Agnadello. Accendiamo una luce per la pace: la fiaccolata per dire no alla guerra, alle violenze e ai soprusi

In una giornata significativa, come il Giorno della Memoria, la comunità agnadellese si é riunita per dire no alla guerra, no ai soprusi, no alle violenze che quotidianamente vengono perpetuate contro popolazioni civili in molte parti del mondo. Con questo obiettivo in molti hanno partecipato ad  Accendiamo una luce per la pace, una fiaccolata per le vie del paese.
Una manifestazione senza bandiere, senza simboli, senza collocazione politica o religiosa, ideologica o morale. “Come cittadini agnadellesi, ma soprattutto come cittadini del mondo ci siamo riuniti in piazza per dire basta, per accendere una luce per la pace, per non dimenticare quanto accaduto e per opporci a tutti i conflitti che giornalmente, alcuni da moltissimo tempo, si combattono in diverse parti del mondo” ha dichiarato il sindaco Stefano Samarati all’inizio della fiaccolata, prima di togliersi la fascia e partecipare all’evento come un cittadino del mondo.

Fiaccolata per la pace scandita da poesie e musica

Accendiamo una luce per la pace si é svolta in maniera silenziosa lungo le vie del paese: da piazza Chiesa passando per piazza Castello. Qui, dopo la lettura di Beatrice Cernuschi della poesia La Pace, Greta Sudati e Lucrezia Taglietti, sulle note di Imagine di Jonh Lennon, hanno accompagnato il corteo nel percorso verso la piazzetta dello studente, dove li ha accolti una grande scritta Pace illuminata.
Dopo una toccante lettura di Giovanna Maffioli, la deposizione delle fiaccole e la poesia (Prendi un sorriso di Mahatma Gandhi) recitata da Carlo Bonizzoni, il canto La canzone del Bambino nel vento di Auschwitz di Francesco Guccini ha risuonato per tutto il quartiere raccogliendo i pensieri e le lacrime dei presenti.

Il ricordo e la storia per fare in modo che gli orrori non si ripetano

“E’ necessario che il ricordo diventi impegno nell’educazione al rispetto di ogni persona, nella costruzione di una democrazia compiuta, nel cammino verso il disarmo – ha commentato Samarati -. In questo modo, la memoria non viene viziata da contrapposizioni, ma purificata da ogni fanatismo e diventa costruzione di una società diversa, nella vita delle nostre città e dei nostri paesi”.
Per il primo cittadino la storia ha il compito di evitare letture distorte dei fatti “per una narrazione che sia capace non di cercare colpe e formulare condanne, ma offrire elementi perché tragedie umane non si ripetano”.