Tenere vivo il ricordo di chi ha combattuto per la libertà e per la patria”. Questo l’obiettivo e la finalità della mostra, di carattere storico, promossa dal comune di Romanengo in collaborazione con il gruppo culturale cremasco l’Araldo, in occasione dei 110 anni dell’ingresso in guerra dell’Italia (1915-2025), tenutasi presso la sala delle conferenze Oriana Fallaci della Rocca di Romanengo, sabato scorso1 novembre, alle ore 16.
Gli interventi del parroco e dell’Araldo
Il parroco di Romanengo, Don Massimo Cortellazzi, nel suo intervento di apertura, ha posto 
Mario Cassi, presidente dell’Araldo, ha espresso ringraziamenti a Federico Oneta, sindaco di Romanengo e a Marco Gandelli, agente della Polizia locale, per aver profuso impegno, tempo ed energie nella realizzazione della mostra; ringraziamenti sono andati anche alla Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, sezione di Crema, presieduta da Giovanni Quartani e all’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, sezione d’Izano, rappresentata da Lucinio Cassi.
Sacrificio del quale beneficiamo oggi
L’iniziativa proposta, a detta del sindaco, si configura quale tributo alla memoria dei militari che hanno combattuto per la propria Patria e dei quali è doveroso mantenere vivo il ricordo, promuovendo la conoscenza dei fatti che li hanno visti protagonisti in prima linea, anche e soprattutto nelle nuove generazioni. Oneta ha successivamente ringraziato il Maresciallo dei Carabinieri della stazione di Romanengo, Vincenzo Genovese, l’agente di Polizia locale Marco Gandelli ed il Vice Commissario della Polizia locale di Pandino, Giuseppe Cantoni, per aver contribuito alla messa in atto della mostra. “Grazie allo spargimento di sangue, ai giorni nostri, possiamo vivere in modo dignitoso e ritrovare quei valori e quei principi per merito di coloro che si sono sacrificati per la Patria”, le parole del sindaco a conclusione del suo intervento.












































