La minor pressione sul Pronto Soccorso e il costante calo di accessi, consente anche all’Ospedale Maggiore di Crema di parlare di “fase 2” nella gestione dell’emergenza Coronavirus. Dopo i giorni drammatici dei reparti pieni, della terapia intensiva sempre esaurita e di una continua ricerca di posti per le tantissime persone colpite dal Covid-19, da dopo Pasqua è stato possibile avviare un ulteriore e più specifico step nella cura di chi ha superato il punto più critico e pericoloso della malattia. Stiamo parlando della parte riabilitativa, innanzitutto legata al respiro, ma che comprende pure aspetti neuromotori non trascurabili.
Nel nostro ospedale – che ancora una volta si dimostra pronto nell’affrontare la pandemia e quel che ne consegue – tutto ciò avviene al terzo piano che, trasferita l’Ortopedia, è stato di fatto riconvertito in Pneumologia 2: prima per la cura dei positivi al virus e ora per la loro “rimessa in sesto” dopo la fase acuta. È qui che lavora l’équipe guidata dal dottor Giuseppe La Piana, responsabile della Riabilitazione Respiratoria la quale, dalla sua sede naturale all’ospedale Santa Marta di Rivolta d’Adda, è stata trasferita a Crema fin dai primi giorni dell’emergenza per dare un qualificato supporto.
Quella che noi chiamiamo “fase 2” all’Ospedale Maggiore è una vera e propria rieducazione dei pazienti. “Oggi ce ne sono un grosso numero – spiega il dottor La Piana – che ha superato le criticità maggiori causate dal Covid-19: questi pazienti, che sono stati trattati con ventilazione meccanica, molti in terapia intensiva e allettati per settimane, necessitano di un’adeguata riabilitazione dei muscoli respiratori e dell’apparato scheletrico, indispensabile per ridurre la disabilità accumulata nelle giornate di sedazione e ricovero. In parole povere: devono essere svezzati, si deve insegnare loro come tornare a respirare nell’ambiente senza il supporto meccanico di ossigeno”.
Un lavoro importantissimo che, accanto alla parte respiratoria, coinvolge come detto anche altri aspetti: ed è per questo, rileva il dottor La Piana, “che operiamo mediante un approccio multidisciplinare dove sono coinvolti medici, infermieri, tecnici, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti… ognuno con le proprie specifiche competenze. La ‘ginnastica’ è mirata in primis a rieducare il diaframma e i muscoli respiratori, ma poi anche la muscolatura degli arti inferiori indeboliti dalle giornate a letto. Parecchi pazienti Covid – sottolinea il medico – soffrono inoltre di disturbi neurologici come il disorientamento, molti hanno perso gusto e olfatto, fanno fatica a vestirsi o ad andare in bagno: la riabilitazione che noi facciamo, quindi, riguarda pure questi aspetti, fondamentali per una piena ripresa del vivere. E, altro fattore basilare, offriamo un supporto psicologico necessario a tanti per superare il trauma legato alla malattia e al ricovero prolungato”.
Trascorsi i primi 10/15 giorni di questa “terapia riabilitativa”, i pazienti lasciano la Pneumologia 2 al terzo piano per essere accolti nell’ospedale militare da campo, di fronte al Pronto Soccorso, dove proseguono ancora un po’ la rieducazione motoria per poi rientrare a domicilio con precise indicazioni sul da farsi e, comunque, sempre seguiti dall’équipe di Riabilitazione che, sia in ospedale sia a casa, tiene monitorato l’andamento della malattia.
Tutto il lavoro della “fase 2” è possibile da un paio di settimane in quanto, come rimarcato all’inizio, è diminuita la pressione sul Pronto Soccorso e non vi è più la necessità di reperire posti letto come avveniva nei momenti più drammatici della diffusione del virus. “A Crema – riferisce a tal proposito il dottor La Piana – abbiamo gestito più di 2.000 pazienti Covid: tutti sono da riprendere e rivedere per gli aspetti riabilitativi e per ipotizzabili percorsi specifici”.
Guardando al futuro, il responsabile della Riabilitazione Respiratoria non ha dubbi: “Siamo di fronte a una malattia nuova, da capire e valutare, che ci pone davanti a percorsi nuovi. La speranza è che, come tutti i Coronavirus, con il caldo estivo cali la sua aggressività: ma non lo possiamo ancora sapere. Proprio per questo va riservata una grossa attenzione al territorio, potenziando le cure anche al domicilio nel momento probabile in cui, nei prossimi mesi autunno-invernali, la malattia si ripresenti: con tamponi e terapia domiciliare, grazie alle conoscenze condivise in questi mesi, se preso in tempo il Covid si può gestire. Questo è il punto fondamentale: prima si tratta meglio è, con risparmio di vite e di risorse, evitando ‘l’assalto’ all’ospedale che così può gradualmente tornare alla sua normale e consueta funzione di cura. Queste cose ora le sappiamo, non siamo più impreparati. Le avvisaglie c’erano, ma ci siamo accorti tardi del ‘nemico’ che ci stava attaccando. Ora non è più così: possiamo fronteggiarlo meglio, con azioni mirate anche territorialmente”.
Il dottor La Piana, che rimarca il lavoro e l’abnegazione di tutti i colleghi e personale ospedaliero, chiude con una certezza: “A Crema è arrivata anche ‘l’onda’ della vicina ‘zona rossa’ di Codogno e dintorni, ma il nostro ospedale ha retto. Siamo stati messi a dura prova, ma qui c’è un’organizzazione di elevata qualità consolidata da anni di impegno e di lavoro, con professionisti esemplari. Con queste specificità possiamo guardare avanti con fiducia”.












































