IN COMUNE – Medaglia d’onore a tre deportati cremaschi

Giorgio Carlo Depetri, Giacomo Guercilena, Stefania Bonaldi, Giorgio Rizzi

Oggi si è tenuta una breve cerimonia di consegna delle medaglie d’onore a tre cremaschi che furono deportati e internati in campi di concentramento nazisti. Sono Ottorino Giovanni Depetri, Giovanni Guercilena e Italo Rizzi.
Uomini che, dopo la tragica gestione dell’Armistizio dell’8 settembre 1943, non aderirono alla Repubblica di Salò e furono spediti a lavorare nelle fabbriche belliche della Germania, senza alcuna protezione giuridica: “poco più che schiavi”, ha raccontato il figlio, Giacomo Guercilena, che ha tratto dalle storie del padre e dalle lettere spedite alla madre, ai familiari, racconti a volte molto crudi e altre volte però “censurati” dai militari tedeschi.
Questa medaglia d’onore è una forma di restituzione e di riconoscimento decretata con la Legge n. 296/2006: ogni anno, il 27 gennaio, Giornata della Memoria, oppure il 2 Giugno, Festa della Repubblica, il Quirinale emette medaglie speciali stampate dalla Zecca di Stato che riportano nome e cognome del cittadino internato, circondati da un filo spinato spezzato: simbolo di una prigionia interrotta dalla vittoria delle forze alleate e dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Una storia, quella degli internati italiani, meno nota di quella dei resistenti, ma altrettanto importante: “Va ricordato che una percentuale minima aderì alla repubblica di Salò, pur essendo messi praticamente al muro”, ha sottolineato Giorgio Rizzi a proposito del padre e delle centinaia di migliaia di ragazzi come lui. “Preferirono lavorare 15 ore al giorno, trattati male, con poco cibo e tante botte. Fu una scelta eroica, alla stessa stregua di chi riparò in montagna”. “Mio padre mi raccontava che alla fine della giornata la più grande sfida era riuscire a salire nella baracca”, ha raccontato Giorgio Carlo Depetri. “Se non avesse avuto la forza di farlo, i nazisti l’avrebbero considerato inutile e allora chissà cosa gli sarebbe accaduto”.
Questo il commento del sindaco Stefania Bonaldi: “È stato emozionante consegnare oggi questa onorificenza riconosciuta dalla più alta carica dello Stato a cittadini italiani le cui vicende sono una pagina ancora troppo poco conosciuta della storia del nostro Paese e della Liberazione. Ho chiesto ai famigliari di evocare qualche passaggio personale della vita dei loro congiunti insigniti e abbiamo toccato con mano quanto ciascuna di queste esistenze meriti di essere raccontata e valorizzata; lo faremo anche con gli studenti e le scuole, perché le testimonianze dirette hanno molta più efficacia e presa sui giovani, nell’interesse dei quali abbiamo il dovere di coltivare la memoria, di questi fatti e questi comportamenti specialmente”.