PAPA FRANCESCO IN LITUANIA

Il Papa è giunto in Lituania, sabato, prima tappa della sua visita pastorale nelle tre Repubbliche Baltiche, Lituania, Lettonia ed Estonia. Sull’aereo il saluto ai giornalisti al seguito: “I Paesi Baltici – ha detto – sono tre Paesi che si assomigliano, ma sono diversi”. I telegrammi di saluto ai Presidenti dei Paesi sorvolati: Italia, Croazia, Ungheria, Slovacchia e Polonia. All’Italia augura pace e serenità

La Lituania è la prima tappa del suo viaggio nelle Repubbliche Baltiche. L’aereo papale è atterrato alle 10.21 all’aeroporto internazionale della capitale Vilnius. Appena sceso dall’aereo in una breve cerimonia di benvenuto è stato accolto dalla Presidente della Repubblica, Dalia Gribauskaite con la quale ha avuto un colloquio al Palazzo presidenziale, dove ha incontrato le autorità del Paese.

“Possano i tuoi figli trarre forza dal passato”. Papa Francesco ha citato l’inno della Lituania nel suo primo discorso nel Paese Baltico. Davanti al presidente Dalia Grybauskaite e ai rappresentanti istituzionali parlando nel piazzale antistante il palazzo presidenziale, il Papa ha rammentato innanzitutto che la sua visita avviene nel centenario della dichiarazione dell’indipendenza. E ha evidenziato che per i lituani questi ultimi cento anni sono stati segnati “da molteplici prove e sofferenze”, “persino il martirio”. Prove, ha proseguito, che non hanno però piegato un popolo che “ha un’anima forte”.

AL SANTUARIO DELLA MATER MISERICORDIAE

Il primo appuntamento di Francesco con i fedeli lituani è avvenuto al Santuario intitolato alla Mater Misericordiae che sorge alla “Porta dell’Aurora”, tutto ciò che resta delle antiche mura costruite per proteggere la città di Vilnius. Distrutta la città nel 1799, rimase in piedi la Porta dove, fin da allora, veniva collocata l’immagine della “Vergine della Misericordia”. Qui il papa ha detto che “alla scuola di Maria è possibile costruire una società capace di accoglienza, in cui i doni ricevuti da ciascuno circolino fra tutti.” 

AI GIOVANI

Di seguito Francesco ha incontrato i giovani nella piazza della cattedrale di Vilnius, alle ore 17.30. Il Papa ha sottolineato che Dio “non scenderà mai dalla barca della vostra vita”: “Gesù ci regala tempi larghi e generosi, dove c’è spazio per i fallimenti”. “Non smetterà mai di ricostruirci, anche se a volte noi ci impegniamo nel demolirci”.

LA MESSA E L’ANGELUS

La prima Messa del suo viaggio in Lituania il Papa l’ha celebrata in giorno successivo, alle ore 10 locali (9.00 ora di Roma), al parco Sàntakos di Kaunas. Al suo arrivo, dopo alcuni giri in papamobile tra i fedeli, è stato accolto dal parroco della chiesa di San Giorgio.

Papa Francesco ha chiesto di “guarire la memoria della nostra storia”, per coinvolgersi nella costruzione del presente. E davanti a più di 100mila fedeli ha ricordato la Siberia, le occupazioni e i ghetti di Vilnius e Kaunas. Poi ha aggiunto: “Dobbiamo essere una Chiesa “in uscita”, “non  aver paura di uscire e spenderci anche quando sembra che ci dissolviamo, di perderci dietro i più piccoli, i dimenticati, quelli che vivono nelle periferie esistenziali”. Chi saranno i più piccoli? ha chiesto, rifacendosi al vangelo della domenica dove Gesù invita ad accogliere i bambini. “Forse sono le minoranze etniche della nostra città – ha risposto – o quei disoccupati che sono costretti a emigrare. Forse sono gli anziani soli, o i giovani che non trovano un senso nella vita perché hanno perso le loro radici.”

All’Angelus a Kaunas il Papa ha ricordato il 75.mo anniversario della distruzione del Ghetto di Vilnius con l’annientamento di migliaia di ebrei. Ha quindi esortato i cristiani a scoprire in tempo qualsiasi nuovo germe di quell’atteggiamento pernicioso, allontanando dai nostri ambienti e dalle nostre culture la possibilità di annientare o emarginare scartati e minoranze.

AI CONSACRATI

Nella cattedrale dei Santissimi Pietro e Paolo, sempre a Kaunas, alle ore 14.40 (13.40 ora di Roma), papa Francesco ha incontrato sacerdoti, religiosi, consacrati e seminaristi e li ha invitati a essere sempre innamorati di Dio, testimoni del suo amore, radicati nella storia luminosa della Chiesa lituana. “Guardando voi – ha detto – vedo dietro di voi tanti martiri. Martiri anonimi, nel senso che neppure sappiamo dove sono stati sepolti. Siete figli di martiri. Questa è la vostra forza.”

I LUOGHI DEL DOLORE

Il Papa ha poi visitato i luoghi legati a pagine drammatiche della storia della Lituania. E ha recitato una preghiera che si è aperta con queste parole: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Il tuo grido, Signore, non cessa di risuonare, e riecheggia tra queste mura”… In particolare ha pregato davanti al monumento per le vittime del ghetto; al Museo delle occupazioni e lotte per la libertà: il silenzio ha scandito la visita nella sala delle esecuzioni; davanti al monumento alle vittime del Comunismo. Da questo luogo, dove la memoria continua a custodire la storia, il Papa ha elevato la propria preghiera: “Il tuo grido, Signore non cessa di risuonare, e riecheggia tra queste mura che ricordano le sofferenze vissute da tanti figli di questo popolo”. “Che il tuo grido, Signore – ha aggiunto il Pontefice – ci liberi dalla malattia spirituale da cui, come popolo, siamo sempre tentati: dimenticarci dei nostri padri, di quanto è stato vissuto e patito”. “Signore – ha concluso – non permettere che siamo sordi al grido di tutti quelli che oggi continuano ad alzare la voce al cielo”.