Come ha scritto il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, “celebrare la Giornata nazionale della legalità nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci significa non solo onorare quelle morti, ma anche e soprattutto esaltare quelle vite che hanno compiuto fino all’estremo il proprio dovere per difendere i valori e i principi fissati nella nostra Costituzione”. A Crema la memoria dell’attentato in cui, esattamente trent’anni fa, persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, è stata celebrata poco fa in Largo Falcone e Borsellino, davanti all’ulivo intitolato ai due magistrati.
17.57 
“Oggi trent’anni fa la strage di Capaci. Come Consulta abbiamo voluto ancora una volta fare la nostra piccola parte”, ha detto il neopresidente Andrea Pilenga aprendo la cerimonia. Alle 17.57, dopo il suono della tromba, un minuto di silenzio (in contemporanea osservato da tantissimi sindaci d’Italia, proprio su invito di Decaro) ha emozionato i presenti: il sindaco Stefania Bonaldi con alcuni membri della Giunta, la Consulta Giovani con il presidente Pilenga, le autorità militari, la presidente del Comitato per la promozione dei principi della Costituzione Graziella Della Giovanna, i candidati sindaco e diversi cittadini.
Strade di Legalità
“Ringrazio i Giovani della Consulta di Crema che, sostenuti dall’assessorato alle Politiche Giovanili, da qualche anno ci propongono questo momento di memoria, accompagnato da una serie di iniziative di approfondimento, di contestualizzazione e concretizzazione, nel percorso 57 giorni – strade di Legalità, i 57 tristissimi, angoscianti, disperanti giorni che separarono l’assassinio di Giovanni Falcone, insieme alla moglie e a tre uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, da quello di Paolo Borsellino in Via D’Amelio, anche in quel caso, insieme a donne e uomini della scorta. Una carneficina”, ha esordito Bonaldi.
Non solo ricordo
“Ringrazio i giovani perché hanno capito, prima di tanti adulti, che momenti come questi di memoria hanno senso e rispetto solo se al ricordo e alla doverosa celebrazione facciamo seguire altro. Intanto l’esercizio della conoscenza di Falcone e Borsellino, due magistrati di elevatissima moralità. Abilissimi nel loro mestiere, di enormi capacità investigative, rafforzate da una coscienza limpida e da una incrollabile fiducia nella legge. Due simboli di legalità, di coraggio, di tenacia, di passione, di intransigenza, di indisponibilità al compromesso, professionale o politico che fosse; del resto le opacità di certe collusioni mafiose con la politica, non solo in quegli anni, non sono né un mistero né delle illazioni”.
Allargare lo sguardo 
Il sindaco ha riconosciuto alla Consulta il merito di aver aiutato ad allargare lo sguardo. “Intanto per realizzare che la mafia esiste ancora, e non è definitivamente sconfitta. Si estende nelle più disparate attività illecite, passando attraverso una miriade di iniziative apparentemente normali. E poi per realizzare che la mafia sarà completamente sradicata quando saranno banditi anche i ‘comportamenti mafiosi’, che sono infidi e insidiosi, perché sono diffusi assai oltre il perimetro con cui siamo soliti tirare metaforicamente i nostri nastri neri e gialli di pericolo attorno al fenomeno mafioso”.
Impegno di ciascuno
L’allusione ai favoritismi, alle clientele, alle raccomandazioni. Anche in tale senso Bonaldi ha rammentato le parole di Falcone: “Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia. Il primo cittadino ha invitato tutti a impegnarsi “perché la mafia muoia ogni giorno, non in forza di fortunate casualità, ma del preciso impegno di ciascuno di noi”.
Magnifico arazzo
Citando una serie tv che ha spopolato tra i giovani, Pilenga ha sottolineato l’importanza di combattere l’omertà. “La teoria del filo d’erba, dell’omertà sono costrutti sociali che permettono a organizzazioni come la mafia di alimentarsi, di crescere e di diventare, almeno apparentemente, invincibili”. I cittadini, dunque, come sosteneva Falcone “sono chiamati a non ostruire la lotta alla malavita e a sostenere le istituzioni. Eroi come Falcone e Borsellino sono chiari esempi di come più che fili d’erba siamo tutti puntini di un arazzo e che ciascuno è tenuto a fare la sua parte affinché l’arazzo risulti magnifico”.
Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una sola volta (Giovanni Falcone).





















































