“Si vorrebbe che fosse l’ultima volta. L’ultimo naufragio, l’ultimo bombardamento, l’ultima guerra. Ma la realtà ci offre quotidianamente nuovi motivi di disperazione e di sfiducia nella possibilità e, soprattutto, nella volontà di trovare soluzioni che rispettino la dignità umana, ai problemi che affliggono il mondo. Si rischia di abituarsi al male, o di chiudere occhi e orecchie per non soccombere”. Queste le parole di Paolo Valente, vice direttore di Caritas Italiana, rilasciate al Sir, dopo due naufragi di migranti al largo di Lampedusa che, fino a oggi, hanno causato almeno 26 vittime accertate, tra cui alcuni minori.
Necessari giustizia, politiche lungimiranti, superare nazionalismi ed egoismi
Per Caritas Italiana, “il compito della comunità cristiana è di offrire sempre e comunque motivi di speranza. Una speranza concreta, che si traduce in soluzioni possibili. Dobbiamo piangere queste vittime, ma non basta. È molto, ma non sufficiente. I morti in mare sono il segno di un mondo malato, che per guarire ha bisogno di giustizia, di politiche lungimiranti, di superare nazionalismi ed egoismi che generano guerre, miseria e disuguaglianze, e che offendono l’umanità e l’intera creazione”.
Tornesi: “La dignità di ogni migrante esige soccorso immediato”
“Oggi, ancora una volta, il Mare Mediterraneo ci racconta una ferita profonda: vite spezzate, sogni infranti, famiglie devastate. Come Migrantes delle Chiese di Sicilia, ci uniamo in preghiera per le vittime di questa ennesima tragedia annunciata e lanciamo un appello aperto alle istituzioni, alla società civile e a ogni cuore solidale”. Queste le parole di Santino Tornesi, direttore dell’Ufficio regionale per le Migrazioni della Conferenza episcopale siciliana.
“Non possiamo accettare – aggiunge Tornesi – che il mare e l’indifferenza diventino luoghi comuni di morte. La dignità di ogni migrante esige soccorso immediato, protezione e un rifugio sicuro”.
Da qui, la richiesta alle autorità competenti di “porre al centro delle politiche migratorie la dignità umana e la protezione dei più vulnerabili, in un contesto di cooperazione europea e internazionale”.
“Rinnoviamo – conclude il direttore dell’Ufficio pastorale delle Migrazioni – l’urgenza di aprire nuovi corridoi umanitari, vie legali chiare per chi cerca protezione, e un impegno condiviso tra gli stati per trovare soluzioni durature. L’orizzonte deve essere quello di una solidarietà concreta, non di una mera gestione delle emergenze”.












































