VENEZUELA: In arrivo aiuti per alcuni ospedali. Con un video i Vescovi denunciano le ingiustizie

Venezuela
Caritas VenezuelaLa Caritas del Venezuela ha concretizzato negli ultimi due giorni alcune iniziative di aiuti umanitari, documentate attraverso i suoi profili social. Si tratta, soprattutto, di batterie elettriche supplementari e di altri apparecchi destinati alle strutture ospedaliere del Paese, giunte attraverso il finanziamento della Banca internazionale per lo sviluppo (Bid, nell’acronimo in lingua spagnola). Ieri una batteria elettrica è stata consegnata all’ospedale Felipe Guervara Rojas di El Tigre. Sarà utilizzato dal reparto neonatale. Lunedì alcune batterie erano state consegnate ad altrettante strutture ospedaliere, sempre grazie alla sinergia con il Bid. In particolare, la Caritas di Caracas ha consegnato due batterie al dispensario Padre Machado delle Sorelle dei poveri e al centro ospedaliero Santa Inés dell’Università cattolica Andrés Bello (Ucab). Un altro impianto è stato messo a disposizione della Caritas di La Guaira per appoggiare il lavoro dei medici.

LA DENUNCIA DEI VESCOVI DELLE INGIUSTIZIE CHE STANNO FERENDO IL PAESE

“In mezzo alle dure situazioni che affliggono il nostro Paese e ai pericoli che vivono i cittadini negli ultimi anni, l’episcopato venezuelano si è sempre schierato in difesa del popolo”: così la Conferenza episcopale venezuelana presenta l’ultimo video pubblicato su Youtube, che contiene immagini forti della repressione e della crisi umanitaria in corso nel Paese, e ricorda le varie prese di posizioni dei vescovi contro la violenza, “da qualunque parte provenga”. I vescovi, si legge nella presentazione del video, “hanno alzato la propria voce per denunciare e rifiutare le ingiustizie che giorno dopo giorno feriscono tutta la nazione, così come l’ondata di violenza tra la popolazione. Attraverso le loro azioni, i comunicati, le esortazioni e le lettere pastorali accompagnano, animano e danno speranza a tutti i cittadini, ai fedeli e a tutti gli uomini e donne di buona volontà, unendo gli sforzi per cercare una soluzione pacifica ai conflitti esistenti”.

AMNESTY INTERNATIONAL: IN SOLI 5 GIORNI OLTRE 47 PERSONE UCCISE

“Le esecuzioni extragiudiziali mirate, le detenzioni arbitrarie, le morti e i ferimenti causati dall’uso eccessivo della forza da parte del governo Maduro nel contesto di una politica repressiva sistematica e diffusa a partire almeno dal 2017 possono costituire crimini contro l’umanità”: è quanto ha dichiarato oggi Amnesty International in un nuovo rapporto su quanto accaduto in Venezuela alla fine di gennaio 2019, intitolato “Fame di giustizia: crimini contro l’umanità in Venezuela”. Dal 21 al 25 gennaio, in 12 dei 23 Stati del Venezuela, sono state uccise almeno 47 persone, tutte a colpi d’arma da fuoco. Almeno 33 vittime sono state uccise dalle forze di sicurezza, altre sei da soggetti che agivano durante le manifestazioni con l’approvazione delle autorità. Undici delle morti sono qualificabili come esecuzioni extragiudiziali. Nel corso di quei cinque giorni, oltre 900 persone – compresi bambini e adolescenti – sono state arrestate arbitrariamente in quasi tutti gli Stati del Venezuela. Si stima che solo il 23 gennaio, il giorno in cui si sono svolte proteste in tutto il Paese, siano stati eseguiti circa 770 arresti. “Come sosteniamo da anni, in Venezuela è applicata una sistematica politica di repressione contro gli oppositori o persone ritenute tali solo perché prendono parte alle proteste: il governo Maduro deve renderne conto di fronte al sistema di giustizia internazionale”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe. “Non si è trattato di azioni casuali o isolate, ma di attacchi pianificati diretti dalle forze di sicurezza contro persone identificate o percepite come oppositori, soprattutto nei quartieri poveri, con l’obiettivo di neutralizzarle o eliminarle”, precisa il rapporto: “Le autorità ai più alti livelli, compreso Nicolás Maduro, sapevano di questi gravissimi attacchi, avvenuti in luoghi pubblici, ma non hanno preso alcun provvedimento per prevenirli né per accertarne i responsabili”. Amnesty ritiene che “la copertura fornita a queste e alle successive azioni faccia parte della politica di repressione”. Amnesty chiede perciò che il Consiglio Onu dei diritti umani, nella sua prossima sessione di giugno-luglio 2019, “istituisca una commissione d’inchiesta; che gli Stati genuinamente preoccupati per la situazione in Venezuela attivino l’istituto della giurisdizione universale; che l’ufficio della Procuratrice del Tribunale penale internazionale, che aveva iniziato un esame preliminare della situazione all’inizio del 2018, prenda in considerazione anche gli eventi più recenti”.