Foibe. Il sindaco: “Dalla parte della libertà e della convivenza tra i popoli”

Un omaggio doveroso ai martiri delle Foibe e agli esuli istriani, fiumani e dalmati nella Giornata del Ricordo, istituita dalla Repubblica italiana per rinnovare la memoria di questa tragedia del secondo Dopoguerra. L’amministrazione comunale e il Comitato di Coordinamento delle Associazioni d’Arma, Combattentistiche e di Servizio, insieme al Comitato di promozione dei principi della Costituzione, si sono ritrovati, poco fa, in piazza Istria e Dalmazia, davanti alla lapide dedicata alla memoria delle vittime delle Foibe. Presenti diversi ragazzi di varie scuole: Iss G. Galilei, Iss L. Pacioli, Racchetti-Da Vinci e Sraffa/Marazzi.

Tante autorità

Dopo l’Inno d’Italia e il suono della tromba, la deposizione di una corona d’alloro e l’intervento del primo cittadino alla presenza di molte autorità militari e civili. A fianco del sindaco Fabio Bergamaschi affiancato dagli assessori Cinzia Fontana, Franco Bordo, Emanuela Nichetti e Giorgio Cardile, la presidente del Comitato per la Costituzione Iris Campostori, il presidente dell’Area Omogenea cremasca Gianni Rossoni, Eugenio Vailati per la Provincia di Cremona, Fabiano Gerevini per il Comitato di Coordinamento, e diversi consiglieri comunali di maggioranza e minoranza. In una giornata che invita a fermarsi e a guardare con rispetto e attenzione a un capitolo doloroso della storia nazionale il sindaco è partito dalla tragica sofferenza degli italiani imposta dalla dittatura comunista titina.

La verità

“Una pagina di storia che troppo a lungo è rimasta sconosciuta, rimossa. Spesso minimizzata a sinistra come l’inevitabile esito della sconfitta bellica e specularmente strumentalizzata a destra per celare l’antefatto dell’aggressione fascista alla Jugoslavia. Per troppo tempo le ideologie, abituate a piegare la realtà ai propri paradigmi e a rimuovere in ogni modo tutto ciò che non soggiace alla propria lettura del mondo, hanno calpestato la memoria delle vittime”. Ma oggi prevale la spinta morale della riconciliazione. “Ci stringiamo senza distinzioni nell’omaggio a questi nostri connazionali e al loro dolore – ha detto Bergamaschi –. È una giornata che ci sollecita non solo a ricordare, ma a comprendere, a riflettere sulle ferite che la violenza, la sopraffazione e l’odio hanno lasciato in tante vite”. Non una memoria lontana e polverosa, ma che parla ancora al nostro presente”.

Differenze come risorsa

Dunque ricordare oggi significa assumere una posizione chiara: nessuna differenza può giustificare la violenza. La Giornata del Ricordo, però non è soltanto denuncia del male. “È anche responsabilità verso il futuro. È l’impegno a difendere e promuovere la convivenza tra i popoli come valore politico e prima ancora morale. Convivenza non come concetto astratto, ma come pratica quotidiana: riconoscimento reciproco, garanzia di diritti, rispetto del pluralismo, dialogo costante”, ha insistito il sindaco. Riflettendo anche sull’Europa di oggi, “che nasce anche dalle macerie di quelle tragedie. Nasce dall’idea che i confini non debbano più essere linee di sangue, ma luoghi di incontro. Che le differenze non siano una minaccia, ma una risorsa”.

Ricordo onesto

Un messaggio da trasportare anche nelle nostre comunità locali, dove la convivenza non è automatica: “Va coltivata con politiche giuste, con cultura, con educazione, con scelte amministrative che non lascino indietro nessuno e che non trasformino la paura in consenso. C’è anche una dimensione profondamente umana che non dobbiamo dimenticare. Gli esuli portarono con sé non solo valigie leggere, ma traumi, silenzi, senso di estraneità. Una comunità è davvero forte quando sa riconoscere e accogliere il dolore degli altri, quando sa farsi casa. Il ricordo, se è autentico, non divide: responsabilizza”.
Alle giovani generazioni per Bergamaschi, “dobbiamo consegnare un ricordo onesto e completo, libero da strumentalizzazioni, chiarissimo nel giudizio sulla violenza e sulla persecuzione”. Ampio servizio sul giornale di sabato in edicola.