Sinodo. Papa Francesco: “La Chiesa non si lascia dettare l’agenda dal mondo”

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Vaticano, 4 ottobre 2023. Piazza San Pietro Papa Francesco celebra la Santa Messa con i nuovi Cardinali in occasione dell’apertura del Sinodo sulla Sinodalità (Foto Siciliani - Gennari/SIR)

“Questo è il compito primario del Sinodo: ricentrare il nostro sguardo su Dio, per essere una Chiesa che guarda con misericordia l’umanità”.
Nell’omelia della Messa di apertura del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità, davanti a 25mila persone, tra cui i 365 padri e madri sinodali, papa Francesco ha tracciato il suo ritratto del popolo di Dio che cammina nella storia: “Una Chiesa unita e fraterna, o almeno che cerca di essere unita e fraterna, che ascolta e dialoga; una Chiesa che benedice e incoraggia, che aiuta chi cerca il Signore, che scuote beneficamente gli indifferenti, che avvia percorsi per iniziare le persone alla bellezza della fede. Una Chiesa che ha Dio al centro e che, perciò, non si divide all’interno e non è mai aspra all’esterno. Una Chiesa che rischia con Gesù. Così Gesù vuole la Chiesa, così vuole la sua sposa”.

Il Sinodo è non è un parlamento

“Non ci serve uno sguardo immanente, fatto di strategie umane, calcoli politici o battaglie ideologiche”, ha esordito Francesco per fugare ogni dubbio sull’assise che si apre oggi in Aula Paolo VI, fino al 29 ottobre: “Non siamo qui per portare avanti una riunione parlamentare o un piano di riforme. Il Sinodo non è un parlamento: protagonista è lo Spirito Santo. Non siamo qui per fare parlamento, siamo qui per camminare insieme con lo sguardo di Gesù, che benedice il Padre e accoglie quanti sono affaticati e oppressi”. “Lo sguardo benedicente del Signore invita anche noi a essere una Chiesa che, con animo lieto, contempla l’azione di Dio e discerne il presente”, ha proseguito il Papa: “E che, fra le onde talvolta agitate del nostro tempo, non si perde d’animo, non cerca scappatoie ideologiche, non si barrica dietro convinzioni acquisite, non cede a soluzioni di comodo, non si lascia dettare l’agenda dal mondo”.

Essere una Chiesa ospitale

“Questa è la sapienza spirituale della Chiesa”, ha commentato citando la “serenità” di San Giovanni XXIII, nel discorso di apertura del Concilio.
“Essere una Chiesa che non affronta le sfide e i problemi di oggi con uno spirito divisivo e conflittuale ma che, al contrario, volge gli occhi a Dio che è comunione e, con stupore e umiltà, lo benedice e lo adora, riconoscendolo suo unico Signore”, il secondo invito di Francesco, che ha precisato: “Non vogliamo glorie terrene, non vogliamo farci belli agli occhi del mondo, ma raggiungerlo con la consolazione del Vangelo, per testimoniare meglio, e a tutti, l’amore infinito di Dio”.
Imparare da Gesù, dal suo “sguardo ospitale verso i più deboli, i sofferenti, gli scartati”, l’altra consegna: “Questo sguardo accogliente di Gesù invita anche noi a essere una Chiesa ospitale, non con le porte chiuse”, ha affermato il Papa, secondo il quale “in un tempo complesso come il nostro, emergono sfide culturali e pastorali nuove, che richiedono un atteggiamento interiore cordiale e gentile, per poterci confrontare senza paura”.

L’appello di papa Francesco

“Nel dialogo sinodale, in questa bella marcia nello Spirito Santo che compiamo insieme come popolo di Dio, possiamo crescere nell’unità e nell’amicizia con il Signore per guardare alle sfide di oggi con il suo sguardo”, la certezza di fondo: “Per diventare, usando una bella espressione di San Paolo VI, una Chiesa che ‘si fa colloquio’. Una Chiesa ‘dal giogo dolce’, che non impone pesi e che a tutti ripete: ‘Venite, affaticati e oppressi, venite, voi che avete smarrito la via o vi sentite lontani, venite, voi che avete chiuso le porte alla speranza: la Chiesa è qui per voi!’”.
“La Chiesa dalle porte aperte a tutti, tutti!”, l’aggiunta a braccio. Al termine dell’omelia, il Papa ha messo in guardia l’intero popolo di Dio, rappresentato in piazza San Pietro, dal “cadere in alcune tentazioni pericolose: di essere una Chiesa rigida, una dogana, che si arma contro il mondo e guarda all’indietro; di essere una Chiesa tiepida, che si arrende alle mode del mondo; di essere una Chiesa stanca, ripiegata su sé stessa”.

L’esempio di san Francesco d’Assisi

“Camminiamo insieme: umili, ardenti e gioiosi”, l’esortazione ai 365 membri del Sinodo: “Camminiamo sulle orme di San Francesco d’Assisi, il Santo della povertà e della pace, il ‘folle di Dio’ che ha portato nel corpo le stigmate di Gesù e, per rivestirsi di lui si è spogliato di tutto”.
“Com’è difficile questa spogliazione, interiore ed esteriore, di tutti noi, anche delle istituzioni!”, l’esclamazione a braccio: “San Bonaventura racconta che, mentre pregava, il Crocifisso gli disse: ‘Va’ e ripara la mia chiesa’”.
“Il Sinodo serve a ricordarci questo”, ha spiegato il Santo Padre: “La nostra Madre Chiesa ha sempre bisogno di purificazione, di essere ‘riparata’, perché noi tutti siamo un popolo di peccatori perdonati, sempre bisognosi di ritornare alla fonte che è Gesù e di rimetterci sulle strade dello Spirito per raggiungere tutti col suo Vangelo”.
L’esempio è ancora quello di Francesco di Assisi, che “in un tempo di grandi lotte e divisioni, tra il potere temporale e quello religioso, tra la Chiesa istituzionale e le correnti eretiche, tra i cristiani e altri credenti, non criticò e non si scagliò contro nessuno, imbracciando solo le armi del Vangelo: l’umiltà e l’unità, la preghiera e la carità. Facciamo anche noi così! E se il popolo santo di Dio con i suoi pastori, da ogni parte del mondo, nutre attese, speranze e pure qualche paura sul Sinodo che iniziamo, ricordiamo ancora che esso non è un raduno politico, ma una convocazione nello Spirito; non un parlamento polarizzato, ma un luogo di grazia e di comunione”.

Apriamoci allo Spirito Santo

“Il momento di più frutto nel Sinodo sono i momenti di preghiera, anche l’ambiente di preghiera col quale il Signore agisce in noi”, ha concluso il Papa ancora fuori testo: “Lo Spirito Santo, poi, spesso frantuma le nostre aspettative per creare qualcosa di nuovo, che supera le nostre previsioni e le nostre negatività. Apriamoci a lui, lasciamo che sia lo Spirito Santo il protagonista del Sinodo. E con lui camminiamo, nella fiducia e con gioia”.