Remain Safe Strategy – In arrivo alcune linee guida per le festività di dicembre

fedeli

“Le liturgie e gli incontri comunitari sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza. Ciò, però, non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme”: nel “Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia”, diffuso dal Consiglio episcopale permanente (Cep) della Cei lo scorso 24 novembre, appare con tutta evidenza il richiamo alle comunità cristiane affinché si tenga alta la guardia rispetto alle necessarie precauzioni per evitare contagi da Covid-19 durante le funzioni liturgiche.
In maniera altrettanto esplicita è giunta pochi giorni dopo una precisazione dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale. Vi si conferma l’attenzione della Chiesa italiana, la quale “avrà modo nei suoi organismi istituzionali di monitorare la situazione epidemiologica e confrontarsi sulle modalità di celebrare i riti natalizi in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme, come finora avvenuto”.

La Chiesa attenta alla fede e alla salute

Nelle chiese italiane si riscontra un generale senso di responsabilità, sapendo che la salute fisica delle persone è al primo posto. Al contempo si ha riguardo di non far mancare, come altrettanto necessaria in questo tempo di pandemia e di confinamenti, l’opportunità di vivere la fede cristiana anche in momenti comunitari. Così le celebrazioni eucaristiche feriali e festive vedono la presenza dei fedeli regolata dalle norme stabilite nel protocollo firmato dalla Cei con il Governo italiano lo scorso maggio e concretizzate da schiere di volontari (oppure da accordi locali con la Protezione civile o altre associazioni o confraternite) che, all’ingresso degli edifici di culto, misurano la temperatura, controllano il corretto uso delle mascherine, fanno sanificare le mani a ragazzi, giovani e adulti. In chiesa i posti – su sedie o panche – sono distanziati secondo le norme. Altrettante attenzioni avvengono sull’altare, da parte di preti e diaconi, durante i riti sacri, e per la distribuzione della comunione; i cori limitano la loro attività a pochi cantori, a loro volta distanziati, utilizzando le mascherine… Nella gran parte delle chiese al termine delle funzioni si procede col sanificare l’altare e gli spazi occupati dall’assemblea.

In arrivo indicazioni, non vincolanti, in vista del Natale

Giunge in questa situazione un’anticipazione stampa (La Repubblica, 30 novembre) secondo la quale la Commissione tornerebbe a fornire alcune indicazioni – non vincolanti – in materia di prevenzione della pandemia, toccando fra l’altro taluni aspetti delle celebrazioni religiose. Il “Remain Safe Strategy” dovrebbe essere reso noto mercoledì 2 dicembre, contenendo una serie di osservazioni per provare a uniformare nei 27 Paesi Ue le misure atte a limitare i contagi durante le prossime festività natalizie: il rischio di una terza ondata di casi è davanti agli occhi di tutti. Per cui la quotidianità di ciascuno – tra lavoro, scuola, shopping, convivilità… – dovrà responsabilmente fare i conti con la difesa della salute. Tra le raccomandazioni quella, ad esempio, di evitare il ritorno a scuola prima di Natale per gli studenti che la stanno seguendo da casa, prolungando semmai di qualche giorno le vacanze a gennaio. In questo caso occorre tener presente che le raccomandazioni della Commissione tengono conto di tutti i Paesi Ue, che stanno affrontando il Coronavirus da situazioni sanitarie, sociali, economiche… assai differenti tra loro.
La Commissione quindi potrebbe – il condizionale è d’obbligo perché il “Remain Safe Strategy” è in fase di definizione in queste ore – suggerire di porre in sicurezza gli “eventi di massa” (Messe comprese), sostituendoli eventualmente con lo streaming; per quanto attiene specificamente alle funzioni religiose, oltre al distanziamento e all’uso della mascherina, l’Esecutivo Ue potrebbe suggerire di realizzare spazi specifici per i singoli nuclei familiari (ad esempio raggruppando le sedie), e forse chiedere la rinuncia dei cori in chiesa.
Occorrerà dunque attendere il testo definitivo del documento, pur nella consapevolezza che per quanto riguarda l’Italia si tratta di prescrizioni già sostanzialmente in essere nella vita delle comunità cristiane locali.