Centenario monumento ai caduti. Un incontro

crema gruppo culturale araldo 22 Maggio 2024 Fotolive Massimo Marinoni

La Sala dei ricevimenti del Comune di Crema, ha accolto sabato 18 maggio una conferenza volta a celebrare il centenario d’inaugurazione del monumento ai cremaschi caduti per la patria, opera dello scultore Arturo Dazzi (1881-1966). Un evento reso possibile dal Gruppo culturale cremasco de l’Araldo unitamente ad un gruppo di lavoro di figure competenti composto da Veronica Moruzzi, da Fabrizio Mismas, da Alessandro e Mario Marazzi, da Tino Moruzzi, da Pietro Martini e, grazie al patrocinio comunale e delle varie associazioni d’Arma che vi hanno concorso.
Mario Cassi, presidente de l’Araldo, ha ringraziato il Comandante della Compagnia dei Carabinieri Magg. Giovanni Meriano e la Comandante della Compagnia della Guardia di Finanza Ten. Simona Ferrillo; ha espresso un sentito ringraziamento verso tutte quelle associazioni che hanno aderito all’iniziativa. Ha quindi letto i saluti di Paola Bosio Commissario provinciale del Nastro Azzurro assente perché presente al raduno nazionale,  e ringraziato l’Ass. Nazionale Combattenti e reduci nella persona del presidente provinciale Giovanna Ginelli, il Console del Touring Anna Maria Messaggi, e l’Associazione Naz. Volontari di Guerra, e ha introdotto il relatore Fabrizio Mismas.

Chi è Mismas

Nato nel 1948 a Vezzano Ligure, nello Spezzino, ha conseguito il diploma al liceo artistico e all’Accademia delle Belle Arti di Carrara, ha svolto un’intensa attività scultorea, ha insegnato per oltre trent’anni, ottenendo dal comune di La Spezia una benemerenza civica alle belle arti.

Gli interventi

Giorgio Cardile, assessore comunale alla cultura, ha espresso gratitudine nei confronti de l’Araldo per aver dato vita ad un evento legato ad una tematica così importante. Alessandro Marazzi, pronipote del Ten. Generale Fortunato Marazzi, ha posto in evidenza quelli che sono gli aspetti del monumento. Nel primo Dopoguerra si è dato vita a creazioni scultoree dedicate a coloro che hanno donato la vita per la patria, in nome della libertà, della giustizia e della democrazia. L’arciere presente in Piazza Trento e Trieste rappresenta una testimonianza in tale direzione.  Veronica Moruzzi, autrice del restauro del monumento ai caduti voluto fortemente dal Generale Fortunato Marazzi, ha spiegato al pubblico nei dettagli, tramite slides, gli interventi effettuati e i materiali, i prodotti, le operazioni di pulizia che hanno contribuito a conferire una nuova connotazione al monumento.

Mismas, da ultimo, ha tracciato un profilo e una biografia in merito alla figura di Arturo Dazzi. Nella prima metà del novecento Dazzi fu tra i più richiesti ed onorati scultori dell’epoca. Dopo la guerra venne ridimensionato per determinate ragioni: in primo luogo anagrafiche, col passare degli anni denunciò una carenza creativa; in secondo luogo culturali, connesse all’arrivo in Italia di nuovi scultori provenienti dall’estero che conferirono una nuova ventata; e, in un’ultima istanza, ideologico-politiche d’ascrivere all’appartenenza di Dazzi al Fascismo. Le opere di Dazzi hanno come oggetto gli animali e i bambini e le principali sono rappresentate dalla Stele Marconiana e dall’Arco di Trionfo di Genova.
Arturo Dazzi nacque a Carrara nel 1881 e rimase molto presto orfano del padre, concessionario di cave e di un laboratorio per la lavorazione del marmo. Giovanissimo iniziò a lavorare nella bottega dello zio come apprendista scalpellino e rimarrà legato al marmo per tutta la sua esistenza. Nel 1892 s’iscrisse all’Accademia delle Belle Arti di Carrara. Dopo aver conseguito il diploma, grazie ad una borsa di studio, nel 1901 si trasferì a Roma, osservando con attenzione e partecipazione le novità culturali sia nel campo della scultura che in quello della pittura, ottenendo i primi riconoscimenti ed allo stesso tempo incarichi prestigiosi sull’intero territorio nazionale. Arturo Dazzi fu in grado di conciliare, grazie alle sue abilità scultoree, la corrente classica con quella moderna, fonti d’ispirazione delle sue opere.

Il relatore al termine della conferenza, ha fornito una “chiave di lettura” in merito all’Arciere posizionato in Piazza Trento e Trieste. Nella parte alta del monumento prevale il dinamismo, mentre il bassorilievo denota fermezza, staticità, con la presenza di soldati in divisa in attesa di ricevere ordini. Mismas si è congedato dal pubblico rilasciando la seguente dichiarazione: “La conoscenza è concepita come un potente antidoto all’ignoranza”. Un’esortazione, un invito a non compiere atti vandalici, a non abusare impropriamente di opere scultoree dal profondo significato storico.

Alla fine della conferenza, oltre a potere avere l’invito-programma numerato con l’annullo commemorativo a targhetta, si è potuto degustare, in esclusiva, grazie alla disponibilità di Davide Monaco, marito della nipote del creatore, il prezioso Amaro Acerbi da Santa Maria della Croce; vera bontà cremasca.