UN CREMASCO A NIZZA LA SERA DELLA STRAGE

C'era anche un Cremasco sul lungomare di Nizza giovedì sera, quando un camion lanciato da un terrorista sulla folla in festa ha causaro ben 84 vittime. È Robertino Cortesi. Vive a Montodine con moglie e figlio e per il secondo anno ha scelto la Costa Azzurra per le vacanze estive. Dopo Cannes, Nizza dove lo abbiamo contattato il giorno dopo la tragica sera che doveva essere di festa e che invece si è trasformata, per il gesto folle di un franco-tunisino, in una notte di morte e dolore. Con un camion spinto ad 80 chilometri orari sulla folla assiepata sulla passeggiata, colpi di pistola, e una mattanza senza precedenti.
“Eravamo lì, sulla passeggiata – esordisce Cortesi – per assistere allo spettacolo pirotecnico organizzato per la festa nazionale francese (il 14 luglio si ricorda la Presa della Bastiglia, evento simbolo della Rivoluzione Francese; correva l'anno 1789, ndr). Siamo a Nizza in vacanza e avevamo deciso di non perdere quella serata (in un giorno che per la democrazia francese è 'il giorno', ndr). Ci siamo recati sulla lunga passeggiata rivolta verso il mare. I fuochi d'artificio illuminavano il cielo e la musica era quasi assordante. Ma piacevole perché creava l'atmosfera di festa”.
Tutto normale fino a quel punto, ma poi. “Non ci siamo resi conto subito di quel che stava accadendo fino a quando abbiamo visto tanta gente scappare e spingere e anche noi abbiamo iniziato a correre con il cuore in gola. Abbiamo saputo poi che sono stati esplosi anche degli spari ma era difficile distinguerli visto l'alto volume della musica. Eravamo a 100 metri dal camion ma ci siamo resi conto solo dopo del pericolo corso. Li per lì era difficile comprendere”.
Dove siete fuggiti, in spiaggia come molte delle persone presenti? “No, noi siamo scappati verso il centro città dove abbiamo il nostro alloggio che è molto vicino al luogo in cui è successo tutto. Ci siamo barricati nell'appartamento. Affacciati alle finestre vedevamo chiaramente i poliziotti tra le vie pattugliare con mitra e pistole in mano, forse cercavano qualcuno che potesse essere coinvolto nella strage. Ho visto diversi agenti della Gendarmerie spingere persone all'interno dei bar e far eloquenti cenni al gestore di chiudersi dentro. Il timore che non fosse tutto finito era altissimo, lo si percepiva”.
Tra i primi a scappare e a raggiungere un luogo sicuro i Cortesi non hanno chiuso occhio per tutta la notte. “C'era paura. Dalla finestra osservavamo il movimento delle ambulanze e dei mezzi della Gendarmerie. Un andirivieni continuo. C'erano luci e molti rumori che insieme alla tensione non ci hanno fatto chiudere occhio tutta la notte. Nel frattempo abbiamo acceso la televisione e abbiamo realizzato cosa fosse accaduto e quanto il pericolo fosse stato vicino a noi.”
Il giorno dopo la strage Nizza è una città stordita dal dolore. “Sono passate da poco le 12 – racconta Cortesi – e siamo usciti da poco. Di solito c'è tanta gente, tanta musica, tanta vita e tanta gioia. Non si vede e non si respira nulla di tutto questo ma solo silenzio, sconforto. Tutto è stranamente tranquillo in un'atmosfera che pare ovattata. Il lungomare è transennato. Il camion è ancora lì, fermo sulla passeggiata, Vi sono teli che impediscono di vedere oltre, forse sono in corso sopralluoghi per le indagini. È pieno di giornalisti, di cronisti e di troupe televisive ma la gente, residenti e villeggianti, in giro è poca. Le spiagge sono chiuse e solo in questi minuti alcune attività commerciali stanno riaprendo i battenti. È tutto molto triste, del resto non potrebbe essere altrimenti vista la tragedia che si è consumata solo 14 ore fa”.
Siete riusciti a capire qualcosa di più sull'accaduto, sulla matrice della strage? “No, se non quello che viene riferito dalle televisioni. Non trapela nulla, nessuno parla o dice qualcosa”.
E voi, cosa farete? Resterete a Nizza o tornerete a Montodine? “Non so, decideremo in queste ore. A caldo il pensiero di rientrare non è mancato. Ora vedremo come evolverà la situazione e se ci saranno le condizioni per restare resteremo per concludere il nostro viaggio. Diversamente anticiperemo il rientro”. La famiglia Cortesi era stata subito contattata dal sindaco di Montodine Alessandro Pandini che si è messo a disposizione per qualsiasi necessità ed evenienza.