Istituto musicale L. Folcioni – Computer Music: intervista al prof. Pier Angelo Mulazzani

Istituto Folcioni
Un momento del corso in Dad curato dal prof. Mulazzani

Tra i nuovi corsi proposti dall’Istituto musicale L. Folcioni c’è Computer Music, corso software di musica tenuto da Pier Angelo Mulazzani cui rivolgiamo alcune domande per comprendere meglio le caratteristiche di questa originale, nuova proposta.

Potrebbe presentarsi ai lettori, illustrando le sue competenze e specificità come insegnante del corso?

“Certo. Mi sono formato essenzialmente come pianista, studiando con il maestro Enrico Tansini proprio all’Istituto musicale L. Folcioni e diplomandomi in Pianoforte all’Istituto musicale C. Monteverdi di Cremona. Con il tempo, accanto alla quotidiana attività di insegnamento del pianoforte moderno, ho dedicato sempre maggiore tempo e interesse alla pratica strumentale come tastierista in numerose band. Questo mi ha consentito con gli anni di acquisire competenze sul campo riguardanti la ricerca dei suoni più adatti e consoni all’esecuzione del repertorio, che di volta dovevo affrontare. Questa sensibilità per la ricerca sonora mi ha inevitabilmente portato a occuparmi delle tecniche di registrazione e di produzione audio in particolare per quanto concerne il cosiddetto home recording”.

Quali sono le caratteristiche della proposta e come si articolano le lezioni, che ‘argomenti’ vengono affrontati?

“Per quanto riguarda l’articolazione delle lezioni in buona parte dipenderà dalla tipologia e dagli interessi degli allievi. Tuttavia in generale posso dire che gli argomenti principali riguarderanno l’utilizzo delle principali funzioni delle Daw (Digital audio workstation), ovvero una combinazione di software che consentono di effettuare registrazione multi-traccia e di dispositivi hardware che consentono la conversione analogico-digitale del segnale audio, ciò consentirà all’utente di essere in grado di autoprodursi, in un contesto domestico, una registrazione di qualità che può utilizzare per i più svariati scopi. Un’altra parte importante del corso sarà riservata all’utilizzo dei software per la notazione musicale e la produzione di spartiti musicali. Questa parte del corso è molto importante perché se da un lato consente di essere in grado di produrre partiture di qualità, dall’altro consente di comprendere meglio il linguaggio teorico-musicale con un approccio pratico e operativo”.

Il corso promette di far apprendere l’utilizzo di programmi per far musica… Ma si tratta di una preparazione professionale o amatoriale e, soprattutto, quale genere di musica affrontate?

“Il corso è rivolto soprattutto all’utente non professionista che è interessato alla produzione domestica di file audio di alta qualità. Le finalità possono andare dalla produzione di sequenze audio da usare con la propria band dal vivo (piaccia o non piaccia oggi giorno queste costituiscono dei veri e propri membri aggiuntivi di molte band), alla produzione di demo per le proprie canzoni, alla produzione di basi e groove a fini didattici. Queste competenze sono trasversali e spendibili in tutti i generi musicali”.

Un corso come questo sembra ‘ideale’ per il periodo di lockdown che stiamo vivendo, ma, credo, che la Computer Music sia sempre fruibile, anche quando torneranno i concerti dal vivo. Me lo conferma?

“Certo, come dicevo in precedenza, oggi giorno le tendenze della musica dal vivo, anche a livello non professionale, stanno imponendo al musicista medio la conoscenza e l’utilizzo dei software musicali sia per quanto riguarda la parte che precede un’esecuzione live (produzione di partiture, produzione di basi) sia per quanto riguarda l’esecuzione live stessa (gestione dal vivo di sequenze, utilizzo di Vst dal vivo, ecc.). Non solo il mondo della musica-live è stato prepotentemente invaso dalla tecnologia, ma anche la sfera della didattica musicale sta sempre di più facendo riferimento a queste nuove risorse tecnologiche. Per questo motivo credo che un corso come questo sia particolarmente adatto anche a chi voglia migliorare la qualità e l’efficacia del proprio studio e della propria pratica strumentale”.