Caritas-Forum Terzo Settore. Rapporto nazionale su povertà ed esclusione sociale 2024 e focus sulla situazione cremasca

Il rapporto nazionale su povertà ed esclusione sociale 2024 e il focus sulla situazione locale sono stati i temi dell'incontro di oggi pomeriggio in sala Alessandrini

Un buon numero di sindaci del territorio e rappresentanti di associazioni del Terzo Settore (circa 150 le presenze) hanno partecipato oggi pomeriggio, in sala Alessandrini, alla presentazione del Rapporto nazionale su povertà ed esclusione sociale 2024 e del focus sulla situazione locale.
L’evento – promosso da Caritas Crema, insieme alla sorella di Cremona e in sinergia con il Forum del Terzo Settore, in collaborazione con Area Omogenea Cremasca, Consorzio.it, Comune di Crema, Comunità sociale Cremasca, Acli e Ambito territoriale sociale di Crema – è stato anche l’occasione per presentare il progetto sperimentale sull’abitare della nostra Caritas diocesana; “al momento – ha evidenziato il direttore Claudio Dagheti – in collaborazione con Acli Crema, ma che dal 2026 avrà una dimensione di partnership anche con altri enti e sarà il segno della diocesi di Crema per il Giubileo”.

La povertà assoluta e la “questione Nord”

Dopo i saluti istituzionali della portavoce Forum del Terzo Settore Donata Bertoletti, del sindaco Fabio Bergamaschi e del vescovo Daniele, Walter Nanni – del Centro studi Caritas Italiana – ha presentato il Rapporto povertà 2024 “Fili d’erba nelle crepe”.
Tra i dati più significativi rilevati spicca innanzi tutto che a livello nazionale la povertà assoluta individuale è cresciuta di quasi 3 punti percentuali in 10 anni, attestandosi a circa il 9,7% della popolazione; e che la povertà assoluta familiare è dell’8,4% dei cittadini italiani (+ 2,2% in 10 anni).
Nello stesso arco temporale la povertà al Centro è cresciuta del 28,5% e al Sud del 12,1%, al Nord è raddoppiata portandosi al 97,2%. Dato che evidenzia una “questione Nord” inaspettata, che al di là dei costi maggiori di welfare, deve far riflettere su come funziona la nostra società.
Dalle rilevazioni raccolte nelle 206 diocesi italiane e dai 3.124 Centri di ascolto – tra cui anche il nostro diocesano e quelli parrocchiali – in Italia, ha riferito inoltre Nanni, sono assistite circa 269.689 persone. In continua crescita dopo la flessione del 2019 – quando erano 191.646 – distribuite più o meno il 52% nel Nord e il resto nel Centro-sud. Dato che conferma che c’è una quantità di povertà nel Nord importante.

La questione abitativa

Tra le tipologie di bisogni, al primo posto c’è quello economico, al secondo quello occupazionale e al terzo l’abitativo. Un ordine che si riscontra anche nella realtà locale. Come anche l’osservazione che non solo ci sono i nuovi poveri, ma anche delle storie di cronicità e di povertà “intermittente”, ovvero che tornano più volte a rivolgersi ai Centri d’ascolto. E soprattutto che emerge una multidimensionalità della povertà: il rapporto di Caritas italiana rileva che una persona ha da 3.2 a 7.9 problemi in media. Non solo problematiche relative alla casa, alla salute o economiche, ma diverse e quindi situazioni pesanti.
In ordine alla questione abitativa, in specifico, Walter Nanni ha evidenziato che in sei anni sono stati realizzati da Caritas italiana – attraverso le Caritas diocesane e utilizzando i fondi dell’8 per mille – 386 progetti, per un totale di 42 milioni di euro.

La situazione cremasca

È quindi seguito l’affondo sulla situazione cremasca con le rilevazioni della rete dei Centri di ascolto della Caritas diocesana, che non registrano tutte le povertà del territorio, perché ci sono anche persone che non si rivolgono a questi servizi.
Nel 2023 il Centro di ascolto diocesano ha incontrato 407 nuclei familiari mentre quelli parrocchiali altri 287, per un totale di 694 nuclei. Un numero più o meno simile a quello del 2022, ma – è stato sottolineato – aumenta il numero di colloqui fatti, il che vuol dire che è una povertà un po’ più intensa, che quindi richiede più incontri per accompagnare la persona.
Si sono registrati inoltre 124 nuovi accessi: ovvero il 30% dei 694 nuclei è nuovo, non era entrato in questo sistema prima.
Altro elemento evidenziato è che per il 50% sono italiani e il 50% stranieri. I primi un po’ più vecchi, per lo più celibi o nubili, vedovi, divorziati o separati; mentre gli stranieri sono più giovani, spesso coniugati e all’interno del loro nucleo familiare.
Un altro dato interessante è che il 26,22% delle persone ha un lavoro e il 7% è pensionato, quindi hanno un’entrata mensile, ma che faticano ad arrivare a fine mese, perché si tratta di working poor, lavoro povero.