Con grande serietà, da settimane, Stefania Bonaldi – insieme ai “colleghi” sindaci del territorio – sta affrontando a tempo pieno l’emergenza sanitaria, con grande spirito di abnegazione e servizio. Non manca il contatto diretto con i cittadini, sia sui media sia sui social: ai cremaschi il nostro primo cittadino non risparmia neppure qualche richiamo, tirando fuori tutta la sua determinazione e franchezza – di donna e madre – nella lotta contro questo terribile virus.
Sindaco, il Covid-19 avanza ancora. Eppure c’è qualcuno che ancora “affolla” le ciclabili. Lei ha sempre parole illuminanti. Cosa dice loro?
“Nei giorni scorsi ho ripetuto molti appelli alla responsabilità individuale. Ormai è evidente che il contagio si propaga perché ci sono moltissime persone positive al virus, anche se asintomatiche. Si deve stare a casa non solo per proteggere se stessi e i propri cari, ma anche perché potremmo essere noi medesimi veicolo inconsapevole del virus. I più lo hanno compreso, una minoranza ancora no e a loro chiedo di provare a immedesimarsi nella sofferenza di chi ha perso un familiare, nella preoccupazione di chi è malato, nella fatica degli operatori sanitari, allo stremo. Occorre più empatia, ancor più spirito di cooperazione e solidarietà”.
Quali le sue principali preoccupazioni oggi?
“Il trend dei contagi. Inizio ogni giornata augurandomi che sia quella in cui potremo osservare una battuta d’arresto e la concludo rimandando questa speranza al giorno successivo. Dopo Lodi, ma ancora per poco, temo, siamo nella provincia con la più alta incidenza di contagio per abitante e la nostra città ha superato da tempo i 250 contagi. Numeri che pesano come macigni, dietro ai quali ci sono persone in carne e ossa e sofferenza”.
Inizialmente come sindaci avete preso misure anche più restrittive della Regione. Non sarebbe stato meglio chiudere subito tutto? Jogging compreso?
“Assolutamente sì, lo penso. Ricordo che a Crema senza alcuna raccomandazione degli Enti superiori e delle Autorità Sanitarie, ho sospeso la seconda domenica del Carnevale dopo il primo caso di Codogno di due giorni prima! Ma non è il momento di polemiche o lezioni. È una prima volta per tutti, e credo nessuno, nemmeno gli epidemiologi, immaginasse il potenziale di virulenza e di letalità del virus, in presenza o meno di altre patologie.
Certo all’inizio ci sono state anche troppa insofferenza e superficialità, troppe lobbies, appena dettate le regole, hanno iniziato a fare pressing su Regione e Governo centrale perché si allentassero le rigidità. Mi spiace rimarcarlo ma lo voglio dire, perché è un universo a me caro, ma tanta parte – non tutto, ovviamente – del mondo sportivo ha dato un brutto esempio in questa direzione, assolutamente contrario ai principi solidali dello sport”.
Certo all’inizio ci sono state anche troppa insofferenza e superficialità, troppe lobbies, appena dettate le regole, hanno iniziato a fare pressing su Regione e Governo centrale perché si allentassero le rigidità. Mi spiace rimarcarlo ma lo voglio dire, perché è un universo a me caro, ma tanta parte – non tutto, ovviamente – del mondo sportivo ha dato un brutto esempio in questa direzione, assolutamente contrario ai principi solidali dello sport”.
Coc, un ospedale da campo al “Maggiore” e altre novità ogni giorno: le decisioni vanno prese in tempi ristretti. Come regge la macchina comunale?
“La macchina comunale è ‘stressata’ da questa situazione esattamente come tutta la Comunità. Intanto abbiamo avuto contagi e quarantene che hanno coinvolto una cinquantina di operatori. Poi, come in tutte le aziende e comunità, abbiamo dovuto individuare i servizi essenziali da svolgere in presenza o in ‘lavoro agile’ da casa, definire turnazioni minime e lasciare a casa in ferie i più.
Ciò che mi commuove e inorgoglisce è, però, lo spirito di Comunità che registro. Persone che in ferie o malattia vogliono, comunque, dare una mano, operatori stremati che continuano a fare il loro dovere senza tregua. Mi permetto di fare tre nomi, Monica, Giuditta e Luca all’Ufficio Cimiteri, sono veramente in trincea, hanno una mole di lavoro incredibile, assorbono il dolore e lo smarrimento dei tantissimi che hanno perso un congiunto in questo frangente, ne restano sgomenti e provati, eppure sono ogni giorno poi al loro posto senza batter ciglio. Mi inchino davanti a questi esempi”.
Ciò che mi commuove e inorgoglisce è, però, lo spirito di Comunità che registro. Persone che in ferie o malattia vogliono, comunque, dare una mano, operatori stremati che continuano a fare il loro dovere senza tregua. Mi permetto di fare tre nomi, Monica, Giuditta e Luca all’Ufficio Cimiteri, sono veramente in trincea, hanno una mole di lavoro incredibile, assorbono il dolore e lo smarrimento dei tantissimi che hanno perso un congiunto in questo frangente, ne restano sgomenti e provati, eppure sono ogni giorno poi al loro posto senza batter ciglio. Mi inchino davanti a questi esempi”.
I nostri medici/infermieri e anche i cremaschi con le raccolte fondi stanno dando un grande esempio…
“L’ho già detto e lo ripeto, la loro tenacia e generosità hanno del sovrumano. Non so nemmeno come riescano ad andare avanti, con questi ritmi e queste pressioni psicologiche, senza pensare i risvolti sulla loro vita familiare e le relazioni. Un monumento bisogna fare, a loro e alle loro famiglie. Nella Festa del Ringraziamento che faremo alla fine di tutto questo, perché prima o poi finirà, loro saranno i protagonisti, insieme ai tanti operatori dei servizi pubblici essenziali che sono in prima linea e che continuano a lavorare per la collettività. Questo virus sta anche tirando fuori la parte migliore di noi, delle energie collettive, dovremo farne materia di apprendimenti e ce ne saranno molti davvero”.
Come ci ha detto Aldo Casorati (presidente Area Omogenea) la scorsa settimana, ci sono ancora problemi di comunicazione verso i sindaci da parte degli organi superiori?
“Ripeto che è la prima volta per tutti. Ci saranno anche problemi di comunicazione, ma non voglio puntare il dito contro nessuno. La stessa Regione Lombardia, a mio avviso, s’è mossa con serietà e correttezza, le Ats sono state travolte da una mole di lavoro per la sorveglianza sanitaria che era totalmente imprevedibile. Si cerca, come si può, ognuno di fare la propria parte e al meglio e le Istituzioni devono stringere alleanze, proprio come abbiamo fatto noi sindaci. L’avversario è solo uno: il virus”.












































