Rubrica “Psicologia&benessere” a cura di Federica Perolini. Il peso della vittoria

Piscologia&Benessere
Federica Perolini

Blocchi emotivi, cali di prestazione, clamorose défaillance proprio ad un passo dalla meta… Non è paura del fallimento, ma può trattarsi dell’esatto contrario: paura del successo, di essere proprio noi, sul podio dei vincitori.
Nikefobia. Letteralmente questo termine significa “paura di vincere”.
È una fobia caratteristica del mondo degli sportivi, soprattutto in campo agonistico, ma può essere riscontrata in tutte le situazioni che la vita offre in termini di competizione.
Questo fenomeno è un vero e proprio autosabotaggio che un atleta vive in campo e gli impedisce di raggiungere alti livelli di prestazione sportiva.

Lo scopo dello sport agonistico è soprattutto vincere, quindi perché molti atleti quando sono a un passo per poterlo fare innescano un meccanismo per non vincere?

Racchiusa nella paura della vittoria spesso c’è la convinzione che il successo richieda delle abilità e competenze che non si crede di avere. Se un atleta è considerato forte, ma lui non si riconosce come tale, può radicarsi la paura di non essere all’altezza delle aspettative delle figure di riferimento, pubblico, compagni o tecnici che siano e il risultato potrebbe essere quello di procrastinare all’infinito l’espressione del proprio valore.
Poi, ci sono casi in cui l’atleta può temere di raggiungere importanti traguardi e che questo lo metta nelle condizioni di dover mantenere il livello raggiunto.
Ancora, ci sono situazioni in cui la nikefobia colpisce lo sportivo quando si trova a vivere un successo inaspettato, che lo “strappa” dal proprio standard, dalla condizione in cui era abituato a essere e che conosceva bene.

Quali sono gli indicatori che mettono in evidenza se un atleta soffre di nikefobia?

Tante sono le spie che fanno scattare l’allarme, ma i più evidenti sono: la situazione in cui l’atleta rende più in allenamento che in gara, mancare ad appuntamenti importanti inventando scuse o mettendo l’accento su un malessere fisico, fallire quando la vittoria è certa.

Ma come si può affrontare la paura?

Prima di tutto una premessa: la paura è un’emozione molto importante e guai se non la provassimo.
La paura attiva lo stato di allerta e favorisce la concentrazione, ma può diventare anche una gabbia da cui è difficile uscire. La paura non si deve scacciare, ma è bene trasformarla in un punto di forza, una spinta. Un atleta emotivo deve fare su di sé un lavoro per abbassare l’ingaggio emotivo che lo può portare all’auto sabotaggio.
Il primo errore da non fare è quello di concentrarsi sul risultato e non sul processo da mettere in atto per ottenerlo.
Usando un esempio matematico, si può pensare all’aspettativa di una competizione come a un’equazione da risolvere per trovare il valore della X.
Il consiglio è quello di concentrarsi solo sulle operazioni da fare, una alla volta. Poi la X risulterà da sé.
La paura del fallimento è una paura che va riconosciuta ma non ascoltata, perché si materializza in una sorta di vocina pronta a dare consigli in modo disfunzionale che innescano una serie di paure bloccanti che giorno dopo giorno limitano sempre di più l’azione fino ad arrivare ad uno stato di stallo. Si arriva ad un punto in cui l’atleta, per esempio, si dà già per perdente.

Come poter fare quando si arriva a questo punto?

Una è la cosa da fare, fermare quella voce interiore che umilia, distrugge, blocca. E a chi dovesse replicare con: “Qualche volta ha avuto ragione la vocina, ci ho provato ma non ha funzionato”, si deve rispondere: “Anche un orologio rotto segna l’ora giusta 2 volte al giorno”!

E quando non si riesce a sconfiggere la propria paura di vincere?

Non aver paura, chiedi aiuto!

Federica Perolini
Psicologa Crema