Il vescovo Daniele ha celebrato la Messa alla Fondazione Benefattori Cremaschi

Il saluto della presidente Baruelli all'inizio della Messa

Nel pomeriggio odierno, confermando una significativa tradizione che caratterizza il Tempo pasquale, il vescovo Daniele Gianotti ha celebrato la santa Messa presso la cappella della Fondazione Benefattori Cremaschi, in via Kennedy a Crema. Celebrazione che quest’anno è coincisa con la festa liturgica dell’Annunciazione del Signore, silittata a oggi in quanto il 25 marzo cadeva nella Settimana Santa. Ad accogliere monsignor Gianotti – affiancato sull’altare da don Emilio Luppo e da don Gianfranco Mariconti – un gruppetto di degenti ospiti e loro accompagnatori e la presidente della Fondazione dottoressa Bianca Baruelli, che ha rivolto un breve e grato saluto.

Dal “sì” di Dio al nostro, passando da quello di Maria e di Gesù

Nell’omelia il Vescovo ha citato una frase del cardinal Martini: “Perché, o Dio, ci hai lasciato la morte?”. Forse, è la risposta, “per avere il modo di abbandonarci alle Tue mani e affidare a Te tutta la nostra vita”. Monsignor Gianotti ha quindi invitato a guardare l’esempio di Maria, al suo “sì” a Dio ascoltato poco prima nel brano del Vangelo dell’Annunciazione: “Dire questo ‘sì’ – ha aggiunto – è una possibilità offerta pure a noi nelle diverse circostanze della vita, in cui siamo chiamati a vivere nella fede anche i momenti di tribolazione che ci allenano al grande e ultimo ‘sì’ della nostra esistenza”.
Ma tutto questo è possibile, ha sottolineato il vescovo Daniele, “perché prima c’è il ‘sì’ del Padre che ci dona il Figlio, e poi il ‘sì’ di Gesù che accetta per amore nostro”. Questo “sì” è dunque per la salvezza del mondo e si compie in Gesù che – come nel Salmo – afferma “Ecco, io vengo per fare la Tua volontà”: un “sì” totale, fino alla croce. Ma è un “sì” che ha il suo compimento nella risurrezione.
Questo “sì”, ha concluso monsignor Gianotti, attraverso Maria è chiesto a ogni creatura: “Anche noi impariamo a dire ogni giorno il nostro ‘sì’ per attuare il progetto di salvezza. Un ‘sì’ che è segno di amore, per camminare nella fede fino al momento in cui ci abbandoneremo gioiosamente nelle mani di Dio”.