvario, e ti salutò. Avvicinati, o mamma addolarata, alla mia mamma addoloratissima. Dalle un bacio come tu sola sai dare e dille quello che tu provasti; dille il tuo pianto, o Maria. E dille anche, con una voce dolce, come è sempre la tua, dille la gioia che seguì il dolore, quando Gesù ti apparve gloriosamente risorto. E dille che anche per lei sta riservata una gioia grande, quella che il tuo Figlio sa dare a chi lascia tutto per lui”.

L’omelia di padre Rapacioli

L’omelia, alla Messa dell’altra sera alle Grazie, è stata tenuta da padre Rapacioli, che ha definito il beato Alfredo “un martire dei nostri tempi, ma che parla a tutte le generazioni”. Il superiore generale del Pime ha poi fatto riferimento al film Silence di Martin Scorsese, che esplora il significato di fede, il “silenzio assordante” di Dio di fronte al male e il conflitto culturale tra il Cristianesimo e la cultura giapponese nel XVII secolo, attraverso il viaggio e le torture dei missionari gesuiti che tentano di portare la fede in Giappone. Un film che lascia tante domande sul Cristianesimo e sul sacrificio dei martiri.
“Ancora oggi – ha sottolineato padre Rapacioli – i nostri missionari hanno deciso di non andarsene e sono rimasti in Myanmar, fedeli al popolo perseguitato. Così, liberamente, ha fatto padre Alfredo: ci insegna che la sua morte è stato un atto di fede, di speranza e di amore che va oltre la vita. Una vita che, per essere piena, va donata”.
Al termine della Messa don Gianni Vailati, rettore del santuario, ha consegnato a padre Rapacioli una cospicua offerta da destinare ai bisogni del Myanmar.