Esercizi Spirituali: seconda serata sul tema dell’amore

Secondo capitolo degli esercizi spirituali predicati dal vescovo Daniele, stasera alle 21 in cattedrale,

“Gesù, lascia ai discepoli il suo testamento: il comandamento dell’amore”, la tematica della serata. Un buon numero i fedeli presenti in cattedrale, altri hanno seguito la veglia – anche nelle parrocchie – collegandosi con il sito you tube de Il Nuovo Torrazzo e mediante Radio Antenna5.

Il brano di Vangelo, chiave della serata, è stato Gv 15,1-17 che parla della vite-Cristo nel quale siamo innestati rimanendo e vivendo il suo amore: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi.”

Il Vangelo, come ieri sera, è stato introdotto da don Pier Luigi Ferrari. 

Dopo un momento di silenzio e un canto di meditazione, ha preso ancora la parola il vescovo Daniele.

La meditazione del vescovo Daniele

Mons. Gianotti ha iniziato la riflessione con una lunga citazione de “La Vita liquida” di Zygmunt Bauman. Testo che parla della situazione culturale di oggi ed ha aiutato a capire meglio le parole di Gesù del Vangelo di questa sera. 

E ha toccato innanzitutto il tema del rimanere.

“Ciò che Gesù ci dice nel Vangelo – ha detto il vescovo Daniele – è in dissonanza con quanto si vive e si pensa oggi. Il “rimanere” che Gesù indica ai discepoli è identificato con colui che rimane in e con Gesù: questo il modello ideale del discepolato. Una relazione personale con Gesù che lui chiama amicizia e ci rende partecipi della sua comunione con il Padre.

Attraverso l’immagine della vite e dei tralci – ha aggiunto – l’idea del rimanere ci fa vedere come il rapporto tra Gesù e i discepoli abbia una valenza unica. In questo mondo che scarta tutto, c’è Qualcuno nel quale rimanere, cioè Gesù. Questo rimanere consiste nell’amare, con lo stesso amore con il quale il Padre mi ha amato.”

Ma come si fa? “Qui non si tratta tanto di sentimenti o di affetti, che non sono tuttavia esclusi – ha spiegato il vescovo – ma di fare ciò che il Padre chiede: “osserverete i miei comandamenti”.

L’amore del Padre si manifesta con il Figlio che ha amato i suoi fino alla morte. È un amore che genera altro amore: amare Dio significa aprirsi ad un amore generativo verso gli altri.

E, concludendo, cosa significa il “Portare frutto” di cui parla il Vangelo? Significa che l’amore reciproco tra i discepoli manifesta e annuncia l’amore di Gesù, Gesù stesso, perché il mondo creda.” Il frutto è proprio la fede generata dall’amore.

La conclusione 

Dopo un altro momento di silenzio e il canto del responsorio, è stato letto un altro brano del Commento di Sant’Agostino al Vangelo di Giovanni (un primo era stato letto ieri). La veglia si è chiusa con le preghiere di invocazione, il Padre Nostro e la benedizione del vescovo Daniele.