Padre Gigi: Il senso del dolore innocente

Padre Gigi interviene
Un momento dell’intervento di padre Gigi

Veglia di preghiera, alle 21 di martedì 17 gennaio, nella chiesa parrocchiale di San Giacomo, con padre Gigi Maccalli. È il secondo degli appuntamenti previsti il 17 di ogni mese, giorno del rapimento del missionario cremasco nel 2018 a Bomoanga in Niger (Africa), con lo scopo di pregare per le persone ancora prigioniere dei terroristi. Tema della serata: “La guerra vista con l’occhio delle vittime, cioè il dolore innocente.”

Insensatezza della guerra e il senso del male

Introdotta dal parroco don Michelangelo Nufi, la preghiera si è sviluppata in due momenti. Nel primo si sono letti brani di papa Francesco sull’insensatezza della guerra. Nel secondo ci si è interrogati sul senso del male, leggendo il racconto di Caino e Abele e il brano del Vangelo di Giovanni che narra del cieco nato.
Al centro della navata un grande Crocifisso legato da catene, a destra il manifesto con la scritta “Liberiamo la pace”. Al termine della prima parte sono stati portati davanti al crocifisso una bisaccia di farina di semi, un cesto con poco pane, una piccola tanica di carburante per richiamare gli effetti della guerra in Ucraina. Dopo la seconda parte invece, sono state tolte le catene al Crocifisso: un auspicio di liberazione. Infine è stata ccessa sull’altare la scritta: LUCE.

La riflessione di padre Gigi: punto di partenza la sua esperienza di prigionia

Padre Gigi ha parlato due volte, riflettendo sul senso del dolore innocente, partendo dalla sua esperienza di prigionia: “Mi struggevo – ha detto – perché non trovavo nulla di cui incolparmi. Perché sono stato rapito? Ma perché è successo a me?”
Perché il dolore innocente? La sofferenza interpella l’immagine di Dio. C’è chi di fronte al dolore perde la fede. Se c’è il male Dio non può esserci. Come può un Dio buono non intervenire? Dopo Auschwitz non c’è più Dio: come può Dio non intervenire, di fronte a tanto dolore innocente?

Male: rivelazione più grande di Dio

“Sono tornato dalla mia sventura – ha spiegato padre Gigi – con una grande domanda sul dolore innocente. Non ho risposta, ma ho qui davanti il Crocifisso, dove abita la pienezza della Divinità. Il mio Dio è come Gesù: soffre e muore come Gesù. Ha vissuto tutta la vita come un dono, perdonando. Allora la fede è il fiducioso abbandono a Dio tramite Gesù.
Nella mia sventura avevo di fianco Cristo crocifisso, che è l’espressione più alta dell’amore. Il male è diventato rivelazione più grande di Dio. Il dolore innocente – ha concluso padre Gigi – ci fa capire tutto l’amore di Dio. Nelle tenebre della schiavitù ho colto la bellezza dell’amore.”

I prigionieri in Africa

Nelle invocazioni conclusive si è pregato per coloro che sono ancora prigionieri dei terroristi in Africa: Iulian Ghergut (prigioniero da 8 anni); Arthur Elliott (7 anni); Jeffrey Vodke (6 anni). E poi: Christofer  Boitma, Joel Yougbaré, Olivier Dubois. Ricordati anche Giovanni Rocco e Donatella Langone rapiti il 22 maggio 2022 e Hans Joachim Lohre rapito il 20 novembre scorso.