IV Novembre. Onore ai Caduti e alla libertà. Voglia di pace

Il suono della tromba, l’alzabandiera, l’Inno di Mameli, i labari e gli stendardi in corteo, tante autorità civili e militari, ma anche i ragazzi delle scuole. Crema – come sempre – ha celebrato al meglio la Giornata dell’Unità d’Italia e Festa delle Forze Armate, con i diversi momenti organizzati dall’amministrazione comunale d’intesa con il Comitato di coordinamento. Si sono svolti stamattina, venerdì 4 novembre, nel giorno esatto della ricorrenza, coordinati dalla cerimoniera comunale Edith Zilio.

Tanti momenti significativi e autorità

Alle 9.30 il raduno delle autorità e delle associazioni combattentistiche e d’arma in piazzale Rimembranze presso la Colonna Votiva: presenti il sindaco Fabio Bergamaschi, il presidente della Provincia Mirko Signoroni, il presidente dell’Area Omogenea cremasca Gianni Rossoni, il senatore Renato Ancorotti, il presidente del Comitato Fabiano Gerevini, diversi assessori e consiglieri, alcuni cittadini e numerosi studenti – mai così tanti! – degli istituti Stanga, Galilei, Pacioli, Sraffa e Marazzi.
Dopo la deposizione alla Colonna, il corteo ha attraversato – dietro a labari e stendardi dei diversi Corpi – piazza Garibaldi e via Mazzini per il secondo momento ufficiale al Famedio di piazza Duomo. Qui la deposizione di un’altra corona d’alloro alla lapide dei Caduti per l’Unità d’Italia. L’onore ai Caduti e il suono della tromba hanno preceduto la funzione celebrata da don Ersilio Ogliari in cattedrale.

In piazza Trento e Trieste

Dopo la santa Messa, l’alzabandiera, una nuova deposizione e i discorsi di rito in piazza Trento e Trieste, con lettura del Bollettino della Vittoria da parte di Gerevini.
Il 4 novembre del 1918, per il nostro Paese, terminava la Prima Guerra Mondiale. Con l’Armistizio di Villa Giusti l’Impero Austro-Ungarico firmava la resa e il ritiro e per l’Italia, con l’annessione di Trento e Trieste, si compiva il disegno risorgimentale di unificazione nazionale.
Ricordata la storia, il sindaco Bergamaschi ha riflettuto come “dal 1919, il Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate ha attraversato senza soluzione di continuità tutti i periodi storici del Paese: l’Italia liberale, l’Italia fascista e, infine, l’Italia repubblicana. Una ricorrenza che segue, quindi, le pieghe della storia, assumendone anche le deformazioni, ma che a esse sopravvive, dimostrandosi il simbolo di un sentimento superiore, che vive nella coscienza profonda di un popolo. Più serio delle caricature nazionaliste e più forte dell’antimilitarismo ideologico”.

Contro la guerra

Una giornata di memoria e cordoglio per l’estremo sacrificio dei giovani e giovanissimi uomini che diedero la vita per gli ideali di Patria, di libertà, uguaglianza, democrazia. Per senso del dovere. “Una giornata di orgoglio nazionale per il Paese che, non senza travagli, ne fiorì – ha insistito il sindaco –. Ma quest’anno più che mai questo momento non può risolversi nel mero ricordo. Non può esserlo, avendo in corso una guerra così drammatica e così vicina. Ancora una volta, la guerra è nel cuore dell’Europa. In Ucraina, nuovamente la storia si ripete. Ancora non insegna niente. O, forse, ancora una volta insegna che per quanto dolore, sangue e morte rappresentino un monito, esso sia in grado di conferire un’immunizzazione solo temporanea dal virus della guerra e che l’uomo rimanga prigioniero di una terribile coazione a ripetere, di dirompenti volontà di potenza, sete di dominio, di egoismi e divisioni più forti di ogni razionalità”. Domani sul nostro giornale l’articolo completo sulla cerimonia.