CONVEGNO PASTORALE: PRIMA SERATA

Prima serata, venerdì alle ore 21, presso la chiesa cittadina di San Bernardino, del Convegno pastorale diocesano “Per una Chiesa sinodale”. L'annuale appuntamento – divenuto ormai una tradizione – avrà altre due serate: venerdì 23 e 30 settembre.
Nel primo incontro ha parlato don Giovanni Rota sul tema: “Tutti corresponsabili nella edificazione della Chiesa. Fondamenti ecclesiologici e teologici degli organismi di partecipazione e di comunione.”
“Ecco quanto è buono e soave che i fratelli vivano insieme”, ha introdotto il vescovo Oscar. “Siamo qui anche quest'anno, ci accogliamo nel l'ascolto reciproco sapendo che abbiamo qualcosa da portare e qualcosa da ricevere in un grande esercizio di comunione per vivere un Chiesa sinodale.
Ci impegniamo – ha aggiunto – ad assumere le nostre responsabilità. Non vogliamo comunque essere una Chiesa del recinto, chiusa al suo interno, ma una Chiesa in uscita, capace di evangelizzare.”
E ha ricordato che a tutte le parrocchie verrà consegnato il sussidio “Per una chiesa sinodale”, con quattro schede di lavoro sul tema della corresponsabilità e degli organismi di partecipazione.
Ed è toccato al teologo bergamasco don Giovanni Rota illustrare, appunto, i fondamenti ecclesiologici e teologici di tali organismi.
È partito da un'immagine biblica: il primo concilio di Gerusalemme (raccontato negli Atti degli Apostoli al capitolo 15), dove si è presa la più grande decisione della storia della Chiesa: l'autonomia del Cristianesimo di fronte al rischio che diventasse solo una costola dell'Ebraismo.
Da questa vicenda derivò – secondo don Rota – il principio assunto dal diritto romano: ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere trattato e approvato. Un concetto di forte comunione sinodale. Secondo Paolo, del resto, tutti hanno ricevuto un carisma per l'edificazione comune e lo stesso San Pietro scrive che lo Spirito viene dato a tutti.
Poi, nei secoli successivi (siamo all'inizio del secondo millennio), papa Gregorio VII spostò l'accento sul potere gerarchico anche se nei sinodi e nei concili si continuò a vivere la sinodalità.
Ne venne comunque un'immagine di Chiesa divisa tra coloro che governano e coloro che ubbidiscono.
Bisogna arrivare a Pio XII per sentire ancora che i laici esercitano un loro ruolo nella comunità ecclesiale. Ma è stato il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium a parlare dei laici come protagonisti nella Chiesa. Concetto che si basa su tre pilastri: l'identità comune, la chiamata di tutti alla santità e la partecipazione, con la possibilità assume nella Chiesa responsabilità e ministeri.
Per concretizzare questa realtà di comunione – ha continuato il relatore – il Concilio ha previsto gli organismi di partecipazione. Si partì allora con entusiasmo, oggi purtroppo un po' scemato.
E ha citato il capitolo 37 della Lumen Gentium: “I pastori, da parte loro, riconoscano e promuovano la dignità e la responsabilità dei laici nella Chiesa; si servano volentieri del loro prudente consiglio, con fiducia affidino loro degli uffici in servizio della Chiesa e lascino loro libertà e margine di azione, anzi li incoraggino perché intraprendano delle opere anche di propria iniziativa. Considerino attentamente e con paterno affetto in Cristo le iniziative, le richieste e i desideri proposti dai laici e, infine, rispettino e riconoscano quella giusta libertà, che a tutti compete nella città terrestre.
Da questi familiari rapporti tra i laici e i pastori si devono attendere molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si afferma nei laici il senso della propria responsabilità, ne è favorito lo slancio e le loro forze più facilmente vengono associate all'opera dei pastori. E questi, aiutati dall'esperienza dei laici, possono giudicare con più chiarezza e opportunità sia in cose spirituali che temporali; e così tutta la Chiesa, forte di tutti i suoi membri, compie con maggiore efficacia la sua missione per la vita del mondo.”
Non si può pensare la Chiesa senza carismi, ha concluso don Rota. Tutti ciò che nasce dai laici deve confluire nella comunità ecclesiale. E – come dice il Concilio – vi sono alcuni spazi tipici per i laici.
Bisogna dunque promuovere gradualmente la loro corresponsabilità, tenendo presente che essi non sono solo collaboratori del clero, ma attori responsabili.
Prima di concludere la serata, il vescovo Oscar ha ringraziato un laico e due sacerdoti che hanno lavorato negli anni scorsi all'interno della nostra Chiesa e ora hanno concluso il loro servizi: Mario Cadisco presidente della Commissione per la Pastorale sociale e del lavoro; don Gianfranco Mariconti presidente della Commissione per la Cultura e mons. Pier Luigi Ferrari che per 18 anni ha svolto il servizio di Vicario per la Pastorale Diocesana. Il vescovo li ha ringraziati con calore ed affetto, consegnando loro un dono simbolico.