Mercoledì 11 ottobre, alle 17, presso la Biblioteca “Clara Gallini” di Crema è stato presentato il volume di don Marco Lunghi Homo Cremensis. Tradizioni e attualità in dialogo.
Venchiarutti
Walter Venchiarutti del Gruppo Antropologico Cremasco ha introdotto l’incontro ringraziando l’amministrazione per aver concesso il patrocinio, la famiglia di don Marco (in rappresentanza della quale è intervenuto il fratello don Pietro) e chiarendo la scelta del luogo per la presentazione del libro: “In questa stanza sono stati collocati gli oltre 100 volumi che don Marco ha lasciato alla Biblioteca affinché nascesse un fondo specifico dedicato all’Antropologia, scienza da sempre studiata da don Marco, accanto all’attenzione per la storia e le tradizioni locali”.
Lo scorso anno il Gac aveva presentato il volume di don Lunghi Viaggi alla ricerca dell’uomo, quest’anno l’attenzione si è spostata su Homo Cremensis, una ricerca antropologia rivolta però più al locale. Del resto l’antropologica e lo studio di usi e tradizioni hanno portato, anche sul nostro territorio, alla nascita di realtà quali il Museo della civiltà contadina di Offanengo, o il Presepe dei Sabbioni, che raccontano la storia della nostra gente.
Gallo
Quindi Franco Gallo si è soffermato sul testo al quale ha contribuito lasciando ampio margine agli scritti di Lunghi concernenti sia il Cremasco e alla cremaschità dei suoi abitanti, sia tematiche più ludiche e la marginalità (nello specifico quella degli zingari). Fin dagli anni Ottanta Lunghi ha studiato il nostro territorio e il suo folclore. Il Cremasco è stato capace di mantenere la sua dolcezza, i suoi orizzonti campestri, ma anche di crescere e di mantenere alcune sua asperità, nonché di aprirsi e accogliere gli altri. Dimensione imprescindibile la lingua: la sua schiettezza e la sua vincolante appartenenza al nostro territorio.
Contini
L’antropologa Livia Contini si è soffermata su un altro aspetto oggetto degli studi di don Lunghi: la parentela, uno dei cardini dell’antropologia sociale. Da qui l’organizzazione familiare, il ruolo centrale della toponomastica, la rilevanza della cultura materiale e la tradizione orale, scrigno che conserva la memoria familiare e quindi sociale.












































