Etiopia. Il Vescovo di Adigrat su sospensione aiuti alimentari: “Non condannare a morte chi è affamato e povero”

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Foto ANSA/SIR

“Negli ultimi anni abbiamo assistito a una terribile guerra nella regione del Tigrè e nelle aree limitrofe. Nel corso del conflitto abbiamo visto le forze belligeranti distruggere e rubare le risorse alimentari delle case e dei campi appartenenti alla popolazione. Per molti mesi non è stato possibile far giungere gli alimenti a coloro che ne avevano un disperato bisogno. E anche dopo aver ottenuto l’autorizzazione per la distribuzione degli aiuti alimentari, alcuni, non riuscendo a controllare la propria avidità, hanno sottratto il cibo agli sfollati e ai disperati”. Lo afferma Abune Tesfaselassie Medhin, vescovo dell’Eparchia cattolica di Adigrat, in una lettera-appello pubblica indirizzata a Usaid (Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale) e a Unwfp (Programma alimentare mondiale, agenzia Onu).

Il diritto a un accesso sicuro al cibo

“Secondo la Dichiarazione universale dei diritti umani, tutti gli esseri umani hanno diritto a un accesso sicuro a sufficienti quantità di cibo. In nome della nostra comune umanità non dovremmo mai permettere che si sottragga il cibo a coloro che non ne hanno e lo cercano per la propria sussistenza. Non dovremmo permetterlo: né a coloro che scelgono la strada della violenza e della guerra, né a coloro che cercano di distruggere i mezzi di sussistenza delle persone, né a coloro che cercano un guadagno o un tornaconto economico, né a coloro che sono così ricchi e influenti da poter prendere delle decisioni in materia di distribuzione delle forniture alimentari disponibili che condividiamo su questo pianeta”.

L’appello del Vescovo

Il Vescovo aggiunge: “Se da un lato è totalmente inaccettabile e inumano dirottare e rubare gli aiuti alimentari, impedendo che essi raggiungano le popolazioni estremamente bisognose del Tigrè e di altre regioni dell’Etiopia, voglio altresì invitare coloro che hanno potere decisionale a considerare la nostra comune umanità, implorandoli di non condannare a morte coloro che cercano di sopravvivere in seguito a un terribile conflitto armato, coloro che in questo momento stanno morendo”.