Rivolta d’Adda. Il dialetto cento anni dopo

Il dialetto di Rivolta d’Adda cento anni dopo. A distanza di un secolo dal censimento effettuato dall’Università di Zurigo sull’idioma vernacolare, in questo periodo due  ricercatrici dello stesso ateneo, di cui una da remoto, hanno interrogato Cesare Sottocorno, insegnante in pensione e storico  rivoltano, per conoscere se certi termini sono cambiati.  “Un secolo fa, tra il 1919 e il 1928, per realizzare l’Atlante linguistico-etnografico dell’Italia e della Svizzera meridionale, sono state raccolte informazioni relative a 407 dialetti, compresi quelli di Rivolta d’Adda e di Crema – spiega Sottocorno –. Sono nate così 1.705 mappe che rappresentano la diversità linguistica del territorio italo-svizzero e che forniscono un’ampia documentazione circa la denominazione di oggetti, luoghi, mestieri, forme verbali, flora e fauna”.

Quei dati, all’interno del progetto dell’Università di Zurigo AIS, the digital turn (la svolta digitale) coordinato dal prof. Michele Loporcaro  e finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero (finanziamento periodo 2021-2025) sono  stati ripresi da un’équipe di studiosi per essere confrontati con i dialetti odierni in 50 punti AIS (42 in Lombardia e 8 in Piemonte). Oltre alla raccolta di nuovo materiale linguistico, l’altro scopo del progetto è la digitalizzazione delle mappe AIS e la possibilità di potervi accedere liberamente online.  Sottocorno rammenta che “l’informatore rivoltano del 1920 aveva 64 anni al tempo dell’inchiesta ed era proprietario di una drogheria. Il padre era un farmacista di Stradella trasferitosi a Rivolta ed era sposato con una donna di Vailate”.

La nuova raccolta dati è avvenuta tra 29 e il 30 settembre scorsi mediante la somministrazione di un questionario di circa 1.700 entrate (modi di dire).

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