Festival Ghislandi. Il secondo concerto

Il secondo appuntamento del Festival Ghislandi, oggi, domenica 18 maggio, alle 21, vede il ritorno dell’artista russa Ekaterina Chebotareva che aprirà il concerto affrontando Estampes di Debussy, suite del 1903 in tre brevi movimenti di diversa estrazione.

Il programma

Il primo in si maggiore (Pagodes) s’ispira al gamelan, ensemble di strumenti a percussione orientali che insieme a scale pentatoniche evoca l’immagine delle pagode. Il successivo (La soirèe dans Grenade) è un’habanera in fa diesis minore, danza spagnola di cui si ricrea la vivida atmosfera, mentre quello di chiusura in mi minore (Jardins sous la pluie) descrive con una scrittura onirica un temporale autunnale fra cui s’incuneano due melodie popolari infantili.

Quindi sarà la volta della Ballata n.2 in si minore di Liszt. Fu scritta dal compositore ungherese durante il periodo di Weimar, in un momento di raccoglimento e di lavoro sostenuto dalla preziosa vicinanza della principessa Carolyne von Sayn-Wittgenstein. Vi è ripresa una suggestione letteraria che rimanda al mito di Ero e Leandro, pretesto per un brano pervaso dalla fatalità resa in forma rapsodica.

Del russo Rachmaninov la Sonata op.36 n.2 in si bemolle minore rappresenta un’opera di vaste proporzioni, anche dopo la revisione del 1931 che ne ridimensionò la scrittura, rendendola più adatta all’esecuzione pubblica. Nel primo movimento si contrappongono due temi: il secondo, calmo e sereno, stempera l’impeto epico del primo. Situazioni multiformi e inaspettate contraddistinguono il “Non Allegro” successivo, che accoglie spunti pure dal primo tempo, costituendo un po’ il fulcro dell’intera pagina, prima dell’improvviso irrompere del catartico finale (“Allegro molto”) in tonalità maggiore.

Chiuderanno la seconda serata del Festival Ghislandi 2025 i pochi minuti di musica che costituiscono Navarra dello spagnolo Albéniz, scritta nel 1908 nella tonalità di la bemolle maggiore e dedicata a Marguerite Long de Marliave. Un “Allegro non troppo” rimasto incompiuto e concluso da Déodat de Sévérac, ispirato a scene tipiche della Spagna settentrionale, quindi al gusto locale espresso soprattutto nel ritmo, che ne fa però una pagina non di mero folclore ma pure di ripiegamenti più intimisti.