Museo. Mostra Nuove acquisizioni

Verrà inaugurato domani, sabato 18 maggio alle 17.30 presso la Pinacoteca del Museo Civico di Crema e del Cremasco, (piazzetta Winifred Terni de’ Gregorj) la mostra Nuove acquisizioni (Angelo Bacchetta, Eugenio Giuseppe Conti, Gianetto Biondini),a cura di
Alessandro Barbieri, Alessandro Boni e Gabriele Valesi.

Durante l’anteprima per la stampa di venerdì mattina abbiamo avuto modo di ammirare l’allestimento che comprende 11 opere in comodato d’uso (5 anni più altri possibili 5) di Angelo Bacchetta, il padre della dinastia Bacchetta, autore meno studiato e oggetto della tesi di laurea di Valesi; le opere di Bacchetta sono state affidate al Museo di Crema da Vittorio Bozzo di Genova. 4 quadri di Eugenio Giuseppe Conti sono state invece donati da Cristina Crotti da San Felice Circeo in memoria del padre Riccardo figlio di Ugo e di Teresa Antonietti titolari della storica drogheria che a Crema era situata dove oggi vi è un noto caffè all’angolo tra via Mazzini e via Dante. Infine 7 opere di Gianetto Biondini dono di Giulia Polenghi, venuta a mancare nel 2024, i figli Duse, seguendo le volontà materne, hanno eseguito la donazione.

La mostra si avvale di un prezioso catalogo

Angelo Bacchetta

Illustrate da Valesi le opere di A. Bacchetta ne mostrano l’evoluzione stilistica che inizia da un’evidente influenza della pittura macchiaiola e da citazioni dell’arte fiamminga. Si tratta di due quadri proposti uno accanto all’altro per eguali dimensioni sebbene i soggetti siano molto diversi: un Ritorno dal pascolo, ricordo della campagna romana e un soggetto di genere, l’interno di una cucina ricco di particolari. Si prosegue con opere di più grandi dimensioni: l’interno di un monastero con la presenza di religiose e I frati vinattieri, esempio della buona e della cattiva condotta dei monaci. Le opere appartengono a una fase pià realistica e all’occhio emerge l’uso del coloro che sottolinea le parti in luce e quelle in ombra dei soggetti. Di ottima fattura ed eleganza anche le opere Dar da bere agli assetati che si incanala nello stile realistico delle due precedentemente menzionate e che si rifà alla parabola della buona Samaritana e, soprattutto, Dama vestita di bianco e Dama con fiori seduta sotto un glicine che rimanda a emozioni impressioniste. Altri quadri con soggetti semplici (cascine, galline, donna che appende i panni…) confermano la capacità di Bacchetta di cogliere momenti di vita con colori e tratti a volte solo accennati ma di emozionante percezione.

Realizzate su supporti molto originali (una bacinella di ceramica e un piatto in legno) i due bozzetti dipinti per gli affreschi a Santa Maria della Croce e presso la parrocchiale di Civate. Se il primo era stato pensato inizialmente per glorificare Santa Teresa d’Avila (la stessa del capolavoro di Lorenzo Bernini), il secondo è rimasto fedele al soggetto.

Angelo Bacchetta sarà oggetto della pubblicazione di Valesi che speriamo venga presto presentata nella nostra città.

Eugenio Giuseppe Conti

Solo quattro, ma tutti splendidi, i lavori di Conti: un autoritratto inedito (il 6° noto) un ritratto della figlia Gineria e del fratellino Renzo (Generia morì all’età di soli 15 anni). in particolare questo soggetto, illustrato dal curatore Barbieri, anche conservatore del Museo, permette di comprendere ancora una volta la capacità di Conti di trasmettere le emozioni provate dai suoi soggetti: la ragazza è alla vigilia della sua partenza per il collegio e sul suo volto si legge un velo di evidente preoccupazione.

Le altre due opere sono un soggetto floreale di Noemi Conti, figlia di Eugenio che spesso lo coadiuvava in lavori di restauro. Poco conosciuta sopravvisse alla sorella e al fratello, nonché al padre e alla madre. Si ritirò a Sergnano (paese natio della mamma) con la sorella Clorinda e accusò molto la perdita del padre presentando anche problemi di squilibrio mentale. Infine una grande e suggestiva opera: Ore tranquille il cui bucolico soggetto è evidentemente tratto dall’opere del francese Jean-Antoine Watteau Il ballo campestre.

Gianetto Biondini

Curatore dell’ultima sezione della bella mostra, Boni ha illustrato le 7 opere di Biondini – personaggio fondamentale per il Museo di Crema nel quale credette e che aiutò a crescere, ricoprendo il ruolo di consigliere dal 1957 al 1978, accanto ad Amos Edallo –: 2 oli su tela  e 5 opere di disegno su carta a tecnica mista. Tra i diversi soggetti da sottolineare un’opera giovanile Il platano (molto probabilmente quello che sorgeva tra via Castello e piazza Garibaldi fino al 1973, quando, ormai morto, fu tagliato) e Il tronco del platano, una grande opera che chiude la mostra e che è pervasa dalla tristezza della morte della grande pianta con suggestioni metafisiche e richiami a De Chirico.

Un allestimento godibile e che conferma, con le donazioni, la stima che il Museo Civico di Crema e del Cremasco ha acquisito, come Silvia Scaravaggi funzionario dell’ufficio cultura, ha sottolineato: “Da anni stiamo realizzando opere autoprodotte con i relativi cataloghi; la serietà di questo agire ha attirato l’attenzione di collezionisti che, anche da lontano, trovano nel nostro Museo un partener credibile e affidabile per la conservazione e gestione delle opere che ci donano”.