Gombito. Fucilato dai tedeschi a guerra finita, Medaglia d’Onore a Mario Fiammeni

A Seconda Guerra Mondiale finita, 4 giorni dopo il suo compleanno, trovò la morte colpito a morte dai fucili dei tedeschi che aprirono il fuoco contro quel giovane che cercava di scappare dal campo nel quale era internato per festeggiare il ritorno alla libertà, alla vita. Era il 27 aprile del 1945. A distanza di 80 anni, mercoledì 13 febbraio in Prefettura, a Cremona, i nipoti di quel giovane gombitese, Mario Fiammeni, hanno ricevuto dalle mani del Prefetto Antonio Giannelli la ‘Medaglia d’Onore’, concessa ai deportati/internati nei lager nazisti.

Chiamato alle Armi e deportato nei campi di lavoro tedeschi
È stato un giusto riconoscimento per Mario, nato a Gombito il 23 aprile 1923 da Giacomo Fiammeni (combattente nelle Guerre d’Africa di fine ’800 e nella Prima Guerra Mondiale) e Agostina Zugni, terzo di cinque tra fratelli e sorelle. La sua storia è, purtroppo, quella di tanti giovani di quell’epoca. All’età di 20 anni e in piena guerra, il 1° giugno 1943 viene chiamato alle armi e assegnato alla Marina Militare destinato, in qualità di Allievo Cannoniere, presso il deposito Cerm di Pola (città Croata al tempo territorio italiano). “A seguito dei noti tragici eventi che si aprirono dopo l’8 settembre di quell’anno – spiega Angelo Lena, consigliere comunale di Gombito e appassionato di storia – unitamente ad altri marinai commilitoni, categoricamente e senza alcuna esitazione, rifiutò di consegnarsi ai tedeschi; coraggio che immediatamente lo porterà a Trieste e caricato su carri bestiame per la deportazione in Germania, a Berlino. Venne assegnato al campo di lavoro di Dreidiunder con mansioni di sgombero delle macerie, dovute alle quotidiane incursioni alleate sulla città. A causa del duro lavoro di ogni giorno, con la paura dei quotidiani bombardamenti, dell’alimentazione scarsissima che gli veniva garantita e del freddo patito, fu ricoverato nell’ospedale da campo.

Fucilato mentre correva verso la libertà
Il 27 aprile 1945, quindi a guerra ormai finita, trovò la morte a seguito di un colpo di fucile, esploso dai tedeschi, mentre cercava di scappare dal campo con altri compagni gombitesi, i quali, con profonda pietà, lo hanno seppellito sotto un albero vicino al campo stesso. I particolari della sua morte, sono stati poi raccontati ai genitori di Mario, dai compagni gombitesi che erano riusciti a scappare e poi a rientrare in patria”.
Dei giorni passati al fronte e al campo di lavoro, Mario scrisse in lettere che, al netto della ferrea censura, lo stesso era riuscito a inviare ai familiari. “Chiedeva sempre dei fratelli – continua Lena – per i quali si preoccupava molto, soprattutto dopo la morte, a soli 13 anni, della sorellina Rosalinda”. Un carteggio che è giustamente gelosamente conservato dalla nipote Giovanna, anima dell’iniziativa che ha consentito al compianto Mario di ottenere alla memoria il doveroso e meritato riconoscimento.
In occasione del prossimo IV Novembre tutta Gombito, per iniziativa dell’amministrazione comunale, ricorderà Mario, “uno dei suoi tanti figli che in giovanissima età diedero alla patria il valore più sacro che è quello della vita”.