Introdotti dal presidente degli Industriali cremonesi, Stefano Allegri, stasera al San Domenico è andato in scena “Conversando a Teatro”, dialogo sull’economia (e non solo), tra Beppe Severgnini e Carlo Bonomi, numero uno di Confindustria nazionale. Il noto giornalista, con la solita verve, è partito dall’infanzia e dalle origini cremasche di Bonomi, anche coinvolgendo la madre dell’imprenditore, Biancamaria Calzi, orgogliosamente presente in sala.
Legame con le origini
“Tornare a Crema è sempre un’emozione, tornarci da presidente di Confindustria nazionale lo è ancor di più, una grande responsabilità”, ha esordito Bonomi. Applauso. La conversazione è partita dalla città. “Sono nato il 2 agosto 1966 all’ospedale Maggiore. Vivevo in via Piacenza. Mio padre aveva l’orto e io ci andavo. Un giorno glielo l’ho allagato, volevo già fare agricoltura intensiva: erano i primi segni di imprenditorialità. Papà era impiegato, la mamma aveva un negozio a Milano”, ha detto Bonomi stimolato dalle domande di Severgnini.
Pergolettese e tenacia 
Prima di addentrarsi nelle questioni economiche, ancora un salto indietro nel tempo, all’epoca del nonno Carlo e della fondazione della mitica Pergolettese nel 1932, all’osteria del Pergoletto, da lui gestita, con anche un ricordo di Mario Macalli. Tra scurmagne, usanze cremasche, ricordi familiari e aneddoti, Bonomi ha ammesso di essere “legato alla mia terra, anzi forse perché sono andato via la sento ancor più mia. Da Crema ho portato via la tenacia, chi è cremasco ne ha da vendere. L’ho impiegata in tutta la mia vita professionale”.
Materie prime ed energia
Prima di salire sul palco del San Domenico il presidente di Confindustria aveva risposto alle domande dei giornalisti cremaschi. Come presidente di Confindustria è più preoccupato per il suono della guerra o per le fibrillazioni del Governo? “Sono preoccupato per gli italiani e le imprese: stiamo vivendo un momento di crisi particolare che, però, è nato prima dell’inizio del conflitto in Ucraina. Il caro delle materie prime e i costi dell’energia in aumento sono precedenti, accentuati dalla guerra, che ha velocizzato i processi. Questo comporta valutare come poter intervenire”.
Territorio, grande ricchezza
Riforma fiscale: avesse la bacchetta magica cosa farebbe? “Va affrontata in maniera organica, entrando nell’ottica che il fisco è una leva di competitività, altrimenti è solo un Bancomat di Stato, ma non è questa la strada che noi vogliamo”.
Le province hanno retto meglio l’impatto della crisi pandemica rispetto ai grandi centri urbani, come si può tradurre questo messaggio che viene dalle periferie in provvedimenti concreti? “Il territorio è la grande ricchezza del nostro Paese, purtroppo non lo valorizziamo. Io ho l’azienda a Mirandola, il secondo distretto biomedicale al mondo dopo Minneapolis. Nonostante ciò non abbiamo l’alta velocità e una superstrada. Mancano le infrastrutture necessarie per valorizzare territori che possono dare tanto, serve una grande visione in merito alle capacità di tali aree”.
Bonus e una tantum
Le misure fiscali varate dal Governo vanno bene, ma per affrontare la crisi energetica e l’inflazione occorrono iniziative di ampio respiro. “Abbiamo condiviso gli interventi congiunturali utili ad affrontare l’emergenza. Ci lascia, però, perplessi la mancanza di interventi strutturali, non li vediamo. Non sembra esserci la volontà di metterli in campo. Sull’equità sociale Confindustria ha avanzato proposte, ma vedo che si va avanti con i bonus e gli una tantum”.
Italiani, popolo eccezionale
Poi il via al dialogo con Severgnini, tra sogni, passione, formazione, scuola e imprese, politica, su cui torneremo. Sullo sfondo il conflitto di Putin. Con la “grossa preoccupazione che non c’è più comunicazione tra società civile e politica. La politica è completamente scollegata e si vede nei provvedimenti. Oggi nessun imprenditore vuole avere a che fare con la politica. Il nostro Paese ha tante risorse, ci vuole qualcuno che torni a dare un sogno a questo Paese, per un futuro migliore per i nostri figli. Nel primo lockdown come si son comportati gli italiani? Hanno dato una lezione di senso civico e responsabilità che nessuno s’aspettava. Abbiamo depauperato quel patrimonio! Gli italiani sono eccezionali, se chiedi un sacrificio e glielo motivi ci stanno. Non c’è un popolo come noi. Fiero e orgoglioso di rappresentare i nostri imprenditori”, la chiusura del presidente Bonomi.














































