Nel 2018 il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di 157mila unità, in aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Le emigrazioni dei cittadini italiani sono il 74% del totale (116.732). Lo ha comunicato l’Istat nel report “Iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente” relativo all’anno 2018.
Stando ai dati diffusi, se si considera il numero dei rimpatri (iscrizioni anagrafiche dall’estero di cittadini italiani) pari a 46.824, il calcolo del saldo migratorio con l’estero degli italiani (iscrizioni meno cancellazioni anagrafiche) restituisce un valore negativo di 69.908 unità. Il tasso di emigratorietà dei cittadini italiani è pari a 2,1 per 1.000.
La Regione da cui emigrano più italiani, in valore assoluto, è la Lombardia davanti a Veneto, Sicilia, Lazio e Piemonte (9mila). In termini relativi, rispetto alla popolazione italiana residente nelle Regioni, il tasso di emigratorietà più elevato si ha in Friuli-Venezia Giulia (4 italiani su 1.000 residenti), Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta (3 italiani su 1.000). Le regioni con il tasso di emigratorietà con l’estero più basso sono Basilicata, Campania e Puglia, con valori pari a circa 1,3 per 1.000.
La destinazione “preferita” è il Regno Unito, seguono Germania, Francia, Svizzera e Spagna. Tra i Paesi extra-europei, le principali mete di destinazione sono Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada.
La percentuale di uomini sul totale dei migranti interni è pari al 50,5% e anche l’età media alla data del trasferimento è molto vicina, leggermente posticipata per le donne (35 uomini e 36,5 donne).
“L’età – si legge nel report – è uno dei fattori che più influenza il comportamento migratorio: i trasferimenti di residenza in età lavorativa sono, in generale, più numerosi rispetto a quelli registrati per le altre fasce di età”. Nel 2018, quasi la metà di chi si è spostato da un comune all’altro all’interno del Paese ha un’età compresa tra i 15 e i 40 anni. Una quota significativa di trasferimenti (27%) si osserva anche nella fascia di età tra i 41 e i 64 anni.
Infine, gli spostamenti interregionali di maggiore interesse riguardano la direttrice che parte dal Mezzogiorno e si dirige al Centro-nord. Sono oltre 117mila i movimenti da Sud e Isole che hanno come destinazione le Regioni del Centro e del Nord (+7% rispetto al 2017); di un certo rilievo sono anche i trasferimenti sulla rotta ‘inversa’ (55mila), dal Centro-nord al Mezzogiorno. Con riferimento al titolo di studio, i movimenti degli italiani di 25 anni e più con almeno la laurea che partono dalle Regioni del Mezzogiorno e si dirigono verso quelle del Centro-nord (al netto dei rientri) hanno provocato, nel 2018, una perdita di oltre 16mila residenti.
Stando ai dati diffusi, se si considera il numero dei rimpatri (iscrizioni anagrafiche dall’estero di cittadini italiani) pari a 46.824, il calcolo del saldo migratorio con l’estero degli italiani (iscrizioni meno cancellazioni anagrafiche) restituisce un valore negativo di 69.908 unità. Il tasso di emigratorietà dei cittadini italiani è pari a 2,1 per 1.000.
La Regione da cui emigrano più italiani, in valore assoluto, è la Lombardia davanti a Veneto, Sicilia, Lazio e Piemonte (9mila). In termini relativi, rispetto alla popolazione italiana residente nelle Regioni, il tasso di emigratorietà più elevato si ha in Friuli-Venezia Giulia (4 italiani su 1.000 residenti), Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta (3 italiani su 1.000). Le regioni con il tasso di emigratorietà con l’estero più basso sono Basilicata, Campania e Puglia, con valori pari a circa 1,3 per 1.000.
La destinazione “preferita” è il Regno Unito, seguono Germania, Francia, Svizzera e Spagna. Tra i Paesi extra-europei, le principali mete di destinazione sono Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada.
La percentuale di uomini sul totale dei migranti interni è pari al 50,5% e anche l’età media alla data del trasferimento è molto vicina, leggermente posticipata per le donne (35 uomini e 36,5 donne).
“L’età – si legge nel report – è uno dei fattori che più influenza il comportamento migratorio: i trasferimenti di residenza in età lavorativa sono, in generale, più numerosi rispetto a quelli registrati per le altre fasce di età”. Nel 2018, quasi la metà di chi si è spostato da un comune all’altro all’interno del Paese ha un’età compresa tra i 15 e i 40 anni. Una quota significativa di trasferimenti (27%) si osserva anche nella fascia di età tra i 41 e i 64 anni.
Infine, gli spostamenti interregionali di maggiore interesse riguardano la direttrice che parte dal Mezzogiorno e si dirige al Centro-nord. Sono oltre 117mila i movimenti da Sud e Isole che hanno come destinazione le Regioni del Centro e del Nord (+7% rispetto al 2017); di un certo rilievo sono anche i trasferimenti sulla rotta ‘inversa’ (55mila), dal Centro-nord al Mezzogiorno. Con riferimento al titolo di studio, i movimenti degli italiani di 25 anni e più con almeno la laurea che partono dalle Regioni del Mezzogiorno e si dirigono verso quelle del Centro-nord (al netto dei rientri) hanno provocato, nel 2018, una perdita di oltre 16mila residenti.












































