GIORNATA MIGRANTI: MESSA INTERNAZIONALE

Nella Giornata del Migrante celebrata in tutte le parrocchie oggi, domenica 15 gennaio 2017, è stata scelta la chiesa del Sacro Cuore della parrocchia di Crema Nuova in città per la tradizionale Messa Internazionale.
Ha animato la liturgia il coro multietnico di Crema diretto da padre Arnold della comunità dei Missionari dello Spirito Santo di Santa Maria della Croce. Un giovane di colore alle percussioni e numerosi gli africani presenti tra i coristi: la Comunità africana cremasca è stata infatti la protagonista dell'iniziativa.
Ha presieduto l'Eucarestia il parroco don Angelo Frassi, davanti a una nutrita assemblea nella quale erano presenti anche molti stranieri e suor Gisella, responsabile della comunità di ricupero del Buon Pastore. All'inizio ha parlato il presidente della Commissione Migranti Enrico Fantoni che ha sottolineato come la Giornata, che supera ormai il secolo di vita (è la 103° edizione), è nata in appoggio ai tanti italiani che migravano in altre nazioni europee e oltreoceano, ora invece è mirata ai tanti immigrati che vengono tra noi e quest'anno, in particolare ai rifugiati minori senza accompagnatori, secondo quanto ha sottolineato il Papa nel suo messaggio. E ha spiegato l'acronimo Misna (Minori Stranieri non accompagnati) , sottolienando come quella dei ragazzi non accompagnati è la situazione più grave dell'attuale fenomeno migratorio (26.000 arrivati in Italia nel 2016).
Il coro ha eseguito canti nella lingua del Congo (lingala), in spagnolo e in francese: particolarmente suggestivo il Gloria, accompagnato da battimani e da movimenti di danza. Anche le letture sono state lette in diverse lingue: la prima in francese, la seconda in spagnolo, il diacono Nicolas ha letto il vangelo in italiano.
Nelle preghiere dei fedeli, recitate in francese e in spagnolo, si è invocato il Signore per i governanti, per il Papa, per la grave situazione dell'Ucraina. Si è pregato infine per il nuovo vescovo eletto Daniele.
Al termine della bella Messa, un rinfresco per tutti in oratorio.

I MINORI MIGRANTI IN ITALIA
Non tutti i minori migranti sono uguali: c'è chi è emigrato in Italia con i genitori o si è ricongiunto a essi successivamente, c'è chi è stato adottato o chi è arrivato da solo rischiando tantissimo e c'è, infine, chi è nato in Italia. Si tratta di percorsi diversi che pongono anche a noi interrogativi che richiedono una sempre maggiore conoscenza del fenomeno migratorio.
“In soli nove anni, i minori stranieri in Italia sono passati dai 284.000 del 2001 agli 862.453 del 2008, fino ad arrivare al milione e centomila di oggi. Oggi sono il 21,7% della popolazione straniera regolarmente residente. Quest'anno, via mare e via terra, per nascita o per ricongiungimento familiare o per tratta, in fuga da 35 guerre e disastri ambientali, tra fame, siccità e violenze, nascosti spesso nelle stive di navi, nei camion, negli autobus, arriveranno in Italia oltre 20.000 minori: sono volti di bambini, ragazzi, giovani alla ricerca di qualcosa di nuovo per la propria vita”. Nelle parole di monsignor Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, è ben sintetizzata la situazione quantitativa dei minori a livello nazionale.
Qual è la situazione in Lombardia? E nella nostra diocesi di Crema?
Secondo i dati tratti dal XXV Rapporto Immigrazione 2015, Caritas-Migrantes, i minori residenti nella nostra regione sono 276.558, concentrati per il 70% nelle province di Milano, Brescia e Bergamo. Nella nostra diocesi sono 2.124, con una leggera prevalenza maschile su quella femminile.
Fin qui la fredda fotografia dei numeri. Ma cosa si nasconde dietro questi dati? Il primo elemento che emerge è abbastanza ovvio e si riferisce all'enorme varietà dei Paesi di provenienza. In alcuni casi si toccano i 200 Stati di origine.
Il secondo elemento è invece più delicato e riguarda il diverso impatto che i figli dei migranti operano sulla società. Questo significa che non tutti i minori sono uguali, perché alcuni sono arrivati e continuano ad arrivare dall'estero, mentre aumenta il numero di coloro che nascono in Italia. E qui parliamo delle seconde e terze generazioni.
Più in dettaglio si nota che a partire dalla metà degli anni '90 si passa da una migrazione da lavoro, costituita essenzialmente da giovani maschi e soli a una migrazione di popolamento, formata essenzialmente da donne e bambini, frutto dei ricongiungimenti familiari. Se la migrazione da lavoro aveva un valore esclusivamente economico, quella da popolamento ha un valore fortemente politico e culturale: i minori figli di migranti diventano sempre più numerosi e visibili. Da questo momento i minori stranieri aumentano rapidamente al punto che nell'arco di dieci anni sono più che raddoppiati. Ai minori nati all'estero si affiancano i minori nati in Italia. Pur trattandosi in entrambi i casi di minori stranieri, in realtà si tratta di giovani con caratteristiche molto diverse. Quelli nati all'estero presentano maggiori difficoltà, sia scolastiche sia relazionali, ma una maggiore capacità di resilienza. Al contrario i minori nati in Italia, la cosiddetta seconda generazione, vivono un processo di normalizzazione che li sta rendendo del tutto uguali ai coetanei italiani.
Queste realtà giovanili pongono anche a noi seri problemi di dialogo e di accoglienza. Chi è arrivato in Italia vive in prima persona la lacerazione provocata dalla migrazione: infatti migra dal Paese d'origine, migra dalla tradizionale famiglia allargata, migra dall'infanzia o dall'adolescenza verso il mondo adulto. Un'esperienza difficile per il ragazzo, ma anche per i genitori che si ritrovano un figlio cambiato, un estraneo da introdurre in una cultura estranea. Per chi invece è nato in Italia da genitori stranieri, i legami con la cultura d'origine sono quasi sempre mediati dai genitori: si trova ben presto a dover mediare continuamente tra due culture. Di conseguenza tende a essere come le generazioni italiane sia nella scelta nei percorsi scolastici sia nei comportamenti, negli stili di vita e di consumo.
Pur non trattandosi di minori abbandonati, i figli dell'emigrazione pongono problemi importanti per una integrazione seria, che tenga conto non solo delle loro aspettative, ma anche dei loro cammini di provenienza.
A cura della Commissione Migrantes
Diocesi di Crema