IL RACCONTO DI ANNA – L’incontro con Giuliana

danzaterapia
Giuliana è una donna anziana molto alta;arriva al reparto S.Luca quando io ho già iniziato da tempo gli incontri di danza terapeutica in sala pranzo, con un gruppo di circa otto persone.
La sua cartella clinica parla di insufficienza mentale di grado moderato del comportamento; ricoverata dal 1970.
Ha una età indefinibile, sembra anziana ma ha 60 anni.
Si aggira per il reparto con una borsetta, una bambolina in mano, indossa collane di perle, e spesso mostra una serie di fotografie e cartoline.
Il suo aspetto così mascolino e imponente crea un interessante contrasto con il suo abbigliamento così femminile, quasi lezioso, con il suo sguardo pungente, e quel modo così
forte di osservare tutto con gli occhi sgranati.
Alle domande risponde al contrario:uso anch’io questo linguaggio per entrare in comunicazione con lei.
Dopo una serie di contatti verbali che sembrano testi del teatro dell’assurdo, Giuliana partecipa a qualche incontro di danza terapeutica.
Da un ultimo incontro se ne va scuotendo la testa. Sembra che per lei sia troppo. Troppe emozioni, troppe musiche, troppi contatti.
L’attività del gruppo di danza terapeutica permette ora di lavorare anche su temi come la tenerezza, la gioia; in un cerchio di condivisione gli anziani cominciano, spontaneamente, a ricordare i primi ricoveri. Alcuni di loro mi raccontano i loro vecchi lavori o della vita in famiglia: argomento estremamente delicato per chi è istituzionalizzato da decenni; argomento che mai mi sarei permessa di introdurre per prima.
Rispetto questa sua scelta e cerco di mantenere il contatto ogni volta che la incrocio, con il
saluto, con il sorriso, con lo sguardo.
M’interesso a lei, ma da lontano.
Lascio una distanza in modo che non si senta pressata, o messa alla prova.
Trascorre del tempo, e in mezzo a questo tempo avviene un trasloco vero e proprio di interi reparti: per ottimizzare le risorse, per unificare gli ospiti con nuovi criteri; io stessa cesso l’attività al reparto San Luca e la riprendo presso il reparto S.Carlo.
Alcuni anziani del gruppo sono trasferiti lì e se ne aggiungono di nuovi.
Ma quale sia la cognizione del tempo per queste persone, è una idea su cui spesso mi soffermo.
Una giornata scandita da bisogni primari, intervallata da attività ludiche grazie all’animazione, ma vuota, vuota di affetti e progetti, vuota di consapevolezze e cambiamenti, così come appare da chi osserva.
Se mai vi è capitato di dovervi alzare al mattino, e rimandare di alcuni minuti la fuoriuscita
dal letto rimanendo così presenti a voi stessi, lasciata libera la mente di vagare e nuotare tra i pensieri senza alcun controllo, vi sarete resi conto di quanti pensieri in pochi minuti la
nostra mente produca.
Così entrando in relazione con loro, ho la sensazione di questo grande lavoro, che un poco
consuma le persone da dentro, sento il peso dell’inespresso.
Se pur con le menti smarrite, con i linguaggi che conosciamo compromessi, queste persone
ci sono; sono altrove.
Percorro i corridoi di questi luoghi, salutando, sorridendo, parlando anche con anziani o persone con cui non faccio attività in modo diretto, senza sentirmi indispensabile o buona.
Semplicemente perché ci sono.
Camminando lungo questi corridoi passo di fianco alla solita coda per le sigarette, per i soldi per il caffè.
Giuliana è lì ma io questa volta non la vedo.
Lei si fa notare da me, infilando le sue dita nei miei capelli sciolti sulle spalle.
Avverto questo tocco leggero, di chi quasi tocchi un foulard prezioso, nessuna intenzione di afferrare, solo dita sospese tra capelli nell’aria.
Mi fermo e la saluto con lo sguardo. Poi me ne vado: ho il cuore vuoto…
Ora Giuliana si aggira anche con una bottiglietta verde di profumo in mano; colgo il frutto al volo e le chiedo di mettermene sul polso.
E incredibile quanto sia delicata con le sue grandi mani questa donna più alta di me, che
potrebbe essere la mia custodia!!!Giuliana mi cerca con lo sguardo e io mi avvicino, non parlo: la guardo in quei suoi occhi sgranati, quasi divertiti…
Lei allunga una mano aperta a coprirmi il volto, ma mentre la sua mano si avvicina le dita si chiudono, lasciando un indice sospeso come un piccolo pennello morbido che arriva e mi si posa sul naso; rido, è piacevole.
Ora ogni volta che mi incontra Giuliana mi vuole salutare così.
Con questo tenero contatto tra dito e punta del naso, che fa nascere, ovunque ci troviamo
due silenziosi sorrisi.