Lavoro & Sport. I “nuovi” collaboratori sportivi

La riforma del mondo sportivo ha ultimato (o quasi) il lungo percorso normativo iniziato prima del 2021 e dal 1° luglio 2023 sono cambiate tante cose per chi gestisce e/o lavora in un’associazione o società sportiva. La ratio della norma è assolutamente condivisibile ed è quella di voler concedere delle tutele previdenziali e assistenziali a chi vive di sport, al pari di qualsiasi altro lavoratore. Il dazio da pagare però non è indolore, soprattutto per quelle piccole realtà che, loro malgrado, sono obbligate ad adeguarsi alle nuove norme seppur con alcune semplificazioni.

Lavoratore e collaboratore

Oggi è “lavoratore sportivo” colui che esercita l’attività sportiva dietro un corrispettivo, a prescindere dal settore dilettantistico o professionistico. Rientrano quindi l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo e il direttore di gara nonché tutti quei tesserati che svolgono mansioni direttamente riconducibili allo svolgimento dell’attività sportiva.
A seconda dell’impegno e delle modalità di svolgimento del rapporto, il lavoratore sportivo dilettantistico si presume un collaboratore coordinato e continuativo se svolge la sua attività a favore di associazioni sportive ASD o società sportive SSD per non più di 24 ore settimanali (escluse le ore dedicate alle manifestazioni).
Va inquadrato invece come lavoratore subordinato se l’attività è svolta in via principale, continuativa e prevalente.

Soglie fiscali e previdenziali

Con la riforma sono state riviste anche le soglie fiscali e previdenziali dei compensi sportivi, aumentando a 15.000 euro/anno il limite di esenzione dall’IRPEF e introducendo l’obbligo di contribuzione all’INPS Gestione separata oltre il limite di 5.000 euro. Dato che la riforma è entrata in vigore alla metà del 2023 e il limite fiscale è da intendersi annuo, è indispensabile che l’ente sportivo richieda al lavoratore un’autocertificazione che attesti quanto ha già percepito dal 1° gennaio a oggi. Rimane invece confermata l’esenzione dai contributi INAIL perché prevale la tutela assicurativa delle federazioni o enti sportivi di appartenenza.
La gestione dei lavoratori non subordinati richiederà la stipula dei contratti di collaborazione a prescindere dal compenso previsto e, se superiore a 15.000 euro, l’obbligo di emissione di un cedolino paga. Nel settore dilettantistico gli adempimenti relativi ai lavoratori potranno essere effettuati direttamente nel RNASD (Registro Nazionale Attività Sportive Dilettantistiche) il cui portale è ancora in fase di completamento.
In ogni caso, la prima scadenza da rispettare è il 31 ottobre (salvo proroghe), data entro cui gli enti sportivi potranno regolarizzare le collaborazioni già avviate dal 1° luglio 2023.

Collaboratore, amatore e lavoratori occasionali

Da questa riforma viene espressamente escluso il collaboratore amministrativo-gestionale, i cui adempimenti saranno come quelli dei lavoratori dipendenti eccetto per i limiti di esenzione che valgono anche per loro. Scompare inoltre la figura dell’amatore sostituito da quella del “volontario” come colui che mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere lo sport in modo spontaneo, personale e gratuito. Per queste figure (che vanno tesserate) sono ammessi solo rimborsi spese documentati per trasferte oppure autocertificati fino a un massimo di 150 euro/mese. Utile aggiungere che sarà possibile impiegare anche dei lavoratori occasionali, ma a oggi non è chiaro come vadano disciplinati.
Oltre agli inquadramenti dei lavoratori, gli enti sportivi dovranno occuparsi di sicurezza sul lavoro e della sorveglianza sanitaria dei lavoratori sportivi, adeguare gli statuti e nominare un responsabile per i minori.
Da oggi fare sport è diventato più complicato e bisognerà allenarsi anche per stare al passo con le norme!

 

Roberta Jacobone
commercialista Lavoro
Crema (Cr)