BANCA CREMASCA CON MANTOVABANCA

Banca Cremasca verso la fusione per incorporazione di Mantovabanca 1896. Se ne è parlato a Montodine, durante il primo dei tre incontri conoscitivi con i soci organizzati dall'Istituto di Credito Cooperativo in vista dalla decisiva assemblea ordinaria e straordinaria convocata per domenica 21 maggio a Crema. Assemblea che, almeno questo è il sentore viste le reazioni della base sociale a Montodine, non si annuncia come una “formalità”.
Nella partecipata riunione montodinese sono intervenuti i vertici di Banca Cremasca: il presidente Francesco Giroletti, il vice Giuseppe Capellini e il direttore Cesare Cordani. In primis, è stata sinteticamente illustrata ai soci la nuova Legge di Riforma del Credito Cooperativo, definita dal Governo dopo un serrato confronto tra diverse realtà del settore bancario e i preposti organismi europei che “dettano” duri requisiti. Si tratta di un complesso e articolato meccanismo che, pur valorizzando la dimensione territoriale delle Bcc, mira a semplificare la filiera, ad accrescere l'efficienza e ad aprire il patrimonio a capitali esterni. Presente anche un sistema di aiuto per le Bcc in difficoltà. Il tutto “vivendo” all'interno di un Gruppo Bancario Cooperativo, con responsabilità reciproche.
Nel contesto di un tale meccanismo, ecco per Banca Cremasca la proposta di fusione per incorporazione di Mantovabanca 1896, Istituto che ha la propria sede centrale ad Asola e che appartiene al mondo del credito cooperativo. Mantovabanca sta uscendo dal pantano di anni burrascosi, che hanno portato al commissariamento e a diverse ispezioni, fino a un radicale rinnovamento della dirigenza che ha permesso di tornare a navigare in acque tranquille.
La fusione – hanno spiegato Giroletti, Cordani e Capellini a Montodine – è frutto di una valutazione strategica: è certamente una sfida, un atto “rischioso ma fattibile” per garantire ancora a Banca Cremasca una vita. Un'occasione, hanno aggiunto, per triplicare le masse, allargare la territorialità, ridurre i costi di gestione, dare un futuro roseo ai dipendenti e un miglior servizio ai soci e ai clienti. Un rischio nell'oggi, è stato sottolineato, ma “il gioco può valere la candela” in una prospettiva di reciproca crescita. Una Bcc dimensionalmente più grande e organizzata, inoltre, avrà un peso maggiore all'interno del nuovo Gruppo Bancario Cooperativo.
Guardando alcuni brevi numeri, Banca Cremasca ha 130 dipendenti e 3.238 soci, Mantova 147 dipendenti e 3.624 soci. Gli sportelli: 20 quelli di Banca Cremasca, 18 quelli della realtà mantovana. A fusione fatta, le masse amministrate supererebbero i 2 miliardi e 400 milioni di euro.
La fusione – autorizzata senza note da Banca d'Italia – prevede la seguente governance: la sede amministrativa e operativa rimarrebbe a Crema e il nuovo Consiglio d'amministrazione, composto da 9 cremaschi e da 4 mantovani, continuerà a esser presieduto da Francesco Giroletti. Immutato il Collegio sindacale. La direzione verrebbe affidata a Giampaolo Roseghini, attuale direttore generale di Mantovabanca.
Come detto, nel dibattito a Montodine da parte dei soci sono emersi più dubbi che positive convinzioni: “Noi siamo piccoli ma sani – il concetto più gettonato – perché 'prendiamo' una banca definita da esperti tra le peggiori d'Italia?”.
Banca Cremasca ha in programma altri due incontri conoscitivi: all'oratorio di Sergnano martedì 18 aprile e al Centro San Luigi di Crema giovedì 20 aprile, sempre con inizio alle ore 21. Poi, domenica 21 maggio, alle ore 9, l'assemblea presso la palestra di via Toffetti a Crema, dove nella parte ordinaria sarà confermata la solidità patrimoniale di Banca Cremasca unitamente al Bilancio in attivo, mentre nella parte straordinaria si parlerà della fusione con Mantovabanca. A naso, non sarà una passeggiata. Saranno i soci, per alzata di mano, a dire se il matrimonio s'ha da fare.