
I ringraziamenti del vescovo Daniele Gianotti per l’attenzione e la professionalità con cui i giornalisti svolgono quotidianamente il loro lavoro hanno aperto ufficialmente il Giubileo diocesano degli operatori della comunicazione sociale. Si è svolto oggi pomeriggio, venerdì 23 maggio.
“Non è stato possibile realizzarlo nella festa di san Francesco di Sales, alla fine di gennaio, in quanto era concomitante con il Giubileo a Roma. Così è stato promosso in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebra domenica 1° giugno” ha spiegato don Giorgio Zucchelli, direttore del settimanale diocesano Il Nuovo Torrazzo, promotore dell’evento.
Il Giubileo diocesano
Tre i momenti che hanno caratterizzato il Giubileo diocesano degli operatori della comunicazione sociale: un convegno presso la Sala Rossa dell’episcopio, la processione con il Crocifisso giubilare e il passaggio dalla porta della cattedrale (una delle chiese giubilari della diocesi) e la santa Messa presieduta dal Vescovo.
Relatore del convegno il dott. Francesco Ognibene, caporedattore di Avvenire. A fare gli onori di casa mons. Gianotti, che ha raccontato di aver scritto un messaggio di auguri a papa Prevost subito dopo la sua elezioni come 267° successore di Pietro. Il Pontefice ha risposto ringraziando e inviando la benedizione apostolica alla Diocesi di Crema.
Il Giubileo e la Chiesa tradizionale-contemporanea che affascina
Ognibene ha posto l’attenzione sul Giubileo, definendolo un’occasione per porsi delle domande. Il lavoro del giornalista è basato proprio sulle domande: “Siamo noi a porci i quesiti davanti agli avvenimenti e sentiamo l’urgenza delle domande dei lettori”.
Il Giubileo è associato anche un rito: il passaggio attraverso una porta. “Questo ci porta a pensare in cosa speriamo oggi e su cosa si regge la speranza” ha proseguito.
La Chiesa sta vivendo un tempo molto speciale non solo per il Giubileo, ma anche per la scomparsa di papa Francesco, la sede vagante e l’elezione di Leone XIV. “I media hanno narrato la Chiesa con sincera curiosità, cercando di capire e di raccontare come cambia restando sempre se stessa – ha dichiarato -. La chiesa ha mostrato la sua freschezza, la sua capacità di parlare al mondo e il mondo l’ha trovata affascinante”.
Per Ognibene proprio perché la Chiesa sa offrire un’immagine di se stessa tradizionale e allo stesso contemporanea che i media sono così attenti a raccontarla. Lo si è visto anche nell’ultimo mese.
“C’è un mondo in cui siamo liberi a riflettere, meditare, pregare e porci grandi domande. La Chiesa lo è e forse è l’unica realtà rimasta che chiede la pazienza di fare un percorso insieme. È l’invito che facciamo ai nostri lettori” ha affermato.
Il giornalismo: vero, autentico, interessato alla realtà
Il caporedattore ha sottolineato anche come Leone XIV, a differenza di molti dei predecessori, a pochi giorni dalla sua elezione abbia voluto incontrare i media. “Un segnale chiaro: ha voluto dare un segnale di stima, non assolutamente scontata – ha proseguito -. E’ importante ricordare che la chiesa vive della comunicazione: non c’è missione senza messaggio, la Parola”.
Ognibene ha fatto memoria delle parole pronunciare a braccio da papa Francesco nell’incontro dei giornalisti durante il loro Giubileo: “ll vostro è un lavoro che costruisce. Costruisce la società, costruisce la Chiesa, fa andare avanti tutti, a patto che sia vero. Non solo le cose che dici, ma tu (giornalista, comunicatore), nella tua interiorità, nella tua vita, sei vero?”.
Il giornalista deve svolgere la propria attività con autenticità, con interesse alla realtà che rimane fuori dalla polemica e dalla dinamica dei titoli sensazionalistici. “Come ha detto Bergoglio, dobbiamo disarmare la comunicazione e non ridurre la realtà a slogan” ha detto il relatore, invitando i colleghi cremaschi a un’informazione pacificata ristabilendo così un clima di dialogo e confronto.
Il giornalista deve porsi come la Chiesa sta facendo con il Cammino sinodale: mettersi in ascolto e riscoprire gli altri. Non ridurre l’informazione a spettacolo altrimenti si rende la realtà una vicenda ansiogena e complessa. Valorizzare le notizie positive, “sono più solide e consolidano la realtà”.
“Papa Leone XIV, citando sant’Agostino, ha detto: ‘Viviamo bene e i tempi sono migliori. Noi siamo i tempi’. Viviamo bene e lavoriamo bene. Noi siamo i tempi” ha concluso Ognibene.











































