Non rinunciamo alla fantasia di giocare a pallone, ingabbiando l’espressione dei giovani calciatori in schemi e in sistemi di gioco. È stato questo il focus dell’incontro che si è tenuto ieri sera in sala Alessandrini. Al tavolo Cesare Prandelli, Ct della Nazionale italiana nell’ultimo Mondiale disputato dagli azzurri, Filippo Galli, ex difensore del Milan nonché responsabile dell’area metodologica del Parma Calcio, il dirigente sportivo Giancarlo Finardi, per dieci anni mister della Primavera dell’Atalanta, e Adriano Cadregari, docente del settore tecnico della Figc, ai quali si è unito poi l’ex telecronista Marco Civoli. Dall’altro lato un centinaio di accorsi tra appassionati, stampa e allenatori cremaschi. A coordinare l’incontro, ben allestito dal Comitato organizzatore del Trofeo Dossena, il giornalista de La Gazzetta dello Sport Luca Bianchin.
Cadregari: “Dare autonomia ai ragazzi”
“Nel calcio di oggi vigono la rigidità, le azioni di gioco ripetute, e c’è da discutere, perché il calcio italiano negli ultimi 15 anni non è riuscito a produrre attaccanti, ali, mezze punte – ha esordito Prandelli –. Nei settori giovanili i bambini dovrebbero essere messi nelle condizioni di interpretare la difficoltà”. “Il problema – ha rimarcato Cadregari – è che gli allenatori attuali vogliono risolvere i problemi al posto dei ragazzi, togliendo loro autonomia nelle scelte. L’allenatore si deve mettere in discussione, ma se dopo un paio di partite perse è già sulla graticola, anche a livello giovanile, bisogna cambiare il sistema”.
Galli: “La tecnica è lo strumento, non l’obiettivo”
Per Galli “la tecnica non è l’obiettivo, ma lo strumento. Come apprendono i ragazzi? Attraverso il gioco di strada, come abbiamo fatto anche noi, aspetto che si è un po’ perso. Bisogna inoltre dare loro tempo, anche di sbagliare”. “Ho visto di recente una partita delle giovanili dell’Atalanta e mi ha colpito vedere come in 40 minuti nessuno scartasse l’avversario – ha commentato Finardi –. Per giocare bene servono anche entusiasmo, voglia di fare. Non avvertirlo come un peso”.
Prandelli: “Talento? Una giocata inaspettata”
Da cosa si percepisce il talento in un ragazzo? “Quando il calciatore fa la giocata che non ti aspetti, quella che fa saltare dal seggiolino il tifoso, che mostra personalità: questo è per me il talento – ha aggiunto Prandelli –. Tra i giocatori attuali mi ha colpito Lookman. Se ti punta non sai se va a destra, a sinistra, se accelera, a volte tira dalla distanza: è incredibile. Dobbiamo valorizzare la qualità del giocatore, anche in funzione della squadra più importante in Italia: la Nazionale. Oggi non abbiamo più esterni che puntano, tutti pensano al passaggio chiave, all’ultimo tocco, ma i mister nelle giovanili dovrebbero formare i giovani sulla tecnica. In età avanzata non è più possibile insegnarla”. È importante, inoltre, ha puntualizzato Galli, che il contesto in allenamento sia realistico: “I ragazzi devono essere immersi nella realtà del gioco, con difensori a contrastarli, marcati da avversari”.
La mentalità è influenzata dal contesto
Poi una domanda sulla mentalità: la testa a che età si allena? “Non si allena: è influenzata dal contesto – ha detto Prandelli –, è molto complicato questo aspetto. Ragazzi e bambini non si sentono mai piccoli, quindi bisogna responsabilizzarli, abituarli ad avere fame, a fare sacrifici, ma senza mortificarli quando sbagliano”.
IA e seconde squadre
Sull’intelligenza artificiale applicata al calcio “Non dobbiamo farci ammaliare troppo dai numeri – ha avvertito Prandelli –. Pirlo, per esempio, non aveva numeri straordinari, ma in campo era una gioia per gli occhi”. Scetticismo anche sulle seconde squadre: “Nel contesto di oggi servono perché c’è bisogno di uno step in più tra la prima squadra e la Primavera, ma in un mondo ideale bisognerebbe avere il coraggio di dare spazio ai settori giovanili” ha affermato Galli. “A volte il raggiungimento dell’obiettivo di squadra può non coincidere con la valorizzazione dei giovani, schierando quindi giocatori più funzionali ma con meno qualità, purtroppo” ha aggiunto Finardi. Infine, un aspetto positivo del calcio italiano di oggi? “Passione e sogno rimangono sempre dentro di noi. Bisogna però farli fiorire, dobbiamo fare passi avanti in questo” ha concluso Prandelli.














































