IL RACCONTO DI ANNA – In viaggio

Anna Borghi
Pensi a una vacanza, la prima dopo 15 anni, nella quale risponderai solo ai tuoi bisogni.

Ti accompagna all’aeroporto una nuova amica, una persona tutta da scoprire e senti che la vita si apre in nuovi capitoli.Il viaggiare da sola è la tua dimensione più confortevole.

All’apertura del portellone dell’aereo, all’arrivo, il profumo di elicriso non manca l’appuntamento. Si rendono necessari subito gli occhiali da sole, qui in questo profumo ci hai vissuto per 14 anni. Le lacrime scendono.

Sembra che tutti possano leggerti dentro l’emozione deflagrante.
Il bagaglio era in stiva: ti fermi al rullo e i ricordi dei viaggi mensili con l’enorme valigia blu, il passeggino e il tuo piccolo figlio portato sempre con te per mantenere il lavoro ma anche perché lo conoscessero la zia, la nonna, le persone che erano felici per te, per la realizzazione dei tuoi sogni che ora stavano aldilà del mare, collegate solo dalla voce nel telefono.

Ma il ricordo doloroso si sposta subito, non ha più spazio quel dolore già consumato. Il tuo corpo, ogni tua molecola grida:”MARE, MARE”.
Ti avvii con il tuo amico verso il mare.
La strada è nota, risaputa.

La prima sosta tra te e il mare è la visita a una persona cara, con una malattia importante che ha imbrigliato la sua voglia di vivere, costringendola alla dipendenza. Era una della tue amiche delle merende di tuo figlio, dove potevi sentire che qualcuno desiderava avere tempo di stare con te.
Quando qualcuno desidera condividere il suo tempo con te, gustare la tua presenza, ti senti a posto, ti senti a casa, ovunque tu ti trovi.
Così succede, l’abbracci forte e scappi via. Adesso le lacrime non scendono più fuori, costruiscono rigagnoli di tenerezza dentro di te, accogli il ricordo.

Una sosta al chiosco dove con tuo figlio aspettavi il tramonto, nelle merende in riva al mare, respirando musica e salsedine.
Quante, quante volte.
Ti sei proposta per momenti di benessere in spiaggia ma pare funzioni poco, poco pubblico. Cominci ad accantonare l’idea: senti salire l’intensità del viaggio.

Sei tornata da un’ora, solo una piccola ora. Ed ecco il mare di luglio. Non è il tuo mare quello delle passeggiate solitarie, tuo figlio affidato alla scuola, dove respiravi energia, dove colloquiavi con il mare.

Le parti essenziali di te che si ricongiungono alla natura, quelle che danno risposte o pongono domande certe, non dettate dalle paure.

Così a luglio il mare è di tutti, la festa rumorosa. E allora cominci a giocare, con il costume e con il mare. Ti incontrerò più tardi gli dici e sai che è vero.
Non si riesce a mentire al mare.

Il centro di quella che è stata la tua seconda città di adozione, è lì vociante di persone, profumo di bagnoschiuma, ricerca del regalino da portare.
Persone dall’aria felice dell’aria e dei profumi e dei colori: gli occhi della vacanza.
Ma i tuoi occhi arrivano altrove: fermi la macchina e corri in costume nel centro in cui non hai mai potuto partecipare assiduamente per le tue responsabilità genitoriali, ma sai che lì hai lasciato una parte dei tuoi sogni.

Lì abbracci le persone e le lacrime ritornano: che dolcezza acquistano le lacrime quando sciolgono i cristalli induriti del cuore.
Sorridi e corri via: correresti ovunque nelle stanze del ricongiungimento. “Eccomi sono tornata!”

La sera arrivi stanno leggendo racconti, leggi una poesia di Alda Merini perché non porti mai le poesie scritte con te, solo la tua voce poetica.
Ti diverti e senti che nessuno ti fa sentire in colpa, che sono contenti di vederti: una bella sensazione, è amore.

Poi a passeggio con l’amica da molto a ritrovare gusti e sapori del fainè e la notte.
E ti addormenti da sola come da molto tempo e la tua anima è agitata.

Il mattino contiene tutto: il sole, la passeggiata, il mare.
Arrivi alla spiaggia e tutto ha il sapore del ricordo. Ma quando entri in acqua i ricordi lasciano la veste del rimpianto.

I bagni fatti con il tuo compagno di vita che ti ha lasciato troppo tempo fa, i bagni con tuo figlio che sono stati sostanza per 13 lunghi intensi anni, quei ricordi ti sorridono.

Sale la consapevolezza che non puoi avere nostalgia per momenti e gioie già successe: “Le hai già avute”. Sono state il tuo desiderio e il tuo nutrimento: ora l’acqua cristallina è per te. Per la nuova te che ancora affronta gli eventi con coraggio, che si lascia alle spalle il giudizio dei mediocri incatenati alle loro certezze materiali, ai loro riti familiari rassicuranti.

Nuova grande saggia. Con la voglia di misurarsi ancora con l’autenticità e tagliare le parole inutili.
Un bagno in un mare di felicità: quella di essere viva.

Nell’ultimo anno avere incontrato la morte tre volte non ti ha resa spaventata. Se possibile, e lo è sempre, più consapevole. Il tempo della vita è davvero breve.
Le giornate si riempiono di lunghe camminate e di appuntamenti.

Arrivi dalla tua città di origine ma non natale dove avevi vissuto per 40 anni eppure nessuno mai ti cerca e davvero pochissime persone manifestano voglia di stare con te.
Essere ricercata anche se per il breve spazio di una cena, di un caffè ti riempie di gioia.

Le persone raccontano e tu racconti. Ma non sono avvenimenti o posizioni sociali. Raccontano di se stessi, dei loro sogni, dei loro ostacoli.
Si fidano di te e tu di loro. Lo specchio è sempre pulito.

Senti la qualità della tua esistenza e come la fuga alla ricerca di terapie per tuo figlio che finalmente dopo tre anni ha dato esito positivo, assuma tutta la sua importanza.

I tuoi 15 anni intensi di vita in questa città non sono passati inosservati.
Hai lasciato tracce, pochi ti hanno dimenticata.

La tua anima esulta e ti dice: “Hai amato la vita e sei stata molto amata”

“ICH HABE GENUG” dice Bach, te lo ripeti con dolcezza.

foto di Anna Borghi