“Usare a cuor leggero questo linguaggio irrispettoso, quando ci si accosta a queste situazioni è segno sempre di superficialità. Ancor più grave quando si tratta di un consigliere, il quale non solo ha il diritto, ma anche il dovere di conoscere prima di parlare, tanto più che operatori sociali, della ragioneria, della mediazione abitativa (che il consigliere evidentemente non conosce) potrebbero offrire informazioni più rispondenti ai fatti. Cominciamo con i numeri: è pretestuoso continuare a parlare di 600 mila euro di buco di affitti non pagati, quando sono già state dedotte le somme inesigibili, perché riferite a inquilini sloggiati (persone che non occupano più gli alloggi), i cui debiti si sono stratificati in circa 20 anni. L’ultimo aggiornamento si attesta a 466mila euro e si attendono i dati definitivi. Dire poi che la cifra assoluta degli affitti non pagati sia “colpa della giunta” è sinonimo di ignoranza o malafede: si tratta dell’esito di approcci e procedure di gestioni, comunali e di Aler, assai più datate, peraltro riferite anche agli anni più drammatici della crisi”.
Nella cornice della nuova convenzione, cui si sta lavorando, il Comune di Crema intende inserire nuove regole più stringenti, sia per il recupero affitti non pagati, sia per il via libera alle procedure di sfratto nei casi di morosità colpevole. Egualmente l’amministrazione ha già chiesto ad Aler di fornire gli stessi dati sui crediti degli sloggiati degli ultimi tre anni, così da procedere nello stesso modo. “Non va inoltre dimenticato che nel 2018/2019 sono stati aiutati 89 nuclei familiari assegnatari di alloggi SAP con un contributo comunale di solidarietà di 55mila euro e altri 51 nuclei hanno beneficiato del contributo regionale per un valore complessivo di 49.500 euro. Segno che la casistica sociale in questi alloggi non è peregrina e merita rispetto, non frasi ad effetto e generalizzazioni”.
Questo il commento dell’assessore al Welfare, Michele Gennuso: “Non ho mai detto che non si doveva parlare della questione affitti: dissi, e ci sono i verbali, che ero disponibile per la mia parte a parlarne, tralasciando il fatto che concerne anche altri assessorati, ma invitavo tutti, non solo lui, a essere molto accorti e sensibili perché all’interno delle case popolari vivono molto spesso persone fragili e quindi si può cadere, come purtroppo avvenuto, nella generalizzazione, senza considerare le fragilità economiche, psicologiche, anche gli aspetti culturali. Ci leggo molta malafede in quanto è stato scritto e dichiarato dal consigliere e ripreso pigramente da alcuni giornali: il mio era solo un chiaro desiderio di tutelare il più possibile i cittadini che vivono negli alloggi ERP. Con certe uscite si ottiene solo di gettare discredito e sospetti senza prove su questi cittadini. Io avevo più volte ribadito di aspettare dei dati più chiari e definiti, non abbiamo nulla da nascondere in merito alla gestione dei complessi ERP. Sulla morosità abbiamo lavorato e stiamo lavorando: continuare a dire che non si è fatto nulla è scorretto, generalizza e offende le persone che vivono nelle case popolari”.












































