Re.Qu. Al Centro San Luigi sala gremita per Matteo Lancini: la sfida educativa dell’epoca post-narcisistica

Lancini

“Quando vedete i vostri figli smettetela di chiedere loro: Come è andata a scuola? Chiedete invece: Come stai? Oggi hai pensato al suicidio? Cosa hai visto su Tik Tok? Cosa hai pubblicato sui social?”.
Sono le parole riecheggiate lunedì sera, nella sala del Centro di aggregazione giovanile San Luigi, gremita oltre misura, per l’incontro organizzato dal Consultorio Insieme e IGEA Cooperativa Sociale, partner del progetto Re.Qu. Reti di Quartieri.
Genitori, insegnanti, educatori sono accorsi in massa, gente in piedi e sedie disposte lungo i corridoi, per ascoltare lo psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro, Matteo Lancini, venuto a offrire spunti di riflessione a partire dall’ultima pubblicazione del libro Sii te stesso a modo – Essere adolescenti nell’epoca della fragilità adulta.

L’incapacità degli adulti di ascoltare i giovani

Le parole di Lancini, che hanno inchiodato per oltre due ore il pubblico presente, non sono proprio quelle che genitori, insegnanti ed educatori avrebbero voluto sentire.
Se qualcuno si aspettava parole rassicuranti e consolatorie sulle difficoltà di educare, vista la complessità della nostra società e la fragilità dei minori, è stato deluso.
Gli interrogativi, le storie e le parole di Lancini, pur strappando sorrisi, sono state per molti come pugni allo stomaco. Ha costretto i presenti a un bagno di realtà, scuotendoli dal torpore e dalle false illusioni educative affinché si mettessero in discussione.
Ha cercato di demolire, a volte provocatoriamente, certi pensieri educativi, ormai radicati e impiantati, che partono più dai bisogni degli adulti che da quello che vivono davvero gli adolescenti.
L’assunto, infatti, da cui parte Lancini è che molte delle fragilità che manifestano oggi i giovani sono il segno dell’incapacità degli adulti di ascoltarli davvero, specie per quanto riguarda le emozioni più scomode. I genitori ascoltano solo quello che vogliono sentirsi dire: bandiscono emozioni quali rabbia, frustrazione e senso di fallimento che gli adolescenti quotidianamente provano ma che sono troppo difficili da accogliere e gestire. Il dolore e l’angoscia degli adolescenti – ci spiega Lancini – viene silenziata, messa a tacere perché gli adulti non sono in grado di gestirla; questa trova però altri canali di espressione, riversandosi, nella maggior parte dei casi, sul corpo. Di qui l’aumento esponenziale di problematiche psicologiche che sfociano in disturbi o in vere e proprie patologie come i tentati sucidi, tagli, disturbi alimentari, dipendenze.

La famiglia post-narcisistica

Lancini ha poi tracciato un’analisi della famiglia odierna, a partire dall’evoluzione che ha subito nel tempo e del profilo tipico dell’adolescente che ci vive. Dalla famiglia patriarcale, tradizionale e normativa del “Devi obbedire”, “Prima il dovere poi il piacere”, si è passati alla famiglia narcisistica, affettiva e relazionale, dove tutto deve favorire l’espressività del bambino. La famiglia narcisistica è dominata dalla mamma virtuale onnipresente, sebbene a distanza, in cui conta la qualità del tempo trascorso insieme e non la quantità.
Oggi siamo nell’epoca della famiglia post-narcisistica, dissociata, in cui non si chiede più ai giovani di rispondere alle aspettative dei genitori ma si pretende che siano se stessi nel modo in cui li vogliono gli adulti: ingabbiati in una presunta libertà a cui loro spesso si adeguano. Gli adulti, alle prese con la trasmissione del proprio sistema di valori, invadono la mente dei ragazzi senza davvero ascoltare ciò che provano. Ragazzi che vivono in uno stato d’ansia perenne e generalizzato che viene scaricato in disturbi psicosomatici e ritiri sociali per l’impossibilità di comunicare con il mondo adulto.

Bisogni e desideri della comunità educante

Per Lancini la vera sfida della quarta epoca dell’evoluzione famigliare, dopo la post-narcisistica, potrebbe essere quella di costruire una società in cui si ascoltano davvero le emozioni degli adolescenti. Una società avente alla base l’alfabetizzazione emotiva, nella quale tutte le emozioni, anche le più difficili e scomode, possano essere espresse invece che represse e messe a tacere. Una società basata sull’ascolto e sulla relazione.
Veruska Stanga, direttrice del Consultorio Insieme, al termine dell’incontro ha chiesto alle persone presenti di compilare un questionario per raccogliere, in forma anonima, bisogni e desideri della comunità educante. Il questionario, disponibile inquadrando un QR-code (sotto pubblicato), dovrà essere compilato entro il 29 febbraio e servirà per attivare dei laboratori rivolti agli adulti che vogliono far parte del progetto Re.Qu.
Re.Qu. è un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile. A Crema, in particolare, vuole far sì che l’attività dell’ educare sia percepita come una responsabilità collettiva e non come la fatica del singolo.