CELEBRATI I FUNERALI DI DON VINCENZO

“Anche il nostro carissimo don Vincenzo, uno dei sacerdoti più anziani del nostro Presbiterio, ha terminato la sua corsa, ossia il suo itinerario terreno, dentro il quale ha vissuto, con tanto impegno e dedizione, con animo ardente e fedele, la missione che la Chiesa gli ha affidato, lungo i suoi sessantaquattro anni di esercizio del ministero sacerdotale.” Sono le parole con le quali il vescovo Oscar ha iniziato l'omelia al funerale di don Vincenzo Stabilini, celebrato oggi pomeriggio alle ore 14.30.
Il canonico della cattedrale era scomparso martedì in serata dopo una lunga malattia, a 88 anni. Era nato, infatti, a San Bernardino il 31 agosto 1927. Ordinato sacerdote il 7 giugno 1952 ha svolto il suo primo incarico pastorale in veste di curato della parrocchia della SS. Trinità (dal 1952 al 1964). Ma il compito principale della sua vita è stato quello dell'apostolato nella scuola. Ha insegnato a tempo pieno religione per tantissimi anni, prima alle Magistrali, poi al Liceo Scientifico e infine presso le Segretarie d'Azienda. Maturata la pensione, il vescovo Tresoldi, l'ha nominato canonico penitenziere nel 1992, incarico che ha svolto fino al 2002. È stato anche assistente dei familiari del clero e dell'Apostolato della Preghiera.
Oggi pomeriggio a San Bernardino erano presenti i fratelli e le sorelle (una famiglia veramente numerosa quella degli Stabilini) con nipoti e pronipoti, una dei quali ha dato l'ultimo saluto e l'ultimo ringraziamento allo zio sacerdote a nome di tutti, al termine della Santa Messa, presieduta appunto dal vescovo Oscar e concelebrata da numerosi sacerdoti. A fianco di mons. Cantoni il neo-vicario generale don Maurizio Vailati, il presidente del capitolo della cattedrale don Emilio Lingiardi e il neo parroco di San Bernardino don Lorenzo Roncali.
“Nella prima lettura della Parola di Dio, che abbiamo appena ascoltato – ha continuato il vescovo Oscar – Paolo si rivolge in tono confidenziale al suo discepolo Timoteo. Al tramonto della sua vita, quando ormai avvertiva che era 'giunto il momento di sciogliere le vele', decide di dare un senso preciso anche alla sua morte: che essa sia, come l'intera sua esistenza, un atto d'amore sacrificale: Il mio sangue sta per essere sparso in libagione. Fare della propria morte un atto d'amore è una scelta che qualifica il cristiano, attraverso cui riesce a dare senso perfino alla sofferenza, con tutto quel contorno di fragilità, di umiliazione e di debolezza che essa comporta. Mi pare che queste stesse condizioni siano state pienamente accettate da don Vincenzo, mediante l'accoglienza benevola, anche se sofferta, della sua di malattia e di distacco da ogni impegno ministeriale.”
“Il Signore Gesù – ha concluso – ha concesso a don Vincenzo di vivere per tanti anni a servizio della nostra madre Chiesa di Crema, sposa del Signore, a disposizione di tante persone che ha aiutato a diventare cristiani, cioè a imparare a vivere, giorno per giorno, secondo il Vangelo, da veri amici di Dio. La gioia di un pastore, suo premio e consolazione, è poter sperimentare di essere uno strumento vivo nelle mani del Signore, a edificazione del suo popolo, di quanti lo cercano con cuore sincero, di quanti hanno bisogno di consolazione, di perdono e di speranza.
Infine don Vincenzo si è abbandonato alla volontà di Dio con una docilità esemplare, tale da rassomigliare al Maestro divino, che al momento della grande prova, la crocifissione, ha consegnato il suo spirito al Padre, come ci riferisce il Vangelo di Luca, nella certezza che nulla, neanche la sofferenza e la morte, lo avrebbe potuto separare dal suo amore fedele. Ora don Vincenzo può affermare con san Paolo: 'Mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno!' È la corona che il Signore promette a quanti si sono donati a Lui con amore indiviso, lo hanno amato e servito nei fratelli affidati alle loro cure.”
Dopo la benedizione della salma, vescovo e sacerdoti hanno accompagnato la bara fuori dalla chiesa, dove è iniziato il breve corteo che ha portato le spoglie del carissimo don Vincenzo nel cimitero del quartiere.